censure anime – Anni ’80 – 1° parte

Anni ’80 – 1° parte

Articolo a cura di Kojiro

Piccola premessa

Vorrei iniziare con questo una serie d’articoli sulla storia delle censure degli Anime. Mi scuso tra l’altro con chi, sicuramente più giovane del sottoscritto, si troverà discorsi su serie un po’ vecchiotte (e magari sconosciute) ma vi assicuro che arriveremo anche a quelli più recenti: credo sia però importante sapere come l’abitudine di sforbiciare sia partita quasi trent’anni fa, e vedere come le cose non siano molto cambiate; per cui iniziamo ad affrontare…

– Una delle scene di Lady Oscar prima trasmessa, poi tagliata –

I mitici anni ’80

Già ma allora quando sono iniziate le censure? Domanda legittima ma cui evidentemente è difficile dare una risposta precisa…
Diciamo tuttavia che i primi segnali che c’era “qualcosa di strano”, prima ancora di vedere il passaggio televisivo di “E’ quasi magia Johnny” (l’anime forse più censurato della storia… ma su cui ritorneremo presto a parlarne!), fu nel vedere cartoni, già passati diverse volte negli anni precedenti in maniera praticamente integrale, e trovarli con qualche scena “mancante”
Qualche nome?
Lady Oscar” e “Georgie” per esempio: nel primo passaggio fece scalpore la scena di sesso (la prima in assoluto vista in un qualsiasi cartone in Italia) tra Oscar e Andrè nel bosco, così come fece lo stesso effetto vedere Abel (o era Arthur? Sorry, sono più ferrato su Candy Candy) scaldare con il proprio corpo una semi-assiderata Georgie, ovviamente nuda! (vestiti bagnati…).
Insomma cosa era successo tra un passaggio e l’altro, a distanza di pochi anni poi? Per rispondere a questa domanda vi devo parlare di una donna che per molti anni ha rappresentato lo spauracchio di qualsiasi appassionato d’animazione giapponese… Alessandra Valeri Manera (AVM da ora in poi… )

Arriva la strega!

Eh sì tale infatti era chiamata dagli appassionati di animazione giapponese, in modo ironico, la signora Manera (non l’ho inventato io, veniva davvero denominata così) , responsabile per oltre dieci anni della programmazione infantile sulle reti Mediaset.
Per capire quali fossero le ragioni di certe “scelte” (=censure, adattamenti, nomi cambiati etc.) farò riferimento ad un’interessantissima intervista alla suddetta signora, apparsa quasi venti anni fa su Mangazine, una delle prime riviste di settore d’animazione giapponese pubblicate in Italia dalla defunta Granata Press.
Benché vecchia di un ventennio, alcuni dei passaggi di cui vi parlerò sono comunque interessanti, perché pongono le basi di quello che sarebbe successo fino ai giorni nostri per i cartoni giapponesi in Italia.
Sfatiamo subito un paio di miti: almeno all’inizio ad AVM e ai responsabili delle reti private dobbiamo ringraziamenti e non critiche!
Sono tantissimi gli anime storici (e non solo…) arrivati grazie a loro e in edizioni spesso eccezionali (adattamento e doppiaggio di “Lady Oscar” sono ancora il meglio in circolazione secondo me) e soprattutto non si pensi di avere a che fare con sprovveduti ed ignoranti sull’argomento cartoni giapponesi perché si farebbe un grave errore (che è quello che si fa ancora oggi secondo me…). Mentre nell’articolo su Sailor Moon e Magic Khight Rayearth avevo anticipato che le psicologhe d’Anime non capivano NIENTE, qui il discorso cambia decisamente…

Una strega informata…

Prima di parlare di quello che si disse nell’intervista faccio una premessa d’obbligo: la suddetta intervista fu aspramente criticata nei mesi successivi dai lettori di Mangazine per essere stata fin troppo accondiscendente.
Poichè sono abbastanza d’accordo su quest’ultima tesi, non riporterò tutte le dichiarazioni di AVM in quanto dovrei copiarle (e commentarle) per intero (e poi Mari mi picchierebbe con un martellone da 100t per eccessiva lunghezza!)
Comunque la cara (?) AVM, ad esempio, sapeva benissimo che in Giappone esistono cartoni per varie fasce di età (ricordo che questo è un caposaldo di chi pensa che in quella maledetta “sala dei bottoni” non sappiano queste cose…) visto che, per sua ammissione, si recava a Tokyo varie volte l’anno; ma nell’intervista ribadiva più di una volta che lei era “costretta” a renderli fruibili ad un fascia tra “i 6 e i 14 anni”. Questa ipocrisia nascosta (dato che conosci il cartone che vorresti comprare dovresti anche sapere se può passare sulle reti italiane no? n.d. Kojiro) è però poco se confrontato ad una intolleranza di fondo sulle culture “non come la nostra”! Volete qualche esempio?

… ma un po’ intollerante…

1) AVM “Ad esempio se sostituiamo un fotogramma (= i famigerati fermo-immagine nd Kojiro) fisso la scena in cui un personaggio legge una lettera scritta in giapponese, lo facciamo perché sarebbe insensato per la maggior parte del nostro pubblico trovarsi sul teleschermo un nugolo di ideogrammi indecifrabili

2) AVM “Ci sono anche rari casi di interi episodi eliminati, ma sono comunque casi estremi e ben motivati (una censura integrale non è mai ben motivata! n.d. Kojiro), per esempio quando tutto l’episodio raffigura scene e situazioni legate a riti religiosi oppure incentrati su usi e costumi incomprensibili per i bambini italiani, che creerebbero (reggetevi forte!!! n.d. Kojiro) in essi unicamente ansia e confusione

3) AVM “Riguardo alla questione dei nomi cambiati poi è un problema di qualsiasi prodotto in cui vi siano nomi difficili da pronunciare o da capire per i bambini: per esempio Yu, la protagonista di Creamy, ha un nome semplice e l’abbiamo mantenuto inalterato

Sulla storia degli ideogrammi vi farò un esempio pratico nei prossimi articoli quando vi parlerò di “F – Motori in pista“, mentre invece sulla questione dei nomi mi concedo solamente una piccola osservazione: verissimo il discorso de “L’incantevole Creamy” ma vi ricordo che quasi in contemporanea con Creamy fu trasmesso “Mila e Shiro” (per altro uno dei cartoni in cui rimasero nomi in pratica esclusivamente giapponesi…) nome originale “Attacker You”, nella quale la protagonista Yu (o You, ma che si pronuncia sempre proprio come la Yu Morisawa di Creamy) fu ovviamente chiamata… Mila! ci capite qualcosa voi? Io no!

– Mila e Shiro (Attacker Yuo) –

… e forse un po’ bugiarda…

Come detto, quindi, le prime censure furono fatte in pratica per nascondere ai bambini di quegli anni l’esistenza di quella strana isola di nome Giappone, delle sue malsane abitudini e dei suoi diabolici riti religiosi….
Cosa che rende quindi tali censure forse addirittura più odiose di quelle attuali (ma nel 2004 siamo sempre al punto in cui in un episodio di “Detective Conan” la Torre di Tokyo diventa la “Torre della mia città” per cui…).
Tuttavia la domanda più importante ad AVM fu forse questa:

INTERVISTATORE: Che peso ha lo sponsor della scelta dei titoli che vengono programmati nelle reti Fininvest?
AVM: Assolutamente nessuno!

Tornando alla domanda iniziale infatti (perché Lady Oscar, Georgie, Lupin 3 prima integrali poi censurati?) la risposta probabilmente si cela dietro la parola “sponsor“! Cosa era successo infatti in quegli anni di differenza?
La presenza massiccia di pubblicità che aumentava sempre più… quindi responsabili pubblicitari che probabilmente volevano evitare problemi con i genitori che lasciavano i propri figli soli davanti alla TV ad assorbire il maggior numero di spot… intervallati “fastidiosamente” dai cartoni giapponesi!
Purtroppo al “dio denaro” si deve buona parte dei problemi che gli Anime hanno avuto in Italia, e se pensate che non sia stata colpa anche d’autori e case produttrici giapponesi ahimè purtroppo vi sbagliate… ma ve ne parlerò la prossima volta!

Cia-ciao!
Il vostro Uncensored
Kojiro

Anni ’80 – 2° parte

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