YAOI CHRONICLES
I - COMPAGNI DI SQUADRA
Note: NC-18 - Yaoi - Lemon
Autrice: Princess21ssj

ATTENZIONE: questa storia tratta argomenti riservati ad un pubblico adulto. Se non lo sei, torna indietro.
- I personaggi di questa fanfiction sono tutti maggiorenni, e in ogni modo si tratta di un'opera di finzione, che non trova alcun riscontro nella realta'. -

Tutti i personaggi sono maggiorenni (ecc!^^). La coppia sarà....sasuxnaru!
Naruto fissò inorridito il suo compagno di squadra cadere a terra, precipitare come un peso morto, intanto infuriava la battaglia più cruenta mai combattuta a Konoha.
Sasuke giaceva supino, attorno si estendeva una pozza di sangue, la sabbia rattrappiva, si raggrumava in una fanghiglia rossastra.
Naruto si scordò dei ninja nemici che assediavano il villaggio, distruggevano le strade, abbattevano le case, uccidevano uomini valorosi come lui.
Si dimenticò della guerra: contava solo Sasuke.
Istintivamente si inginocchiò al suo fianco, decise di proteggere il corpo anche a costo della sua stessa vita. In fondo quanto valeva la vita senza di lui?
Nulla. Non udì le urla, le grida dei nemici, i colpi di kunai, non vide gli altri suoi amici crollare avvelenati.
Lo voltò con estrema delicatezza e lo fece in silenzio, con un groppo in gola che non voleva saperne di scendere e precipitare giù, in fondo, fino a sparire.
Lui non poteva essere morto, no, non in quel modo.
Gli sfiorò dolcemente il volto con la punta delle dita macchiate di sangue, fango e pioggia.
Tentò di ripurirlo dal rigagnolo di saliva rosata che crudelmente deturpava il mento.
Infilò la mano sinistra sotto la schiena, lo scosse.
Niente.
-Sasuke...-
mugugnò, mordendosi il labbro inferiore.
Non ricevette alcuna risposta, ma non doveva disperare, non l'avrebbe mai fatto.
Osservò lo squarcio nella maglia nera all'altezza dell'addome, vi fece scivolare sopra il palmo, si bagnò del sangue caldo, non se ne curò.
L'emoraggia si era estesa, lo spruzzo però era regolare come i battiti cardiaci, ciò significava che...
-Naruto! Vieni a combattere o porta via Sasuke!-
ululò infuriato Kakashi, alle prese con due avversari duri.
Il ragazzo serrò le labbra, le strinse in una fessura impercettibile.
Guardò sofferente il viso privo di conoscenza, i capelli scuri che lo incorniciavano incollati dalla melma marrone; Naruto Uzumaki aveva un compito: proteggere il villaggio della foglia sempre e comunque.
Un ninja non doveva prestare ascolto ai sentimenti, al dolore fisico, alla tristezza e lui era un ninja.
Ancora chino sul compagno afferrò il kunai che il suo maestro gli aveva gettato vicino.
La lama conficcata nel terreno riluceva sinistramente, bagnata dalle gocce di pioggia che incessanti lavavano il campo di battaglia; l'artigliò con vigore, la strinse, ma non la estrasse.
Scosse la massa di capelli biondi, gli ricadevano senza posa sulla fronte, gli oscuravano la visuale.
Alzò le iridi azzurre al cielo nero, l'acqua bagnava tutti, complicava le sorti del combattimento.
Lui era un ninja come Kakashi: gli rivolse un'occhiata di sfuggita, ne colse la perfezione delle tecniche, lo ammirò combattere.
Degnò di un ultimo sguardo Sasuke e si affidò alla vana speranza che un medico lo trovasse e lo curasse in tempo.
Già, ma quale tempo se non c'era?
Si sforzò di allontanare il pensiero malvagio dalla mente e si fiondò addosso ad un combattente mascherato con tutta la rabbia possibile.
Lo stese, trapassandolo da parte a parte, gli recise la gola con un unico colpo perfetto.
Stramazzò al suolo, rovesciò la testa all'indietro; era attaccata per qualche legamento intatto.
Naruto lo analizzò disgustato.
La bocca sinistramente spalancata si riempiva di pioggia, gli occhi bianchi, sbarrati e il ghigno orribile della morte: quello era un cadavere, quello avrebbe potuto essere Sasuke.
Lui era un ninja e avrebbe dovuto lasciar perdere, permettere alla storia di fare il suo corso inesorabile, ma era un uomo, prima di tutto.
Un uomo non permetteva che si infierisse su un compagno.
Scrutò la punta acuminata dell'arma, la rigirò tra le dita, poi la prese con i denti, la fece scricchiolare.
Kakashi colse immediatamente le intenzioni del discepolo e le accettò, non aveva alternative.
L'espressione risoluta parlava per tutti.
Naruto sollevò con estrema cura il ferito e iniziò a farsi strada tra la massa maledetta.
Scacciò con un calcio uno di quegli animali, ne abbattè un altro con un balzo felino e poi via, alla volta di un riparo.
Scorreva freneticamente l'attenzione in ogni più piccola zona del suo amatissimo villaggio, ovunque fuoco e fiamme e un acquazzone senza pietà.
Disperato si appoggiò allo scheletro di una parete: doveva esser stata una cucina o forse un salotto; resisteva un tavolino intarsiato elegante.
Pensò di appoggiarvici Sasuke, ma una bambina vi aveva posto per l'ultima volta la testa.
Naruto trattenne il fiato, si promise una vendetta tremenda nei confrotni di quegli spietati assassini, poi levò il corpicino senza troppi complimenti.
Adagiò quindi il compagno sulla superficie scura e ne verificò la presenza: era vivo, respirava a aftica.
Naruto inspirò e con gli indici aprì la bocca serrata del compagno.
La schiuse e vi si avvicinò trepidante; soffiò del fiato vitale in lui e attese.
Non mutò, allora testardo ci riprovò, non avrebbe desistito, voleva vederlo respirare da sè.
Al decimo tentativo era sul punto di lasciar perdere, ma Sasuke prepotentemente si lamentò, tossì e poi un nome:
-Na...Naruto...-
Sobbalzò e rise:
-Sasuke...lo sapevo! Vieni...ora cerchiamo un riparo e ti curerò...-
l'altro sollevò impercettibilemnte le palpebre e sussurrò con un filo di voce:
-Naruto...Grazie...-
-E di cosa?-
Sasuke non rispose, era troppo stanco, si era addormentato.
Naruto lo prese tra le braccia e si guardò attorno.
Niente: i rifugi erano stati resi astutamente inagibili dai nemici, i ruderi delle abitazioni erano pericolanti e poco sicuri, rimaneva una sola possibilità.
Schermò gli occhi dalla pioggia e puntò verso le numerose grotte presenti nella montagna, una in particolare era sconosciuta ai più, anzi, ne era convinto: nessuno a parte lui c'era mai stato.
Schivò agilmente gli edifici diroccati e corse a perdifiato tra i vicoli nascosti, i cadaveri, con il fango che si appiccicava alle suole ad ogni balzo.
Alla fine la individuò, celata dalla boscaglia, resa inagibile dai cespugli cresciuti alla rinfusa davanti all'entrata.
Evitò di manifestare il suo passaggio tagliando i rami e si premurò di non aver lasciato tracce.
All'interno la caverna era spaziosa, poteva ospitare un gruppo sostanzioso di uomini e in un passato remoto doveva aver assolto tale funzione.
Ora però era stata dimenticata dal tempo; Naruto l'aveva scoperta due anni prima, durante una sessione di duro allenamento.
Anche allora pioveva e lui vi aveva trovato rifugio; la profondità era strategica e pur accendendo il fuoco, luce e fumo non erano visibili dall'esterno, in uqanto si disperdevano.
Il giovane la percorse interamente, giunse in fondo e lì impiegò le pietre focaie utilizzate la volta precedente.
Depose il ferito su un giaciglio di fortuna, assemblato davanti al falò scoppiettante, si levò gli abiti bagnati e li mise ad asciugare.
Si decise a verificare lo stato della lacerazione nel compagno di squadra, gli sollevò l'orlo della maglia con lentezza esasperata, quasi avesse paura di fargli ulteriormente male.
Esaminò il taglio, dedusse che era di media gravità, non doveva aver precluso le funzioni vitali.
Serrò i denti, si sforzò di ideare un sistema per curarlo poi guardò la magliettà che si era tolto: non era sporca.
Non ci pensò due volte: la strappò e la suddivise in due lembi.
Con la metà grondante d'acqua ripulì la pelle intorno alla ferita, eliminò come meglio poteva il sangue rappreso e i grumi melmosi.
Soddisfatto del lavoro svolto fece a brandelli l'altro lembo; ne ricavò delle striscie sottili per le bende e con queste avvolse la zona martoriata dell'addome.
Terminata la medicazione si soffermò sul volto riposato di Sasuke: gli pareva di sentire il suo respiro regolare, interrotto qualche volta dallo scoppiettio delle scintille delle braci ardenti.
Gli si avvicinò calamitato e si sistemò al suo fianco, sulla parte che gli rimaneva del pagliericcio.
Si sdraiò e restò immoto ad ammirarlo per la curva amara della bocca, la pelle chiara, le ciglia lunghe; poi gli liberò i capelli scuri dai residui di terriccio, li pettinò.
Contemplandolo sprofondò in un sonno indesiderato, eppur così dolce.
Intanto le fiamme piano piano, minuto dopo minuto si affievlivano, sparivano, si spegnevano; fuori pioveva ancora, ma il villaggio della foglia resisteva.
Naruto di risvegliò di soprassalto alcune ore dopo; si rimproverò aspramente per la debolezza con cui aveva ceduto al concilio onirico: non poteva permettersi di dormire, neanche in quella caverna.
Si stiracchiò e poi si diresse verso l'uscita per controllare, sbirciò fuori e dedusse che erano calate le tenebre.
In lontananza provenivano incitazioni, grida e gli stridii asordanti della guerra; non erano sufficienti l'oscurità notturna, le nebbia e il temporale a fermare l'odio.
Rimase in attesa, infine, sicuro di non rischiare, si riaddentrò sul fondo della spelonca.
I tizzoni malinconicamente accesi illuminavano in penombra Sasuke; Naruto si accomodò sul suo lato e per l'ennesima volta si trovò nell'atto di analisi adorante.
Gli accarezzò la guancia morbida, sfiorò le labbra.
All'improvviso Sasuke aprì gli occhi e sibilò agitato:
-Na..Naruto...dove sei?!-
Egli agrottò la fronte confuso, poi ribattè sorridente:
-Sono qui Sasuke...Ben tornato!-
L'Uchiha si girò in direzione della voce del compagno, si sentì sperduto:
-Do...dove siamo Naruto?!-
-E' il mio rifugio questo, è sicuro, non temere e...-
Sasuke lo interruppe, tastandosi l'addome, era stato fasciato con cura:
-Queste...?-
Naruto si portò le mani dietro la nuca e rispose allegramente:
-Era la mia maglia! Ma almeno ora non sanguini più...-
Sasuke aprì la bocca per dire qualcosa, ci ripensò, infine aggiunse semplicemente:
-Grazie, Naruto....-
-E' già la seconda volta che mi ringrazi per nulla e non l'hai mai fatto in questi vent'anni! Di cosa?!-
L'altro sorrise debole:
-Per non avermi lasciato là, a morire nel fango....-
Naruto scosse la testa e si protese in avanti:
-Lo sai...non l'avrei mai fatto. Sei un valoroso compagno di squadra...-
Si bloccò, avrebbe aggiunto altro, non poteva.
Ma il suo corpo reclamava la bocca di Sasuke, la implorava.
Naruto socchiuse gli occhi e si chinò su di lui, non lo baciò.
-Sei il mio compagno di squadra, Sasuke Uchiha...-
Fu lui a sforzarsi, disumano, unicamente desideroso della lingua dell'altro, di un contatto con lui.
Si sollevò, alzò il collo e schiuse le labbra, raggiunse, rincorse, assaporò.
Respirarono: gli occhi luccicanti, così diversi eppur tanto uguali.
Solitari, soli, dannatamente soli.
-Solamente tuo compagno di squadra, Naruto Uzumaki?-
Poteva specchiarsi nei suoi occhi limpidi, stupendi.
Sorridevano, azzurri, come ogni più piccola fibra del suo essere.
Naruto era bello nei tratti fisici, nella persona e nel carattere.
Bello.
Percorse con lo sguardo il torace magro e scolpito, sollevò una mano a fatica e ripassò i tratti del sigillo sulla pancia.
Sentì fremere la pelle fresca, tentennò insicuro, ma bastò un gemito a rinfrancarlo.
Scese, infilò l'indice all'interno dell'elastico delle mutande di Naruto, singolo indumento che lo copriva e lo tese, ci giocò.
Doveva prendere tempo: quello era il primo contatto che aveva con un individuo del suo stesso sesso e non era ancora sicuro di voler proseguire.
Si chiedeva perchè Naruto lo stesse spingendo a fargli fare ciò che voleva, comprese: il suo compagno non gli aveva domandato nulla.
Era difficile ammetere che lo desiderava?
A parole ogni concetto era intricato, insolubile, astruso, i gesti però negavano le verità complesse: un bacio, una carezza, un sorriso.
-Ti voglio, Sasuke Uchiha...-
pronunciò Naruto con tono fermo, quasi temesse una possibile fuga dell'altro.
Aveva colto l'indugiare inconsapevole, i timori di Sasuke erano anche i suoi: Sasuke non era l'unico inesperto di quella caverna.
Si insinuò tra le sue gambe e si risolse a prendere il comando della situazione, almeno al momento.
Gli sbottonò i pantaloni con uno schiocco delicato, temeva di aumentare il dolore all'addome.
Sasuke serrò i denti, strizzò gli occhi e sollevò il bacino per potersi far spogliare.
La tortura della lacerazione lo indusse ad artigliare spasmodico la paglia del giaciglio, alla ricerca di un'ancora nel terreno gelido: doleva immensamente, molto, troppo.
mugugnò:
-Fa male...-
Naruto si sporse in avanti, puntando i palmi sul pagliericcio; sfregò il naso contro il suo, ridendo.
-No....vedrai che adesso non lo farà più...-
gli mordicchiò la pelle elastica del collo, l'incavo della spalla, la leccò, la gustò.
La prendeva fra i denti, la liberava, lo chiamava:
-Sasuke...-
Abbassò la testa all'altezza del suo inguine, si chinò sulla sua erezione, ma prima gli chiese il permesso: voleva esser certo di non sbagliare nulla.
Tutto doveva esser perfetto.
Sasuke acconsentì tacitamente e attese eccitandosi di secondo in secondo, che il compagno glielo prendesse in bocca, lo viziasse degnamente, lo facesse godere fino allo stremo delle forze.
Naruto scacciò ogni dubbio appena sentì il membro nella cavità orale, a contatto con le sue papille gustative.
Passò ciascun centimetro della lunghezza di quella carne bollente, scottava, gemeva.
-Ancora...Naruto....-
Egli ubbidì, succhiò, provò ad avvolgerlo tutto.
Era nuovo del campo, non lo dimostrava.
Gli veniva naturale, gli piaceva vederlo ansimare, rivendicare aria.
Lo fissò negli occhi mentre pompava; gli contò le gocce di sudore che gli imperlavano la fronte, i capelli incollati vicino alle orecchie, la frangia spettinata.
-Ancora...Naruto....Ancora...-
Sentì le gambe di Sasuke tremare involontariemente, incontrollabili, poi lui gli prese la testa ed egoisticamente lo fece affondare nella sua gola.
Naruto, impreparato, emise un gemito soffocato, ma recuperò in fretta.
Accompagnò i movimenti imposti dalla presa salda di Sasuke, lo portò all'apice del piacere lambendo il prepuzio con la sunzione più libidinosa che avese mai provato.
A dispetto della profonda ferita Sasuke sollevò il bacino spinto dall'orgasmo, gridò dal dolore e piacere, si svuotò riempiendogli la bocca di liquido denso, amaro, caldo.
Naruto ebbe cura di ripurirlo, trattenendo lo sperma tra le labbra chiuse, lo inghiottì con lieve disgusto e contemplò gli effetti del godimento estremo sull'altro: il respiro irregolare, l'annaspante ricerca inutile di calma e tranquillità, l'adrenalina nel sangue e quel volto scomposto almeno in un'occasione.
Naturale, liberò, incurante di essere un Uchiha, felice di essere un uomo e basta.
Sentendosi giustamente osservato, Sasuke obiettò saldo:
-Naruto....non è finita qui, vero? Vuoi qualcosa tu, te lo si legge in faccia...-
Naruto smentì indignato, simulò un faccino da bambino offeso.
Sasuke rise di cuore, l'avrebbe baciato se avesse potuto alzarsi da lì.
-Sasuke, stiamo facendo questo per noi, capisci il plurale?! Io vorrei...-
-Non possiamo....io sono ferito...-
L'altro gli fece un buffetto simpatico sulla fronte, poi sentenziò serio:
-Non è necessario che tu ti muova, anche se sarai tu a condurre il gioco...-
Sasuke lo fissò interdetto, lo osservò interrogativamente mentre si liberava dai boxer e, puntando le mani sul giaciglio per sostenere il peso, si posizionava in prossimità del suo inguine. Capì.
-Ma io non riuscirò ad abituarti prima...-
-Non importa, sceglierò io la profondità, tu non puoi muoverti-
Ma Sasuke non era ancora convinto psicologicamente, la sua erezione invece era tornata prepotentemente alta.
-Naruto....-
Lui però non gli prestò più attenzione; lentamente scivolò sul membro duro, lo introdusse in sè parzialmente.
Si risollevò, sospirò, scese ancora per altri centimetri.
Era doloroso, l'avrebbe sopportato.
Sasuke intanto gemeva, ogni penetrazione stimolava la carne; era così stretto che l'avrebbe voluto fare più velocemente, non poteva.
Naruto lo impalò completamente, urlò.
Sasuke sobbalzò, si unì al suo grido.
Assunse un movimento ritmico, continuo, regolare.
Dentro, fuori, su giù, sempre più in fondo, fino a sentirselo nelle viscere bollenti.
Ancora, di più.
Di più, ancora, finchè non fossero crollati esausti l'uno sull'altro, e ancora.
Amore carnale, passionale, terreno, concreto, fatto di fisicità e di "Ti voglio" e di due uomini, di due compagni di squadra.
Esplosero entrambi in un piacere senza fine, respiri sincronizzati, battiti sovrapposti, senza posa, senza sosta.
Naruto si scostò da Sasuke e crollò in avanti.
Sudati e doloranti chiusero gli occhi, trasportati in un mondo pieno di sogni, speranze, desideri.
A Konoha si combatteva al buio, al freddo, sotto la pioggia torrenziale.
Il villaggio però resisteva tenace e incrollabile, testardo e orgoglioso: stava vincendo come era accaduto in passato, come sarebbe accaduto in futuro.
Si risvegliarono di lì a poche ore, si rivestirono aiutandosi a vicenda, complici di una notte indimenticabile nella storia di Konoha e soprattutto della loro.
Sasuke si aggrappò con un braccio alla spalla di Naruto, giunsero all'uscita della caverna, sbirciarono fuori.
Era l'alba.
L'ammirarono insieme.
-Andiamo a combattere, Sasuke Uchiha?-
-Si, Naruto Uzumaki, il villaggio aspetta solo noi.-
Sorgeva il sole di un nuovo giorno, scacciava le nuvole scure.
Uno sguardo d'intesa: semplicemente compagni di squadra.

n.d autrice: per favore siate clementi.... ho inventato tutto lo sfondo della pwp xkè non conosco il seguito di naruto, sto seguendo l'anime!! comunque spero ke questa vi sia piaciuta... ho intenzione di proseguire con altre lemon, coppie conosciute e non, pwp, e.... sarà una sorpresa!! seguitemi e per favore commentate!!!!! GRAZIE!!!

kiss


Online da: Marzo 2007