NEJI E LA NINFA DELL'ACQUA
Note: R
Autrice: Dana

ATTENZIONE: questa storia tratta argomenti riservati ad un pubblico maturo.

- Mizu, La ninfa dell'Acqua -
- Disegno di Ichibi -
L’aveva fermato!
Finalmente l’aveva fermato.
Improvvisamente tutta l’energia che l’aveva sostenuto sembrò abbandonarlo.
Si accasciò al suolo; respirava a stento.
Non sentiva più dolore, le ferite causate da Kidomaru non bruciavano più.
Si sentiva solo vuoto, infinitamente vuoto.
Il corpo insopportabilmente pesante, come roccia che lo faceva sprofondare.
Giù sempre più giù, in un abisso oscuro e invitante.
C’era un così bel silenzio.
Se vi si fosse abbandonato non avrebbe sentito più nulla, nessun dolore, nessuna angoscia.
Niente di niente.
Tutto avrebbe cessato di esistere in un solo istante.
Il suo spirito si volse verso l’abisso oscuro e invitante.
Solo una minuscola parte della sua mente continuava ad opporsi.
Una scheggia di luce, un dolce pensiero che ancora gli impediva di muoversi.
- …..alzati, alzati…non arrenderti – gridava la minuscola scheggia di luce.
Era così piccola eppure così forte.
Per un attimo cercò di pensare a quella piccola luce, poi le forze lo abbandonarono; si lasciò andare nel buio, nella pace dell’oblio.
- Muoverti, devi muoverti! - Gridò la scheggia di luce con voce sempre più fievole.
Muoversi
Cercò di pensare al suo corpo.
Era così confuso.
Sentiva qualcosa dilaniarlo dentro; come i morsi di qualche bestia feroce.
Qualcosa lo mordeva?
Si attaccò a quel pensiero cercando di muoversi.
Un improvviso, atroce dolore lo trafisse facendogli perdere i sensi.
- Soffre….- sussurrò l’erba schiacciata.- Sento il suo dolore penetrare in me!
- E’ morto, senti come pesa, sprofonda nella terra,- ribattè una zolla da cui erano stati strappati ciuffi d’erba – lascerà a noi il suo corpo. Ci nutriremo di lui.
- Senti il suo sangue, è dolce, è amaro- l’erba schiacciata dal petto di Neji –si distese ancor di più beandosi di quel contatto caldo e rinfrancante.
- Ci hanno torturati, spaccati, feriti – urlarono gli alberi scuotendo le chiome – gli esseri umani ci portano solo dolore.
Incidono il nostro corpo
Tagliano le nostre braccia
Rubano i nostri frutti
Ci uccidono...ci uccidono con la loro crudeltà.
L’intero bosco fremette sofferente, impaurito.
- Dateci quel corpo, lasciatecelo smembrare,- il coro degli alberi riecheggiò cupo, feroce – le nostre radici si avvinghieranno a lui…
- Trapasseremo le sue carni
- Succhieremo le sue viscere
- Il sangue, berremo il suo sangue
- Lentamente lo consumeremo
- Diventando sempre più forti
- Finchè di lui non resteranno che le ossa calcinate
- Le ossa che terremo strette a noi
- In ricordo
- In memento
- Come compagnia!
Lo stormire delle fronde degli alberi sembrò un’amara risata.
L’erba schiacciata si raddrizzò lentamente, ogni volta diventava sempre più faticoso..
Forse inutile.- Perché solo voi, perché voi alberi volete toglierci l’umano?
Esso è nostro, è caduto su di noi.
- Noi lo sfioreremo gentilmente mentre il suo corpo si scioglierà per nutrirci-
- Le nostre infinite sottili radici lo abbracceranno per l’eternità...
Dal fondo del prato, quasi nascosta da una felce, una limpida polla d’acqua gorgogliò soave – …sento l’ira scorrere attraverso la nostra madre terra: fratelli alberi, sorella erba…. Cosa porta tanto scompiglio, tanta dolorosa rabbia?
- Non hai dunque assistito allo scontro tra due questi due uomini?- Una vecchia quercia allungò verso di lei una radice nodosa, in cerca di sollievo.- Eppure essi lottarono come demoni, devastando il bosco.
- Gli uomini portano la distruzione; questo lo sappiamo!- La polla dilagò da sotto terra scivolando sull’erba, rinfrescandola, allungandosi fino alle radici degli alberi, coprendo in un istante tutta la radura.
Le piante sospirarono felici; l’acqua sorgiva era dolce e fredda, leniva il loro dolore, portava via la loro rabbia.
- Dall’alba dei tempi conosco gli uomini, lavo i loro corpi, placo la loro sete.- gorgogliò soave – non tutti gli uomini portano la distruzione. Non c’è solo male in essi!-
L’acqua scivolò sotto il corpo di Neji; lavò via il sangue, scorse sulle sue ferite, lavò le sue membra , bagnò con dolci sorsi le labbra riarse.

Il corpo del giovane ebbe un fremito.
Nell’oscurità della sua mente ormai lontana, risuonò un chioccolìo.
Per un istante , Neji fu presente a se stesso: ma fu solo un istante.
Di nuovo l’oscurità lo richiamò a sé.
L’acqua si fece strada fra le sue labbra, scivolando lentamente nella gola e poi sempre più giù irrorando dolcemente il corpo stremato.
- Apri gli occhi Neji! Dammi la mano, alzati ora!-Una voce dolce eppure imperiosa si fece largo nella mente sopita del giovane.
Il suo corpo ebbe un lieve sussulto; sentiva un tocco leggero scuoterlo gentilmente.
Una parte di lui si sarebbe voluta sottrarre a quell’insistenza.
Ma solo una parte.
L’altra, quella animata dalla piccola scheggia di luce, si ancorò fortemente al richiamo che le veniva rivolto.
Tese la mano.
Una sensazione di fresco lo invase; spalancò gli occhi. Una mano delicata quasi trasparente stringeva forte la sua.
- Chi sei?- Domandò con un filo di voce. La sua mente implorava il silenzio, la pace. La sua mente voleva sapere, si aggrappava a quella mano che splendeva nell’oscurità.
- Neji, vieni, alzati…- la mano per quanto sottile e aggraziata lo stringeva con dolce forza. Non avrebbe lasciato la presa per nessun motivo. Il giovane Hyuuga lo sapeva, anche se non ne conosceva il motivo.
- …perché…perché…- rispose stancamente al richiamo. - Sentiva che quel briciolo di forza che lo aveva sostenuto stava per allontanarsi.
- …perché ti amo Neji…- la mano lo tirò dolcemente cercando di allontanarlo dall’oscurità - ..da sempre sono con te, ero presente alla tua nascita, ero con te quando incespicando hai mosso i primi passi, quando sei corso fra le braccia della tua dolcissima madre …
Il giovane si mosse, un passo dopo l’altro, lentamente guidato dal suono familiare della voce.
Ogni movimento gli costava uno sforzo atroce, il dolore tornava scorrere lentamente dentro di lui.
Dolore, dolore, ogni passo lo trascinava in una spirale che sembrava infinita.
Le lacrime gli bagnarono il viso; avrebbe voluto gridare, tanto il dolore lo faceva soffrire.
- Perché, perché mi fai questo? – Domandò singhiozzando. Riusciva a stento a parlare; il dolore aveva invaso ogni recesso della sua mente.
- Neji apri gli occhi, non sfuggire al dolore, guardami…io sono con te. Soffro insieme a te, vivo in te e per te. – Con un ultimo leggero e deciso strattone il giovane uscì dalle tenebre. La luce lo accecò. Chiuse gli occhi sentendosi invadere da un senso di serenità familiare.
- Neji, lo so che hai paura, ma so anche che hai sempre dominato la tua ansia, l’angoscia.- Qualcuno lo strinse a sé in un abbraccio fresco e morbido; consolatorio eppure pieno d’amore.
Ricordava questa sensazione; molte volte l’aveva provata nella vita, molte volte era stata essa a dargli la forza per continuare ad andare avanti nonostante la paura, nonostante lo sconforto.
- Non sei un reietto- gli aveva ripetuto mille volte la voce dopo che gli avevano impresso il marchio maledetto.
- Tu sei forte, sei il più dotato del tuo clan, riuscirai dove altri falliranno
- …non sei solo, non sei mai stato solo…io sono sempre con te, sempre…

Improvvisamente ricordò, imparò , comprese .
Sapeva cos’era quella scheggia di luce che lo aveva tirato fuori dal buio , dall’abbandono , dalla morte.
Era lo spirito, era il kami, dell’acqua – Mizu! – Gridò spalancando gli occhi: una bellissima fanciulla gli sorrise.
- Mizu, acqua! – Ripetè il suo nome guardandola per la prima volta nella sua forma spirituale.
La fanciulla sorrise; aveva il volto chiaro e splendeva di riflessi verdi e azzurri, la sua consistenza era fresca e solida come carne umana. Era bella, bella e radiosa, splendente senza essere intoccabile, soprannaturale.- Mizu. La strinse a sé in un dolcissimo abbraccio sciogliendosi in lacrime. Sapeva di poterlo fare, nessuno lo conosceva meglio di lei , nessuno lo amava di più.
Lo spirito dell’acqua ricambiò l’abbraccio, poi lo scostò dolcemente baciandolo sulle labbra riarse, sul viso polveroso, carezzandogli i bei capelli scuri.- Neji, mio dolcissimo amore, ora devi andar; i tuoi amici ti chiamano, stanno lottando per la tua vita, per te. – I suoi occhi splendenti erano velati di malinconia.
- Mizu lasciami restare con te, sono stanco di lottare, di essere forte…- Quasi di prepotenza la strinse a sé baciandola, assaporando il contatto delle fresche labbra, umide e insieme asciutte.
La fanciulla lo ricambiò stringendolo a sé - …amore mio...se ti lasciassi stare con me diventeresti uno spirito, il tuo corpo vivrebbe ma sarebbe solo un simulacro vuoto.- Si portò una mano al volto cercando di fermare le lacrime.- Solo la tua anima sarebbe in questo mondo, nel mondo al confine fra la vita e la morte. E’ questo che desideri per te stesso? E’ per questo che hai lottato così a lungo?
Mizu non si aspettava una risposta, e Neji non ebbe la forza di formularne una.
Voleva disperatamente restare con Mizu, con colei che lo aveva sempre protetto e amato; voleva essere stretto tra le sue braccia e abbandonarsi all’amore. Potersi permettere di sorridere spensieratamente, lo voleva.
Eppure sapeva di non poter abbandonare i suoi amici , suo zio, le persone che credevano in lui…non poteva abbandonare Naruto.
La ninfa si sciolse dall’abbraccio e presolo per mano lo condusse verso la luce.
Camminare era una fatica insostenibile e per quanto il giovane si sforzasse, spesso non ce la faceva a muovere un passo. Le gambe gli cedevano ed allora era la fanciulla a prenderlo per le spalle , per la vita, a trascinarlo verso la luce .
- Mizu, - Neji si accasciò nuovamente a terra respirando a fatica – se mi ami perché non mi tieni con te. Perché mi rimandi nel mondo sapendo che non potremmo più incontrarci se non in questo posto, se non tra la vita e la morte? Perché Mizu?
Con quel poco di forza che gli era rimasta la attirò a sé.
Il Kami si lasciò andare fra le braccia dell’amato; nel suo cuore avrebbe voluto tenere Neji con sé per l’eternità. Baciarlo, stringerlo, parlare con lui delle cose più stupide .Vivere con lui ogni attimo della vita…Lo amava da così tanto tempo, lo desiderava così tanto…
Le sembrava di impazzire, di soffocare dal dolore; ora che poteva stringere Neji tra le braccia, ora che erano finalmente insieme, ora doveva lasciarlo andare.
- Questa è una follia, un incubo atroce!- Il suo cuore gridò straziato, un urlo lacerante che nessuno umano potè udire.
Poi, con una forza che non sapeva d’avere cancellò dalla sua mente quei pensieri, quelle illusioni così belle e invitanti -… perché amare qualcuno significa desiderare la felicità della persona amata. Neji, tu sei forte, nobile, combattivo…non potresti mai vivere in questa dimensione.- tacque un istante; sarebbe riuscita ad andare avanti?- Per quanto tu possa dire di amarmi so che il tuo cuore non è interamente mio. Tu hai un intero mondo che ti attende…- mentre parlava le lacrime scorrevano sul suo viso e gli occhi chiari s’incupirono . – Devi andare, alzati andiamo.- Gli diede un bacio sulla fronte, sul tatuaggio che tanto lo faceva soffrire. Poi lo scansò trascinandolo verso la luce.
Man mano che si avvicinavano essa si faceva sempre più forte, finchè Neji cominciò a non distinguere quasi più il corpo del kami.
- Vai ora, va e non voltarti indietro; sarò con te per sempre, ovunque tu sai io sarò, nel mondo reale come in questo nostro spazio. – Lo baciò ancora e ancora , volta ricambiata ardentemente. Come se un segreto fuoco possedesse il giovane Hyuuga, gli avesse donato la forza .
- Mizu, se io vado…noi …- sussurrò prendendole il viso tra le mani.
- Un giorno Neji, un giorno mio amore, ci sarà un tempo per noi…- disse prendendole le mani e baciandole teneramente. Poi lo spinse rapidamente verso la luce e rimase sola nel lucore dorato di quella dimensione .


- E’ sveglio!- Gridò Tenten felice.
Tsunade tirò un respirò di sollievo; le ferite del giovane Hyuuga erano talmente gravi che disperava di poterlo salvare nonostante tutte le sue conoscenze mediche.
Si avvicinò al letto per controllare il paziente; la pelle del giovane era fresca, rosea.
I capelli splendevano come se fossero stati appena lavati e dal corpo del giovane proveniva un leggero aroma, qualcosa che non avrebbe potuto definire.
- Come ti senti ragazzo? - Gli chiese scrutandolo attentamente.
Neji guardò Rock Lee, Tenten, il sensei…guardò i suoi amici e il una dolce sensazione gli invase il cuore. Bene- rispose con voce ferma – vorrei solo un bicchiere d’acqua.


Cittanova 2 agosto 2007 ore 18.24
Scritto e pensato da DanaSterling

Ichibi-…più sangue…più storia, vendette…
Dana – cuccia tasso malefico e omicida!
FINE

Online da: Agosto 2007