SI', MAESTRO
Note: NC-18 - Yaoi - Lemon
Autrice: Robyssj

ATTENZIONE: questa storia tratta argomenti riservati ad un pubblico adulto. Se non lo sei, torna indietro.
- I personaggi di questa fanfiction sono tutti maggiorenni, e in ogni modo si tratta di un'opera di finzione, che non trova alcun riscontro nella realta'. -

Ce l'avrebbe fatta.
Si, Kabuto ne era sicuro: Tsunade sarebbe riuscita a curare le braccia del suo maestro.
Egli stesso era a conoscenza dell'esperienza della ninja leggendaria nelle arti mediche, la sua specialità.
Tuttavia un dubbio drammatico lo affliggeva: come avrebbe fatto Orochimaru a convincerla ad aiutarlo?
Il maestro diceva di conoscere bene la bella ninja, non avrebbe mai rifiutato una proposta del genere, pensava; del resto Kabuto si fidava ciecamente di Orochimaru.
Quindi non perse altro tempo: la sua missione era quella di trovare Tsunade, punto e basta.
Ma ora, ora che l'aveva trovata, correva nella foresta, impaziente di dare la bella notizia a colui che ammirava immensamente, colui che lo considerava un suo fedelissimo, il suo maestro.
E ci teneva a sottolineare quel "suo", perchè era orgoglioso del fatto che Orochimaru avesse scelto lui come "spalla destra".
Si tolse il coprifronte, baciò il simbolo del villaggio del suono con riverenza e riprese il suo percorso velocemente.
Intravide il rifugio, si avvicinò alla porta e lentamente entrò nella penombra austera del luogo.
Delle grida strozzate lo raggiunsero, poi un colpo di tosse roca:
-Oh no, ora mi tocca pulire di nuovo tutto...almeno ha preso la medicina maestro?-
chiese con pazienza il giovane, lanciando un'occhiata fugace al suo maestro che era scosso da convulsi colpi di tosse e al cadavere di un infermiere che giaceva ai piedi del letto.
Rispose ancora agitato:
-No, non mi fa nulla la medicina, ho bisogno al più presto di farmi curare le braccia. Mai in vita mia ho pensato di poter provare un dolore simile...-
-Si fidi, maestro. Prenda la medicina, l'ho preparata io stesso. Comunque riguardo Tsunade ho buone notizie: si trova nella città qui vicino-
Orochimaru si lasciò sfuggire un sorriso e ingurgitò la medicina che il suo allievo aveva amorevolmente preparato.
Immediatamente il dolore si affievolì, lasciando come unico fastidio quella febbre;
"Devo ammeterlo..." pensò studiando le movenze del discepolo "questo ragazzo è veramente esperto nelle arti mediche ed è estremamente intelligente...".
Kabuto avvampò imbarazzato sotto lo sgardo imperscrutabile, celato dai lunghi capelli lisci e corvini: tutto ciò gli provocava una strana sensazione di timore, misto ad una certa soddisfazione indefinibile.
Si sistemò gli occhialini rotondi che gli erano scivolati lungo il naso sudato e si schiarì la voce rumorosamente.
-Vuoi dirmi qualcosa Kabuto?- indagò il grande ninja, senza porre fine all'attenzione su di lui.
-No, no...- balbettò l'altro, ormai in preda ad un'ansia misteriosa e maligna.
Si sentiva così disarmato, debole e vulnerabile: avrebbe voluto fuggire, come desiderava la sua parte razionale, ma qualcosa in lui lo bloccava lì, di fronte a lui.
E lo lasciava solo e stremato, con quelle gambe molli e flaccide che non ne volevano sapere di prendere e correre via, di chiudersi quella porta alle spalle.
Cos'era quell'increspatura della bocca solenne?
Non avrebbe mai potuto definirlo sorriso, non lo era e non lo sarebbe mai stato, ma cento volte sarebbe ancora rimasto lì a goderne.
Perchè accidenti, lo affascinava sempre e in tutti i modi: era il suo maestro.
No, era impossibile dirigersi altrove.
Fu Orochimaru a sposatarlo, inducendolo ad avvicinarsi.
Kabuto trattenne il fiato vicino al volto cereo, tentò di trattenere i suoi istinti malati:
-Si sente bene, maestro? Ha bisogno di qualcosa?-
Il malato sussurrò con un filo di voce:
-Avvicinati, avvicinati...-
Kabuto indugiò, prontamente il tono di sfida lo schernì:
-Cos'è? Hai paura di me, forse? Tu...sai di cosa ho veramente bisogno?-
Il ninja più giovane negò scuotendo la testa debolmente, era sul punto di cedere all'irrazionalità dei suoi istinti:
-No...io non lo so...-
Orochimaru socchiuse gli occhi con studiata lentezza e lo attirò a sè senza particolari movimenti, erano sufficienti le sue iridi serpentine a convincerlo...
Il giovane respirò a fatica, sentiva il suo battito cardiaco accelerare ad ogni centimetro guadagnato di vicinanza, voleva un'unica cosa... saltargli addosso?! Fin da adolescente si era reso conto di non provare alcun interesse per le ragazze con tutta la loro freschezza ridicola, i loro gingilli superficiali...e farsele significava perdere entusiasmo per ciò che contava veramente, smarrirsi nella loro banale stupidità.
Il grande ninja che serviva invece era tutto per lui: si sentiva realizzato quando egli era felice per il successo di una missione affidatagli e quando lo vedeva soddisfatto era in pace con sè stesso.
Ma questa volta era diverso perchè l'oggetto dei suoi desideri, pensieri e ossessioni giaceva immoto e sofferente su quel letto e lui doveva accontentarlo.
Si sedette e fissò senza più alcun timore il viso truce.
Si chinò sempre più vicino a quella bocca malvagia, poteva sentire il suo respiro, poteva essere il suo.
Chiuse gli occhi, si assoggettò al volere che contava più di qualsiasi altro valore.
Orochimaru catturrò le labbra giovani con foga, brutalmente le violò, ne rapì la lingua.
L'altro si avviluppò al materasso in una stretta vigorosa, torcendo le dita, sospinto dagli spasmi involontari che il sopruso del suo maestro gli provocava.
La razionalità gli urlava di ritornare in sè, ma la sua anima era morta; restava l'istinto respinto, affogato e potente: si era impossessato di lui e ora ordinava solamente di ribellarsi in qualche modo a tale violazione.
Di rispondergli allo stesso modo: baciarlo e lottare anche se il maestro era più forte di chiunque altro.
Mai aveva baciato così.
Si sentì succhiare la lingua, imprigionata tra le labbra sottili: no, si doveva opporre...non avrebbe rinunciato al predominio tanto facilmente, seppur si trattava del suo maestro, che l'avrebbe vinta comunque perchè sempre l'avrebbe accontentato.
Kabuto distese i palmi delle mani, si assicurò che le dita non avessero più l'esigenza di stringere le lenzuola e si sbrigò a portarle a contatto con la pelle levigata della schiena.
Ne percorse le vertebre, giunse al collo, all'attaccatura dei capelli vicino alla nuca.
Ricominciò a scendere ancora lungo il petto, il torace: svolse la veste e ammirò e adorò accompagnandosi con la punta della lingua.
Orochimaru gli permise di giungere all'ombelico, non gli impedì di venerare quel tratto del suo corpo, ma gli vietò di prendere il sopravvento.
Il comando era suo e basta, gli apparteneva come quel giovane.
Così si staccò precipitosamente e gli sussurrò all'orecchio con un filo di voce:
-Kabuto, sono io il maestro. Fermati.-
Il giovane si morse indeciso il labbro inferiore, aveva bisogno del contatto, rispose semplicemente:
-Si, maestro.-
Le mani del ninja leggendario giunsero faticando all'orlo della maglia, i suoi arti erano compromessi, non poteva fare di più.Kabuto intese e si abbassò, se la fece sfilare.
L'altro lo scrutò, lo analizzò per qualche minuto, poi si decise a leccargli le belle spalle, l'incavo ossuto del collo, gli esili pettorali, i capezzoli.
Titillò lievemente quello destro, fece gemere l'allievo, lo invitò a curvarsi, a offrirglielo.
Doveva essere un punto particolarmente sensibile del giovane perchè appena prese a baciarglielo si lamentò debolemente, sospirando ad ogni morso.
Lo baciò, succhiò, e di nuovo, baciò, succhiò, per poi morderlo quasi ferocemente.
Kabuto si lasciò sfuggire un grido di dolore, il suo respiro era irregolare, la tortura del maestro era incomparabilmente eccitante.
-Vedo che gradisci le mie attenzioni...-
Lo ipnotizzò con le iridi singolari e svolse la lingua, arto aggiunto, per sfilargli i pantaloni grigi.
Il ragazzo rovesciò la testa all'indietro, chiuse gli occhi: aspettava e desiderava il trattamento più di qualsiasi altra cosa al mondo.
Denudato, si affidò totalmente al suo padrone.
Egli lo scrutò e si soffermò sul membro eretto del ragazzo.
Scambiò uno sguardo d'intesa complice con lui e vi si fiondò sopra.
Lo inglobò nella sua bocca, per l'intera lunghezza lo leccò e fece spazio nella sua gola per avvolgerlo tutto al suo interno.
Lo voleva, dalla base fino alla punta, e basta.
Kabuto ormai era un burattino, solo i suoi gemiti di piacere facevano capire che si trattava di una persona.
Aspettava da un momento all'altro di svegliarsi dal bellissimo sogno, di scoprire che quello che si trovava tra le sue gambe non era Orochimaru.
Alzò la testa per accettersi che era veramente il maestro quell'uomo, che era in balia del sua volontà.
Ansimò, sollevò il bacino in alto, sempre di più, in fondo alla gola.
Ansimò, trattenne il fiato, tremava incontrollabilmente: era quasi al culmine, non si sarebbe ancora trattenuto a lungo... Era troppo per lui, troppo per fermare un orgasmo come quello.
Biascicava due parole, le pronunciava tra gli ansimi:
-Si..maestro...si-
Lui non poteva invocare quel nome, il suo: Orochimaru.
A lui, allievo preferito, non era concesso.
Le parole gli morirono in gola: venne di getto, si liberò nella sua cavità orale.
Orochimaru ingoiò il seme bollente e gli impose di sollevarsi sulle braccia, puntando i gomiti sul letto.
-Piaciuto?- gli chiese; la risposta era retorica.
Kabuto con il respiro irregolare bisbigliò:
-Si, maestro... ma adesso lasci che faccia qualcosa pure io...-
-Eh, no, caro mio. Dimentichi sempre chi è il maestro, chi è che comanda... voltati, di schiena...-
Intuì il desiderio del suo maestro, del suo signore... Aveva paura del dolore, era vergine, ma si fidava e anche se fosse venuta a mancare la fiducia lui avrebbe obbedito.
Era il suo signore, stava per renderlo amante.
Si inginocchiò e si pose a gattoni davanti ad Orochimaru, serrò gli occhi, strinse i denti e attese.
L'altro si elevò, si calò quel che bastava i pantaloni e lo penetrò senza alcuna preparazione, in unica spinta crudele.
Sospinse il bacino in avanti, trovò spazio tra i glutei del giovane; non era umido, scorreva al suo interno a rilento.
Avanzò ancora, Kabuto urlava, si lamentava, forse piangeva: lo stava lacerando.
Eppure rimaneva fermo perchè dentro di lui ora c'era il suo signore.
Il suo immenso, immortale desiderio.
Orochimaru, il nome che non voleva pronunciare per degno rispetto.
Questa volta trattene l'urlo, ne uscì un unico suono strozzato.
Il ninja leggendario affondò ancora, lo penetrò del tutto.
Socchiuse gli occhi serpentini con delicatezza, addocchiò il sangue di Kabuto che gli aveva sporcato l'inguine: si leccò le labbra, si gustò il momento, si godette l'apertura così stretta, lo aveva ferito, lacerato.
Si tolse e poi lo penetrò di nuovo, velocemente, di getto, senza aspettare che il ragazzo si riprendesse.
Non gli importava nulla, voleva viversi il rapporto così com'era.
Sesso e lui era il padrone, Kabuto il sottomesso. Voleva udirlo urlare: -Si...maestro..si...- e il ragazzo l'avrebbe sicuramente fatto, com'era vero che ora giaceva immoto sotto le sue spinte, i movimenti furiosi del bacino, la sua voglia.
-Kabuto...sei mio...-
Il giovane tremò per tutto il corpo, era suo...Orochimaru lo stava facendo suo, era il suo signore, ora e sempre....Strinse i denti, serrò la mandibola brutalmente, si avvinghiò alle lenzuola e provò un piacere indefinibile da quell'amplesso doloroso.
Provò ad invocarlo una volta di più, ma il secondo orgasmo lo condusse al culmine in pochi istanti.
Spruzzò il materasso di altro liquido caldo e crollò mentre Orochimaru si stava vuotando al suo interno.
Il più vecchio poi lo seguì, stanco e madido di sudore.
Recuperarono il ritmo cardiaco con calma, l'uno a fianco dell'altro.
Regnava il silenzio nella stanza, si sentivano solo i loro respiri pian piano regolarizzarsi.
Kabuto non si aspettava nulla dopo aver fatto l'amore con lui, non ne aveva il diritto, non sapeva nemmeno se ci sarebbe stata una seconda volta tra loro...
Cercò il suo sguardo muto, non lo trovò, in fondo non ci si poteva aspettare altro.
Orochimaru ruppe la tranquillità con freddezza, non era cambiato nulla:
-Kabuto...rivestiti: dobbiamo andare a trovare Tsunade.-
Kabuto, senza nascondere un nota di tristezza nella voce, rispose:
-Si, maestro-
-Non ti preoccupare Kabuto, non rifiuterà la mia offerta...non è stupida-
Non un accenno ai fatti, nessun segnale che facesse presagire un minimo interesse nei suoi riguardi.
Kabuto sospirò rassegnato, quello era il suo maestro, non esisteva nulla al di sopra di lui, nessuno al suo stesso livello. E lui non lo era, se ne sarebbe fatto una ragione; esclamò entusiasta:
-Oh, maestro, non vedo l'ora che Tsunade sistemi le sue braccia!-
Il ninja leggendario annuì, scosse i capelli lisci e sogghignò:
-Presto Kabuto...accadrà presto-
Infine due paroline sussurrate, significavano tutto e niente:
-Si, maestro-

Allora...sulla storia niente da dire, spero vi sia piaciuta! Volevo solo fare un ringraziamento particolare a Princess21ssj che mi ha dato una mano a scriverla...thanks! Kiss^^

FINE

Online da: Febbraio 2007