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YAOI CHRONICLES
V - LUNA ROSSA |
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Note: NC-18 - Yaoi - Lime - Dark
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Autrice: Princess21ssj
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| ATTENZIONE: questa storia tratta argomenti riservati ad un pubblico adulto. Sei non lo sei, torna indietro. Inoltre questa storia non è adatta a persone particolarmente sensibili. |
| - I personaggi di questa fanfiction sono tutti maggiorenni, e in ogni modo si tratta di un'opera di finzione, che non trova alcun riscontro nella realta'. - |
| Tutti i personaggi sono maggiorenni (ecc!^^). La coppia sarà....sasuxitachi. Se vi impressionate non leggetela, ho toccato un argomento molto delicato. |
| Sasuke si strinse nel mantello lungo e scuro che lo proteggeva dal freddo notturno, si guardò intorno inquieto, l'attenzione che frenetica correva da una parte all'altra della stradicciola sterrata. Il lieve scalpiccio disintegrava le foglie secche del sentiero, era solo. Sospirò e cercò la calma perduta, il cuore batteva a mille, galoppava forsennato senza tregua. Scosse la testa e alzò gli occhi alla volta celeste: era una note come tante altre, cosa doveva temere? Un ululato in lontananza lo fece rabbrividire, si rimproverò di essere un codardo, sciocco come un bimbetto. Un lupo, che era mai per lui, ultimo superstite del glorioso clan Uchiha? Quella bestiacca doveva essere stata agitata dalla bizzarra situazione astrale, anche lui doveva esser stato contagiato dalla Luna rossa. Il satellite luminoso splendeva ancora di luce pura e limpida, era troppo presto per poter ammirare il fenomeno rarissimo dell'eclissi. Rise tra sè e sè: altro che moccioso, si era ridotto alle emozioni inutili degli animali. Si sentì rassicurato dalle strane cetezze acquisite, gli parve di sorvolare quell'ultimo tratto di strada; finalmente era davanti a casa, alla sua accogliente dimora. Pregustò la dolcezza della cena preparata dalla governante quella mattina, il tiepido calore del camino e il fuoco scoppiettante. Estrasse le mani dalla coltre blu e cercò la chiave nelle tasche dei pantaloni. Gli scivolò via, le dita erano troppo irrigidite dalle basse temperature. Battè i piedi trepidante e soffiò alito caldo per sciogliere le membra tese, si condensò in una nuvola nebbiosa. Si chinò e recuperò l'oggetto metallico, rivolse di sfuggita un'occhiata allo spiraglio tra lo stipite della porta e l'anta di legno. Si rialzò, si morse il labbro inferiore, in un groppo alla gola sinistro. La porta era già stata aperta. Una folata di vento glaciale la fece cigolare, lo spiraglio divenne squarcio. Avrebbe dovuto immaginare che la domestica consigliata da Naruto doveva esser necessariamente sbadata: si era dimenticata addirittura di chiudere la serratura e... Naruto, era sempre colpa sua! Non c'era mia quando...ne aveva bisogno. Ma chi voleva prendere in giro? Cercava scusanti, appigli e inveiva contro il compagno di squadra solo per non ammettere di aver paura. Stava tremando e nulla c'era di divertente in quell'atmosfera surreale. Si era fatto suggestionare dal buio e da quell'incredibile Luna. Era cominciata l'eclissi, un arco sottile cominciava a scomparire nel nulla. Per l'ennisima volta di quegli istanti di solitudine innalzò la guardia, vigile, nel vuoto. I riflessi pronti a qualsiasi evenienza, le orecchie tese a captare qualsiasi suono udibile. Eppure..... Silenzio, un tenebroso, pallido, silenzio. Afferrò con coraggio la maniglia, l'abbassò: nulla, niente. Non c'era assolutamente nessuno. Poi un fruscio impercettibile, di stoffa spostata, aria in movimento. Trasalì, ordinò con una vocetta stridula: -Non è divertente...Naruto...se questo è uno scherzo...- Ovvio, era Naruto l'artefice di quella bella messinscena, doveva essere lui. Quell'idiota. Entrò, curandosi di conservare la via di fuga verso l'esterno. Solo per sicurezza, una precauzione, sesto senso. Guardò in direzione delle scale: -Naruto...Vieni giù! Lo so che sei lì!- Questo gioco non gli piaceva più. Il gioco è bello quando dura poco, il limite era scaduto da un pezzo, un'eternità. -No, Sasuke...Naruto qui non c'è...- La serratura si richiuse con uno scatto sonoro, l'eco si disperse. Sasuke non osò muoversi, non azzardò, non poteva farlo. Era pietrificato, immobile, impotentemente terrorizzato da quella voce. Perchè lui aveva riconosciuto quel timbro temuto in essa... La persona che si celava nell'ombra era Itachi, suo fratello. Non riusciva a piegare il collo quel tanto che bastava per guardarlo faccia a faccia. Era paralisi, era terrore. Aveva atteso anni di rivederlo e vendicarsi, anni di ucciderlo. E ora non erain grado di fare assolutamente nulla, come un vile. Dei passi leggeri fecero svolazzare la veste lunga, l'orlo nero lambiva il pavimento levigato di legno, attutiva i rumori. Sasuke deglutì, lo sentì, era dietro di lui, alle sue spalle. -Che...cosa vuoi da me...Itachi?- Una mano sbucò dall'abito, sfiorò lo zigomo di Sasuke delicatamente. Con lentezza Itachi disse a voce bassa, quasi sussurrando: -Volevo rivederti, Sasuke...- Una ciocca della frangia gli ricadde sulla guancia, Itachi gliela scostò dal viso, toccò le labbra liscie con due dita. Sasuke chiuse gli occhi, incapace di respirare, l'ossigeno gli avrebbe trapassato i polmoni. Ironizzò in una recita sarcastica che gli restava: -Credi...che mi lascerò ammazzare da te?! Tu lo pensi vero...?!- Itachi lo afferrò per le spalle e con una spinta violenta lo costrinse a fissarlo dritto negli occhi: -Io non poenso niente, Sasuke- Il più giovane abbassò lo sguardo, fisso sulle tarsie lignee. La debole luce lunare si perdeva nel nulla dell'oscurità, il raggio era sempre più sottile, stava scomparendo. -Lo so...Tu non pensi a nulla di umano...- Drighignò i denti con rabbia: avrebbe vendicato la sua famiglia, suo padre, sua madre, gli zii... Tutti rucidati, morti, sepolti. Itachi avrebbe pagato con la morte, le torture, le sofferenza più atroci. I dolori e la solitudine non li aveva patiti perchè non aveva anima, un cuore. Non era un smplice ninja traditore, non una bestia, non un fuorilegge. Era un assassino, l'omicida della sua felicità, della sua infanzia. Di scatto spalancò gli occhi nel dono del suo sangue, ciò che lo rendeva fratello di un mostro: lo sharingan. Il maggiore gli sbuffò in faccia, in un sospiro sbeffeggiante. -Cosa pensi di fare, fratellino?!- -QUESTO!- Colpì con un calcio potentissimo la spalla sinistra di Itachi. Roteò ancora, fluido, irato contro la destra. Cadde a terra con un balzo agile, si risollevò. Non l'aveva spostato di una virgola. Doveva provare con il mille falchi. Ma era troppo dispendioso di chakra e... NO! Non aveva scelta! Itachi l'avrebbe fatto fuori: luin aveva il dovere di provare a salvarsi. E in lui ardeva quella sete insaziabile, vogliosa di vendetta, il desiderio di ammazzarlo. Sasuke si preparò, concentrazione e odio. Odio, concentrazione e voglia di uccidere. E ancora affamato, di morte. -Cosa pensi di fare, Sasuke?- Itachi sollevò il braccio destro, glielò scagliò contro. Sasuke non riuscì ad evitarlo: una forza micidiale lo mandò a sbattere contro la parete dalla parte opposta della stanza. Battè la testa con inaudita crudeltà, la spalla gli si frantumò, scheggie ossee gli lacerarono le membra. Tutto era nero, tutto era confuso, tutto era in un vortice di dolore. Una presa salda gli si artigliò alla gola, sollevò il corpo tramortito di peso, la pelle sfregò crudelmente contro il muro rugoso. Itachi lo schiaccò contro di sè, la guancia premette contro il suo petto. Sasuke si lamentò inconsciente, tossì, vomitò sangue, imbrattò il lindore di rosso. Itachi scese con la bocca, si avventò sulla carne cedevole del collo scoperto. Agguantò per il bacino il fratello, l'asola dei pantaloni, la cerniera. Impungò il lembo agognante, strappò deciso la chiusura e il tessuto. Minuscoli filamanti di cotone si intinserò del sangue sputato, raggrumarono in schizzi disordinati. Sasuke si dibattè debolemente, alla cieca, privo di forze. Inconsciamente, scosse la testa, il menot sporco: -Lasciami...- Itachi poggiò le labbra secche sulla pelle giovane, la leccò con la punta della lingua. -Lasciami Itachi...Uccidimi...Non così...- Il maggiore mugugnò qualcosa di incomprensibile, le narici fremettero eccitate. Lo morse, affondò i denti in profondità, succhiò bagandosi del sangue dei capillari scoppiati; mentre Sasuke urlava e strepitava, inutilmente. -Itachi...- singhiozzò, sussultò il torace, lacrime copiose gli inondarono le guance, lavavano i graffi e i tagli. -Itachi...ammazzami...per favore...- una supplica, una richiesta di pieta, umanità che Itachi non conosceva. -Taci!- Ordinò lapidario. Il fratello minore era in balia completa del suo folle volere, a nulla valeva la disperazione. Itachi morse con cattiveria crescente, schiacciò la testa di Sasuke contro la parete, grida si dispersero nella notte. -Più ti lamenti...più mi ecciti...- La Luna non rischiarava più l'arcata buia: rossa, assisteva impotente all'esecuzione. Sasuke non si arrese, non poteva farlo, nonostante Itachi gli stesse impedendo di urlare, benchè avesse la faccia seviziata ed Itachi gli stesse addosso, privandolo di aria, libertà, vita. Non voleva morire, l'avrebbe ucciso e lui non voleva, o almeno non così. Agitò i pugni, ma prontamente una morsa salda lo bloccò senza vie di fuga, una risata gli trafisse i timpani. Itachi non rideva mai, Sasuke non piangeva, e ora... Un tonfo sordo accompagnò la spinta aderente al giovane, col palmo gli tappò la bocca definitivamente la bocca: nessuno l'avrebbe più udito. Itachi si liberò dei vestiti che lo occludevano quel tanto che bastava per soddisfare quel turpe desiderio. Cercò con la mano un varco nel corpo innocente, la trovò. Si leccò le labbra ora umide. E lo penetrò, a fatica, lacerando la sua carne, maledicendo l'attrito, macchiandosi di altro liquido ematico. Spinse brutalmente in lui, non gemette, non si contorse: solo una smorfia di sadica estasi si confuse agli occhi segnati. Colpi disordinati, dettati dal pensare nero e profondo, illeggibile Itachi. Torture inflitte e inflessibili, impietose al fartello senza motivo, senza riguardo. E quel poco che rimaneva di lui pietoso sbatteva con ferocia contro il muro, abbandonato a sè stesso, ditrutto. Schizzi vermigli diluirono il pianto asciutto e arido, infinito. Urla strazianti taciute in un rito di pura violenza. Itachi si lasciò trascinare da quell'orgasmo estenuante, mescolando il suo sperma al sangue di Sasuke. Crollò sul pavimento esausto trattenendo con sè il fratello. Sasuke scivolò lungo la parete ruvida. Svenne esanime addosso al suo assassino. |
| nd pricess21ssj: allora... lo so questa oneshot è brutale nel vero senso della parola, mi ha ispirata la luna rossa di qualche tempo fa e ho scritto di getto. Ho scritto qualcosa di puramente crudele, si è trattato di una violenza e pertanto non mi sono soffermata su particolari fisici del rapporto obbligato perchè non mi sembrava corretto e sinceramente non mi piaceva l'idea di dover scrivere uno stupro. Ho preferito intensificare l'idea di dolore, senza divagare nei pensieri malati di Itachi. Accetto qualsiasi critica, perchè so di aver toccato un argomento molto molto delicato... spero di non esser stata troppo volgare. |
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Online da: Maggio 2007
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