censure anime – Anni ’90: il caso Ken – prima parte

Anni ’90 – il caso Ken – prima parte

Articolo a cura di Kojiro

Come sicuramente vi ricorderete, l’ultimo articolo era finito con una “vaghissima” citazione di una sigla di un cartone animato… ovvero “Ken il Guerriero“!

“Cartone animato” o “Un giorno in procura”?

Piccola premessa… “il caso Ken” è sicuramente il più delicato che tratteremo: non si tratta di “semplici” censure (che, anzi, in effetti non ci furono… in effetti Ken è uno dei pochissimi anime di quel periodo assolutamente integri!), ma di un discorso molto più complicato che coinvolse fatti reali molto seri e addirittura tragici. Ma andiamo per ordine.
Innanzitutto, come scritto nel titolo, ho deciso di parlare del povero Kenshiro come se fosse un vero e proprio processo che durerà due “puntate”… quindi su questo articolo e sul prossimo.
Su questo daremo spazio al racconto dei “fatti” e daremo voce all’accusa mentre la difesa e il verdetto arriveranno il mese prossimo…
Allora siete pronti? ssshhhhh! entra il Giudice (che siete voi lettori…), tutti in piedi!

– Ken il guerriero (Hokuto No Ken) –

Imputato Ken si alzi!

Allora, per gli abitanti di un altro pianeta (magari simili agli alieni dei Simpson, quelli verdi e bavosi!) una piccola descrizione dell’accusato:
Il Sig. Kenshiro (di cui si ignora il cognome) è l’ultimo discendente di una antichissima scuola di arti marziali, la Sacra Scuola di Hokuto (“Hokuto Shinken”). In un universo post-atomico il nostro imputato si muove per lande desolate raddrizzando a modo suo le ingiustizie… facendo letteralmente esplodere i propri cattivi avversari! Tramite opportune pressioni dei punti di pressione (o “tsubo”).
Le storie di Ken sono abbastanza semplici… dei deboli (contadini, bambini etc…) da salvare dai soprusi di bande di assassini, spesso capitanati da rappresentanti di altre scuole di arti marziali (Nanto, Cento) con i quali Ken si deve confrontare nelle battaglie finali.
Diciamo inoltre che Ken non è MAI passato sulle principali reti televisive italiane (Rai, Mediaset… con la sola esclusione forse di Italia7 dove Ken ha avuto il suo ultimo passaggio in chiaro, per poi finire sul satellitare), ma che ha costruito il suo successo esclusivamente sul “passaparola” tra gli appassionati, che lo scoprivano sulle reti private e se ne appassionavano; nonostante un’edizione italiana forzatamente al limite del ridicolo (credo che in totale ci fossero massimo 6 o 7 doppiatori che davano a rotazione le voci delle decine di personaggi…).

Imputato indifendibile?

Allora sgombriamo il campo da dubbi… la serie di Ken il Guerriero (“Hokuto no Ken”) è di sicuro una delle serie più violente mai create in Giappone, (se escludiamo quelle di “nuova generazione”), l’unica che si potrebbe forse avvicinarsi è l’Uomo Tigre (“Tiger Mask”) che ritengo addirittura “peggiore”, perchè leggermente più realistica di un tizio che ti fa esplodere la testa mettendoti un dito nel cervello.
Insomma, se l’Accusa del processo si fosse “limitata” a criticare l’eccessiva violenza del cartone, avrei alzato subito le mani in segno di resa!
A conferma della cosa, arriva in aiuto la dichiarazione di uno dei massimi vertici della Toei Animation (la casa produttrice di “Hokuto no Ken”) che, intervistato molti anni fa da un inviato della rivista “Mangazine”, alla notizia che Ken in Italia era trasmesso addirittura in “Prime Time” (fascia serale con maggiori ascolti), commentò con un equivocabile risata dicendo “Ma come? Nessuno si lamenta?”
Il problema di Ken è che le accuse non si limitarono solo a questo…

Oltre la finzione…

Autunno 1996: a Tortona, in provincia di Alessandria, un gruppo di otto ragazzi sale su un cavalcavia della locale strada e inizia a bersagliare di sassi tutte le auto che hanno la sventura di passarvi sotto. In uno di questi lanci, il sasso sfonda il parabrezza è centra in pieno una giovane passeggera dell’auto, uccidendola quasi all’istante… è la prima volta che succede qualcosa di simile in Italia.
Alle forze dell’ordine basta poco per rintracciare gli autori di questa follia, e a ancora più folle è la loro “motivazione” secondo la quale era solo un gioco per “ingannare la noia”.
Ok l’antefatto è questo… e la storia potrebbe anche finire adesso, ma noi stavamo parlando di Kenshiro giusto? E allora arriviamo all’ultimo capitolo di questa prima parte… il peggiore!

Imputato Ken noi la accusiamo di…

Dopo i fatti di Tortona ovviamente riesplodono le solite discussioni di giornalisti, psicologi e pedagoghi sul perchè del “disagio giovanile” (termine stra-abusato che personalmente detesto…), ma questa volta nelle stanze dei ragazzi coinvolti, dopo le perquisizioni dei Carabinieri e le visite dei giornalisti, escono altre probabili cause!
Capita infatti che tra un giubbotto nero tipo bomber, un poster di X-Files (saranno accusati anche gli agenti Mulder e Scully a tal proposito… troppo “dark” le loro storie..), e un CD di musica Heavy Metal (ancora non c’erano Marylin Manson nè Eminem da accusare…) quando qualcuno notò dei fumetti… dei manga… Ken il Guerriero!
Premettendo che oltre a Ken furono trovati anche quelli di Dylan Dog (ma essendo della Bonelli, quini italiani, sono subito dichiarati innocenti con formula piena); apriti cielo!
Un giornalista di “La Repubblica”, tale Fabrizio Ravelli, il 22 Gennaio 1997, scrive infatti nella sua vibrante arringa: “Gare di Karate ispirate ad un fumetto giapponese… e Paolo B. (il “capo” della banda n.d. Kojiro) vinceva sempre! Giocavamo sempre a Ken il Guerriero in piazza – dice Paolo…
Qualche tempo dopo, questa volta sul “Venerdì di Repubblica” (ci risiamo) Federica Lamberti Zanardi scrive: “Dopo anni di produzioni giapponesi violente e terrorizzanti, che hanno causato addirittura tragedie, finalmente le nuove serie TV per ragazzi sono popolati da personaggi buffi e divertenti…
Da tutte queste accuse non si esimeranno neanche le televisioni… ma di questo parleremo il prossimo articolo, quando daremo voce e spazio alla Difesa di Ken il Guerriero.
Leggete il Bazar per sapere la fine del processo mi raccomando!

Anni ’90 – Il caso Ken – seconda parte

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