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DEJAVU
Note: R
Autrice: Sori-chan
ATTENZIONE: questa storia tratta argomenti riservati ad un pubblico maturo.

-SORATA!!!!!-
-Oops, chissà perché ho come il presentimento di essere nei guai, mhh, qui si sta facendo un pochino troppo affollato per i miei gusti…..-così dicendo, cominciò a correre.
-SORATA VIENI QUI!!!!-
-Ehm…ora non posso, mi sono ricordato che devo…scappare, ecco si, proprio scappare!!!!-aprendo la porta, si lanciò fuori, balzando felinamente sul tetto.
-Uff, finalmente qua potrò stare un po’ tranquillo-
-SE TI PRENDO…-sentì dire dall’alto del tetto.Scoppiò a ridere, attirando l’attenzione dell’altro monaco.
-VIENI SUBITO GIU’!!!-gli urlò alzando lo sguardo.
-NON CI PENSO NEANCHE! SE TI SEI OFFESO PER QUELLO SCHERZETTO TI ASSICURO CHE….-
-NON HAI CAPITO-urlò l’altro di rimando- IL SAGGIO OSHIMI TI VUOLE!!!-
-Eh?- a quelle parole saltò giù dal cornicione e sorridendo innocentemente all’altro,si diresse verso il luogo indicato.
-Nonno mi volevi?-disse il bambino non appena fu entrato nella stanza
-Si Sorata, vieni, siediti- L’anziano veggente si voltò. La sua bonaria severità rassicurò Sorata. Chissà quanti anni aveva? Da quanto si ricordava, era sempre stato così, un vecchio dal volto rugoso, con barba e baffi ormai canuti dal tempo, dotato di una preveggenza straordinaria. Non sbagliava mai.
Obbedendo,Sorata si sedette e aspettò.
-Ormai l’Apocalisse è alle porte-cominciò-come ben sai, tu sei una delle Sette Stelle del Cielo, chiamata a difendere colui che sarà in possesso della Spada Divina, Kamui, un ragazzo e a morire per una donna. Quando sentirai la chiamata non esitare; lascia Koya, e ragguingi Tokyo. Là ti unirai agli altri. Il bambino annuì. Sorridendo, il veggente gli scompigliò affettuosamente i capelli.
-E’ tardi, vai a letto ora.-
-Si- si alzò. Quando fu sulla porta, come ricordatosi di qualcosa si voltò-grazie di tutto nonno-sorrise
Uscito, l’anziano mormorò tra sé:- Sorata…perdonami per il male che ti ho fatto….-

-Allora è meglio che io viva? E’ così importante?- disse Arashi, rivolta all’anziana donna seduta accanto a lei.
-Mi sentirei molto sola se ti perdessi piccola mia-la bambina l’abbracciò più forte.
-Tu sei la sacerdotessa segreta di questo tempio,Ise- Arashi la guardò, stupita.
-Si, entro di te è custodito il sacro talismano di Ise.Concentrati, prova a farlo apparire-
Annuendo, la bambina, come se sapesse esattamente che cosa fare, portò avanti la mano destra, si concentrò:una luce azzurrina avvolse la sua mano che sussultando liberò una spada. Kaede la guardò, sorridendo lievemente.
-Ma…- la bambina guardava ora lei, ora la spada con paura e stupore.
-Non preoccuparti -la rassicurò, intuendo i suoi timori-col tempo imparerai a padroneggiare i tuoi poteri- La spada rientrò nella sua mano.
-Hai innato questo tuo straordinario potere perché sei un Drago del Cielo. Una delle stelle, protettrici della Terra. Io sono solo una semplice sacerdotessa, ma sono felice di poter ospitare all’interno di questo tempio un potere tanto grande. Il Giorno Promesso, incontrerai i tuoi compagni a Tokyo e là rimarrai, finché la battaglia non si sarà conclusa.Tua madre comunque dovessero andare le cose, sarà sempre orgogliosa di te, non dimenticarlo.-
-Mamma…-abbassò il capo.
-Su, a dormire ora. Per oggi basta emozioni.-l’accompagnò nella sua stanza. -Dormi bene-
Poco dopo il tempio era avvolto dalle tenebre.
Arashi cadde in un sonno profondo.

Sorata si stava rigirando da molto tempo nel letto. Era tardi, lo sapeva, ma il sonno non voleva venire.Le ultime parole del nonno continuavano a ritornargli nella mente; quando sarebbe stata la chiamata? Quando avrebbe incontrato Kamui? E la donna per cui sarebbe dovuto morire? Quest’ultimo pensiero lo tormentava: che aspetto avrebbe avuto? Decise che il giorno seguente avrebbe provato a cercarla. Certamente avrebbe sentito qualcosa, che diamine! Se no, come avrebbe fatto a riconoscerla?!
Rassicurato da questo pensiero, si addormentò.

Sorata si aggirava confuso in quello che sembrava essere un giardino. Candide piume fluttuavano, sospinte da una leggera brezza. Che posto era? Non si vedevano né alberi, né fiori, niente che indicasse vita, solo una continua striscia di verde coperta qua e là da un tappeto di piume che si andavano alzando al suo passaggio, in un curioso gioco di immagini . D’un tratto sentì il suono di un pianto infantile, molto fievole. Si avvicinò lentamente a quella che credeva esserne l’origine: si trovò davanti una bimba, pressappoco della sua età, raggomitolata su se stessa, i lucenti capelli corvini che coprivano parte del volto.
Le si avvicinò :-perché piangi? –
La bambina alzò lo sguardo su di lui; i suoi grandi occhi neri erano spalancati all’inverosimile, mostrando tutto il suo smarrimento e la sua paura. Le guance erano rigate di lacrime: a Sorata sembrarono rugiada posata su un fiore nel momento del suo massimo splendore. Era una creatura davvero meravigliosa; si chiese se fosse lei.
-Perché piangi?- le domandò di nuovo.
-Vai via-disse singhiozzando-non voglio il tuo aiuto-
Sorata rimase sorpreso. Tuttavia si sedette vicino a lei, posandole le mani sulle sue spalle, per tentare di rassicurala. A quel tocco, la bambina sussultò e si girò a guardarlo; aveva smesso di piangere, nonostante i suoi occhi fossero ancora incorniciati da un ultimo barlume di lacrime.
-Va meglio ora?-disse dolcemente.La bambina sentì che poteva fidarsi di quel bambino vestito di una tonaca troppo grande per lui. Doveva essere un monaco di qualche tempio vicino.
-Chi sei?-gli chiese in tono incerto.I corti capelli neri tagliati a spazzola gli davano un’aria divertente. Sorrise leggermente a suo malgrado.
-Mi chiamo Sorata. Sono un monaco del tempio di Koya-allora aveva indovinato!- alle prime armi però!-precisò subito lui- ho otto anni-. Sorrise.
Sentendo il dovere di rispondere la bambina disse:- io sono Arashi, vengo dal tempio di Ise-
-Ah, ma allora siamo colleghi!- rise. A quella risata, Arashi lo guardò; poi si lasciò sfuggire una risatina.
-Umpf!-si coprì la bocca con la mano e si ricompose- se non sono impiccione, perché piangevi prima?-
A quelle parole, il suo viso si rabbuiò:-mi manca la mia mamma- disse in un sussurro
-Oh! Mi dispiace, non volevo…-
Sorrise tristemente :-non preoccuparti-
-Sai io non ricordo il volto della mia mamma. Avevo tre anni quando sono stato portato via da lei. L’unico ricordo che ho sono le sue lacrime. E’ per questo che non voglio veder piangere una donna, grande o piccola che sia. Non piangere più, ora ci sono io qui vicino a te.-
-Sorata…-
-Shh, lasciami continuare; ho l’impressione che non sia un caso che io ti abbia incontrata. Credo che le nostre vite siano in qualche modo indissolubilmente legate l’una con l’altra. Sai cos’è il Giorno Promesso?-
Arashi non rispose subito. …e ci sarà anche chi si innamorerà di te….. Possibile? Possibile che fosse proprio lui?
-Io sono un sigillo-disse infine, guardandolo.
-Tu….anch’io…..
Un forte vento impedì ad Arashi di sentire il resto della frase. Fu bruscamente trascinata verso l’alto. Urlando di terrore, chiamò più volte il nome di Sorata. Mentre tutto si faceva confuso riuscì a scorgerlo un’ultima volta. Sorrideva calorosamente. Si risvegliò di botto. Tentando di mettere a fuoco la stanza, ancora sconvolta, sentì risuonare nella sua mente : - …ci rivedremo ancora….

Quando Sorata si risvegliò capì che il momento era arrivato. Senza far rumore,si vestì e uscì nel freddo notturno. La luce della luna illuminava l’entrata maestosa del tempio. Sulla scalinata si volse per guardarlo. Per un’ultima volta. Poi corse via.
Dalla finestra della sala principale l’anziano veggente lo vide andar via – buona fortuna Sorata…

La pioggia cadeva senza sosta sul tempio Togakure. Sotto l’entrata stava una ragazza vestita di un’uniforme scolastica , i lunghi capelli neri che le incorniciavano il volto. Sentì una presenza sopra di lei; sollevò di scatto l’ombrello e li vide :-lui…Kamui….e….- non terminò il pensiero. Conosceva l’altro ragazzo che era con lui o almeno le sembrava di conoscerlo. Dove l’aveva visto? Il suo volto le era familiare.
I due scesero dal traliccio dove erano atterrati. Il ragazzo che stava dietro a quello in uniforme la guardò. Rimase paralizzato dallo stupore: era….era….
Rimasero a fissarsi a lungo a vicenda, stupefatti dall’incredibile somiglianza dei loro rispettivi volti con…già chi ricordavano?
Il ragazzo più giovane guardava ora l’uno ora l’altra con aria interrogativa.
"Ci incontreremo ancora…..

FINE