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IL MARCHIO
Note: NC-18 - Yaoi - Dark
Autrice: Sori-chan
ATTENZIONE: questa storia tratta argomenti riservati ad un pubblico adulto. Se non lo sei, torna indietro.
- I personaggi di questa fanfiction sono tutti maggiorenni, e in ogni modo si tratta di un'opera di finzione, che non trova alcun riscontro nella realta'. -

Disclaimer:I personaggi di TB non sono miei ma di quelle cattivone delle Clamp;io mi sono solo limitata a giocarci un pò!:PP

Si era stufato. Era passato anche troppo tempo, più di quello che era stato stabilito. Prese una decisione:si, avrebbe agito quella stessa notte.
Non aveva più paura; adesso lo conosceva bene, conosceva i suoi punti deboli. Sapeva come controllarlo.Non poteva, non voleva più aspettare.
-Giusto Subaru?-mormorò. Un sorriso crudele gli increspò le labbra. Si accese una sigaretta e, aspirando lunghe boccate di fumo, contemplò la meravigliosa vista di Tokyo che si godeva dalla sua finestra. Tokyo. La splendida città che gli aveva permesso di conoscere la sua innocente,ingenua preda.

-Subaruuuu svegliaaaa!!!!!-
-Ancora cinque minuti Hokuto…-mormorò con voce assonnata il Sumeragi da sotto le coperte.-Ma sai a che ora sono tornato ieri?-
-Come no, sono le dieci meno un quarto. Se non ti sbrighi una bella lavata di capo non te la toglie nessuno. Sai che la nonna non ama aspettare.-
La nonna! Questo pensiero gli attraversò la mente come una lama, svegliandolo di colpo. Si alzò dal letto alla velocità della luce e si chiuse in bagno, borbottando frasi che andavano dal –come mai non mi hai svegliato prima?- a -farò tardi!- provocando uno scoppio di risa della sorella. Pochi minuti dopo si trovò davanti un groviglio confuso di vestiti, dotato di gambe e braccia, che parlava con la voce del fratello.
-Aiuto un alieno!- gridò- ma wonderHokutowoman non si lascia impressionare! Prendi questo!!-sghignazzando gli diede una cucchiaiata sulla testa.
-Ahia!-gemette il groviglio- Invece di prendermi a cucchiaiate, non potresti darmi una mano? Sto soffocando!- Scuotendo la testa, in poco lo fece ritornare il Subaru che era.
-Ah credevo fosse un alieno!-Così dicendo gli porse la colazione- dai sbrigati!-
A metà, si alzò di scatto e infilatosi rapidamente la giacca, con una fetta di pane per tre quarti infilata in bocca, salutò la sorella e uscì. Sentendo sbattere la porta, Hokuto disse –ma che farebbe se non ci fosse la sua sorellona?-

-Chi sa cosa vuole la nonna?-pensò Subaru,mentre a passo svelto si dirigeva verso il luogo d’incontro stabilito- dal tono della sua voce sembrava
qualcosa di serio…-
Facendosi largo tra la folla, la scorse: la sua figura rigidamente eretta sullo schienale della panchina, con quella compostezza che non l’aveva mai abbandonata.
-Scusami per il ritardo nonna- si inchinò, profondamente dispiaciuto.
Lo guardò:sembrava impossibile che un ragazzino dall’aspetto così esile, quasi delicato, fosse così potente, più potente di lei stessa, dodicesimo capo dei Sumeragi. Se solo quel giorno non lo avesse lasciato solo….ora non…..
-Di cosa volevi parlarmi?- la voce del nipote la riportò alla realtà.
-Ho avuto nuove visioni- con tono serio –sul tuo futuro- Subaru spalancò gli occhi- ricordi l’ultima predizione?-
-I ciliegi….-rispose, il tono della voce fermo, ma che tradiva una leggera inquietudine.
-Questa volta la visione è stata più nitida:un albero di ciliegio in completa, imponente fioritura, inusuale, troppo inusuale per il mese invernale. Si, i Sakurazukamori. E tu, Subaru, avvolto da una nuvola di petali. I tuoi occhi:spalancati, invocanti una disperata richiesta d’aiuto. Chiuse gli occhi, come in preda ad un dolore sordo. Poi riprese:-sono
preoccupata. Stai attento, la minaccia è più reale di quanto tu pensi. Forse
dovrei…- Una mano sulle sue le fece alzare lo sguardo..
-Stai tranquilla nonna, sarò prudente.- sorrise leggermente
Alzandosi, l’anziana Sumeragi gli diede un buffetto su una guancia.
-Mi raccomando pensa a te e veglia Hokuto- Annuì.
Mentre se ne andava,la seguì con lo sguardo.
Cara, premurosa nonna…..
Dall’alto del palazzo di fronte Seishiro lo stava osservando.-E così la vecchia sa di me…Non preoccuparti, riserverò un trattamento di favore al tuo protetto….
Così dicendo, scomparve.

-Ehi cosa ci fai qui tutto solo soletto?-una voce alle sue spalle lo fece trasalire.
-Seishiro!!!- L’uomo sorrise. –Allora lavoro o cosa?-
-Un colloquio con mia nonna-
-Ah capisco, cose di famiglia… Senti, visto che non ho più impegni, ti va di venire con me a fare spese? Così ci godremo questa bella giornata. Dopo Ikebuikuro, non siamo più riusciti a vederci.-
//Stai attento Subaru…i ciliegi…//
l’ammonimento tornò di botto nella mente del ragazzo, facendolo fermare.
-Beh che c’è? Hai da fare per caso?-
-No, è tutto a posto, andiamo- sorrise rassicurante.-
-Perché proprio adesso? Che strano…-pensò mentre continuava a camminare.
Il pomeriggio passò più in fretta del previsto:era quasi buio quando uscirono dal centro commerciale, carichi di pacchetti e pacchettini.
-Sei-chan…scusa se te lo chiedo….ma….non avevi detto che ti serviva una cosa o due?-mormorò il più giovane da dietro una pila di scatole; si sarebbe ammazzato se avesse continuato a brancolare alla cieca, guidato soltanto dalla voce del più adulto.
-Mha, sai com’è quando ci prendi la mano, non riesci più a smettere. E poi è solo qualcosina…-
-Qualcosina la chiama lui…-pensò l’altro. Purtroppo quel pensiero gli fu fatale:inciampò e cadde rovinosamente a terra.
-Ah, che botta!- disse massaggiandosi la testa.
-Subaru tutto a posto?- Seishiro corse da lui, preoccupato.
-Si…almeno credo…ehi che fai?!-
-Nulla ti, porto a casa mia.- disse prendendolo in braccio.
-Ma i pacchetti…-
-Non ti preoccupare; se lo sa Hokuto mi spella vivo. E io preferisco restare integro. Da morto non ti servirei a niente vero? Un mio sostituto? Non se ne parla nemmeno!!!-
-Seshiro!!-esclamò imbarazzato
Lo spettacolo era alquanto buffo:un uomo che imperturbabilmente portava in braccio un ragazzino recalcitrante della tonalità di un pomodoro. Diverse persone si girarono a guardarli, aumentando l’imbarazzo del Sumeragi.
-Seishiro…posso camminare…-tentò di protestare
-Shh, shh, zitto quasi arrivati.

Nell’appartamento, Seishiro lo depose sul divano. Fuori stava cominciando a piovere.
-Mi dispiace per il disturbo Seishiro, sono un bell’impiastro!-
-Non dirlo nemmeno. A me fa piacere. Allora? Come ti senti?-
-Sto bene, te l’ho detto. Forse è meglio che ora me ne vada. Grazie..- Fece per alzarsi, ma una mano lo trattenne, con fermezza.
-Io credo di no. Piove e poi c’è un’altra cosa…
//Subaru…i ciliegi…//
Ancora quella frase. Ma cosa stava succedendo?
Gettò uno sguardo all’uomo: il suo viso! Era come se si stesse trasformando!!
-Seishiro…ma cosa…
-Basta giocare Subaru…sappiamo bene entrambi che c’è qualcosa in sospeso….
-Seishiro ma cosa stai dicendo?!- Spalancò gli occhi. Le sue mani lo tenevano saldamente fermo sul divano. Non poteva reagire. Sentiva che il panico si stava impadronendo di lui.
-Subaru…-si avvicinò sempre più a lui.
Lo schianto della porta lo fece voltare. Hokuto era là, ansimante.
-Seishiro Sakurazuka, allontanati immediatamente da mio fratello!!!-esclamò.
Poi si rivolse a Subaru:-Subaru è un Sakurazukamori!! La nonna mi ha spiegato tutto!
Si paralizzò: Sei_chan un Sakurazukamori?!
L’uomo intanto si era alzato e si era posto di fronte alla ragazza. –Io un Sakurazukamori?- disse.
-Non mentire con me Seishiro! Da quando io e Subaru saremo fuori da quest’appartamento, tu ti terrai alla larga da noi. Per sempre. Mi hai capito?-
-Oh no, mia cara Hokuto!- disse ridendo- io non farò niente di tutto questo…- Ruotando verso destra il taglio della mano, la scaraventò contro il muro. La ragazza si afflosciò su se stessa, come una bambola di stracci.
-Bene …ora non ci saranno più interruzioni….-si girò verso di lui.
-Hokuto!!!- Subaru era scattato in piedi, raccogliendo energie attorno a sé per un imminente attacco.
-Seishiro spiegami, e fa che la tua spiegazione sia convincente!!- disse, la voce senza controllo.
-Ma guarda il piccolo Sumeragisi è arrabbiato…-disse sarcastico.
Avvicinandosi, lo guardò, guardò la sua anima inerme. –Proprio quello che volevo…- pensò; poi spiegò una mano davanti al suo volto. Il ragazzo si accasciò al suolo. Inginocchiatosi vicino a lui, sorrise malvagiamente.
-Adesso siamo davvero soli. E’ giunto il momento che tu mi dia quanto stabilito…-
Sostenendolo con il proprio corpo, lo baciò, indugiando a lungo,indeciso sul da farsi. Decise che per quella volta sarebbe bastato.
Il meglio sarebbe venuto in seguito.
Staccatosi dalle sue labbra, prese una sua mano e lentamente cominciò a sfilargli il guanto che la proteggeva. Scariche elettriche partirono da questo, ferendolo.
-Niente può più fermarmi. Il tuo potere non ha più nessun effetto su di me, lady Sumeragi. Ormai l’ho in pugno.
Detto questo, incurante del sangue che scorreva dalla sua mano, continuò, sfilandoglielo completamente. La protezione era svanita.
-Ora posso compiere ciò che era scritto. Sei pronto mio piccolo Subaru?- Il giovane continuava a rimanere privo di sensi, appoggiato al corpo dell’uomo.
Il momento tanto atteso era finalmente arrivato. Con un impercettibile raggio di potere, tracciò un pentacolo rovesciato nell’interno di ciascun polso. Sangue dipinse macabramente la sua camicia.: la sua Il ragazzo gemette di dolore, sussultando violentemente. Sorrise soddisfatto. Il marchio dei Sakurazukamori, il marchio della sua preda: ormai era suo.
Vide che era prossimo al risveglio: -Subaru…tu sei il mio erede. Quando mi ucciderai…allora sarai…il nuovo Sakurazukamori…-sussurrò all’orecchio del ragazzo- buon risveglio Sumeragi…-

La luce nascente del giorno, fu accolta da un urlo di dolore inframmezzato da un pianto disperato: Subaru giaceva sul pavimento, la sua camicia fradicia di sangue, il proprio sangue, la sua mano che stringeva convulsamente un polso, aumentando le fitte di dolore, simili a spilli conficcati a forza nella carne viva. Tra le lacrime scorse la figura della sorella, ancora svenuta.
-Hokuto!-gridò e raggiuntala, la strinse a sé. Dov’era Seishiro? Quali erano state le sue ultime parole?
Sentiva qualcosa di ruvido contro il palmo delle sue mani. Non voleva vedere, non voleva sapere.
//Subaru…i ciliegi….//
Poi si fece coraggio e tolse la mano: passò un dito sulla superficie dell’orribile disegno: il marchio dell’infamia che sarebbe rimasto per l’eternità.
-Sono diventato uno di loro….-mormorò mentre le lacrime bagnavano il suo volto.

FINE