censure anime – Bulli e Diabolik!

Bulli e Diabolik!

Articolo a cura di Wizard 09.

Personalmente da circa qualche anno a questa parte ho rinunciato a seguire i programmi televisivi italiani, che negli ultimi dieci anni hanno cominciato un lento e inesorabile cammino in discesa. Tuttavia alcuni di essi, come quelli del pomeriggio di Raidue, possono rivelarsi un buono spunto per tirare fuori qualche interessante discussione.
Un pomeriggio mi capitò di trovare una discussione sul bullismo, di come ce ne sono tante nelle “arene” televisive, dove una nota attrice italiana dava la colpa a telefilm quali RIS o Carabinieri degli episodi di violenza dei giovani. Poco tempo dopo vidi uno speciale su Diabolik dove spiegavano l’impegno del “Re del Terrore” in campagne sociali contro la droga e l’abbandono di animali. Certo io stesso seguo con interesse Diabolik e posso dire con certezza che lui ed Eva detestano gli spacciatori e i narco trafficanti, tanto da distruggere sempre le partite di droga che ogni tanto si trovano nei loro bottini. Ma dire che Diabolik, uno che finisce sempre per uccidere qualcuno con un pugnale ben assestato o con ago al cianuro, sia un condottiero di cause sociali mi sembra veramente troppo! Diabolik è violento e spietato, e inoltre su ogni albo vedere per credere non vi è indicato alcun limite di età, ma tutti sappiamo che non è un fumetto per bambini, eppure vengono censurati cartoni animati giapponesi dove ci sono scene con dei semplici schiaffi.
Tuttavia questo articolo non è contro Diabolik, ma vorrei affrontare il tema della violenza e del bullismo che sembra tanto affliggere la società moderna, la cui causa sono (figuriamoci) i programmi violenti fra cui, manco a dirlo, troviamo gli anime.

Cominciamo col dire che il bullismo non è un fenomeno degli ultimi anni o una moda del nuovo millennio, ma è una piaga che è sempre esistita. Le uniche differenze è che magari 20 anni fa i mezzi di comunicazione erano piú limitati (se ne sentiva parlare molto di meno) e da parte della scuola e della famiglia c’era piú una presa di coscienza in tal senso, cose che purtroppo oggi non ci sono piú. In pratica è la società e i contesti che ruotano attorno i bambini che sempre piú degli adolescenti; sfociano in comportamenti antisociali.
La famiglia è il primo contesto sociale dove il bambini impara le regole sociali e a rapportarsi con gli altri. Inutile dire che un ambiente armonico favorisce un corretto sviluppo del bambino. Attenzione, un figlio di divorziati, vedovi o altri, non vuol dire che abbia un ambiente disarmonico e crescere come un delinquente! Dei buoni genitori possono ricreare un ambiente favorevole alla crescita del bambino anche in situazioni del genere. I comportamenti che danneggiano un bambino possono essere una disattenzione o un disinteresse nei suoi confronti, lasciandolo davanti alla TV o soddisfare tutti i loro capricci per tenerli buoni e soprattutto l’incapacità di dare dei NO. I genitori che si screditano o si contraddicono a vicenda creando cosí lo stereotipo classico del genitore buono e quello cattivo. Essere incapaci di ammettere gli errori del figlio e giustificarlo continuamente e potrei andare avanti per un bel pezzo ancora con l’elenco.
Oltre a impedirgli di crescere e maturare, questi comportamenti negativi non fanno che delegittimare le altre figure sociali facendogli credere che puó fare tutto e come vuole perché tanto mammina e papino saranno sempre pronti a difenderlo. I genitori sono la base di un corretto sviluppo della personalità e della affettività del bambino. I comportamenti negativi sopra citati possono creare forte destabilizzazione, ansia e frustrazione che molto spesso poi sfociano in veri e propri comportamenti aggressivi nel bambino! Spesso e volentieri i comportamenti antisociali non sono altro che delle richieste inconsce di aiuto, di malessere interiore del ragazzo.
La scuola purtroppo ha subito l’influenza di questi comportamenti negativi. Il professore non poú permettersi di dare insufficienze, bocciare, sgridare e punire gli alunni indisciplinati. Ok non dico di ritornare alle bacchettate sulle mani e le umiliazioni davanti alla classe, ma le sane note sul diario, le sospensioni e i classici compiti supplementari non esistono piú. Purtroppo il professore, come il prete, l’anziano hanno perso rispetto. Oggi i ragazzi possono permettersi di fare quello che vogliono a volte spalleggiati anche dai genitori, quante volte ho sentito giustificazioni del tipo: “ se mio figlio ha preso una insufficienza è colpa del professore che non capisce un tubo” oppure se il ragazzo viene convocato in presidenza per aver insultato il professore ci si sente rispondere : “ ma sono ragazzi”.
Purtroppo anche la polizia si sente spesso delegittimata infatti mi è capitato di sentire di ragazzi che hanno compiuto dei reati e sono stati arrestati oppure sono stati riportati a casa dai genitori che hanno cominciato ad aggredire verbalmente i poliziotti con frasi allucinanti del tipo: “Preoccupatevi dei veri criminali, queste sono ragazzate!”.
Sinceramente questi esempi di alta pedagogia meriterebbero un applauso…
Altro importante fattore è sicuramente la società moderna e i modelli che propone. Oggi l’apparire e l’avere piú degli altri, essere piú belli , piú dotati, piú bravi, ha portato ad una specie di competizione continua i ragazzi di oggi che vedono il loro valore misurato in base a numeri. Chi ha di meno vale di meno e viene automaticamente emarginato, deriso e a volte sopraffatto dai piú “forti”. Il libro “Ho 12 anni, faccio la cubista e mi chiamano principessa”, illustra fin troppo bene questo aspetto che in ragazzi sempre piú giovani sviluppano una adultità monca, vogliono comportarsi da adulti, guadagnando in modo illecito (ragazzine di 12 anni che si prostituiscono per avere il cellulare o ragazzini che derubano e spacciano droga per comprarsi la maglietta firmata), credendo di avere un lavoro e essere cosí indipendenti dai genitori che non possono dargli ció che desiderano o per un senso di rivalsa verso di essi.
Altro aspetto come concausa è sicuramente la televisione spazzatura, dove vengono proposti dei modelli sociali vincenti negativi. Il grande fratello dove qualsiasi idiota, ignorante e bifolco puó diventare famoso e guadagnare molti soldi non facendo assolutamente nulla per 3 mesi chiuso in una casa e vengono celebrati come eroi. O Fabrizio Corona che pur essendo uno che si permette di commettere ogni genere di nefandezza e infrazione è stato spesso ospite e accolto con il tappeto rosso in ogni trasmissione. Una volta in Tv si guadagnava con il proprio cervello e le proprie conoscenze, oggi si guadagna facendo il caso sociale. E i Telegiornali non sono da meno, mostrando in tv scene truculente (come i figli di Saddam Hussein trucidati o lo stesso Saddam morto, cianotico con il collo spezzato). Questo non destabilizza i bambini?! Decisamente lo trovo davvero un bel controsenso! Le notizie poi per fare audience vengono gonfiate a dismisura oppure vengono trasmesse senza il minimo riguardo e rispetto verso la sensibilità altrui e questo vuol dire anche mostrare una signora anziana che viene scippata e finisce quasi sotto una macchina.
Strano che il Moige non abbia fatto una crociata in merito, l’avrei sicuramente appoggiata.
Ma giustamente non mi sento di attaccare la Tv come anche Internet, Youtube, Facebook e compagnia briscola, in quanto sono i genitori che devono vigilare su di essi e non lamentarsi perché ci sono; il telecomando esiste da 30 anni ormai nelle case italiane. Tuttavia gli esempi dati dalla Tv sono delle concause, ovvero se il ragazzo si rispecchia nei personaggi televisivi nella stragrande maggioranza dei casi, vuol dire che non ha avuto dei modelli adeguati con cui rapportarsi e crescere in maniera armonica e adeguata.

Riguardo ai videogiochi e cartoni animati giapponesi violenti volevo fare una precisazione in merito. Nel cartone animato giapponese la violenza e la forza non sono mai esaltate come un principio di prevaricazione sugli altri e non sono neanche il mezzo con cui vengono risolte delle contese. Anzi in cartoni animati come Ken il guerriero (uno dei piú violenti mai trasmessi in Italia) la forza serve prima di tutto a dominare se stessi che gli altri. Ken infatti non attacca mai e uccide nemici se non sono loro ad attaccarlo per primo o stanno torturando e uccidendo degli innocenti e valuta sempre con freddezza e con calma le situazioni. Infatti il guerriero di Hokuto cerca di leggere negli animi di chi affronta e capire le sue intenzioni e si comporta in quel determinato modo, non uccide mai per il gusto di farlo ma per proteggere i piú deboli. Inoltre è affermato che spesso e volentieri i nemici sono piú forti del protagonista che riesce a vincere facendo a capo ai propri sentimenti che generano la sua vera forza (quali amore, amicizia, impegno, volontà). Non è solo la forza che conta ma una mente lucida e un cuore puro con sentimenti positivi. Direi dei principi di tutto rispetto e di sicuro piú educativi del tentativo di togliere la violenza da un cartone animato non mostrandone le conseguenze fra cui la morte. Negare la morte e le conseguenze della violenza è decisamente piú diseducativo che mostrarle e se poi sono troppo forti esiste sempre il telecomando, senza contare che Ken come Uomo tigre o I cavalieri dello Zodiaco sono cartoni per un pubblico maturo. Posso tranquillamente affermare che il livello di violenza di una serie americana trasmessa in tv come Hunter o Miami Vice sono decisamente piú violenti di un cartone animato giapponese. Ma cosa pretendo, in fondo mi censurano anche Detective Conan dove i contenuti sono ne piú ne meno quelli che Jessica Fletcher ci ha fatto vedere in 20 anni di programmazione.
I videogiochi invece godono di maggiore controllo, poiché su ogni confezione viene riportato in modo abbastanza evidente l’età adatta e i tipi di contenuto, non ci sono quindi scuse ma vorrei riportare un esempio personale accaduto qualche anno fa. Ero nel mio negozio di videogiochi di fiducia dove una madre stava per comprare al bambino di 8/10 anni GTA 3 vice city (VM18) noto anche per i suoi contenuti (ha tutti i contrassegni della PEGI) soprattutto al commesso che con grande professionalità ha spiegato alla donna cosa stava comprando per il figlio. La donna rossa di vergogna se l’è presa con il figlio scusandosi poi con il commesso dicendogli che il gioco l’aveva visto il bambino a casa di un amichetto e lei era a bersi il caffè con la mamma di quest’ultimo…

Fare il genitore è sicuramente un mestiere difficile e capisco che a volte si faccia fatica a seguire i figli fra le mille cose di ogni giorno. Ma i figli sono responsabilità dei genitori e bisogna sforzarsi di essere il piú possibile presenti nelle loro vite nella giusta misura. E non serve a nulla nascondere dietro a un dito le nostre negligenze incolpando un cartone animato o un videogioco di un vostro errore credendo così di aver salvato vostro figlio da chissà quale pericolo e scaricarsi così la coscienza.

Un Commento

  1. Carlo_Manigoldo
    Commento di Carlo_Manigoldo :

    Concordo con la linea di pensiero, ma devo fare una precisazione: il cartone dei CdZ nacque per vendere giocattoli ad un pubblico pre-adolescente (lo ha detto il produttore http://www.icavalieridellozodiaco.net/informazioni/articoli/retroscena.htm)

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