YAOI CHRONICLES
VI - DESIDERIO INFINITO
Note: NC-18 - Yaoi - Lemon
Autrice: Princess21ssj

ATTENZIONE: questa storia tratta argomenti riservati ad un pubblico adulto. Sei non lo sei, torna indietro.
- I personaggi di questa fanfiction sono tutti maggiorenni, e in ogni modo si tratta di un'opera di finzione, che non trova alcun riscontro nella realta'. -

Tutti i personaggi sono maggiorenni (ecc!^^). La coppia sarà....gaaraxrocklee!
Una folata di vento scosse i capelli lisci e neri, oscurando momentaneamente la vista su Konoha che ai suoi piedi brillava di luci calde nelle case confortevoli.
Era una bella serata, tiepida, di quel tipico periodo sereno della primavera inoltrata, quando l'estate è alle porte e tutto si accende di un nuovo splendore.
Aggrappato alla gruccia di legno Rock lee inalava l'aria frizzantina e solitario godeva di quello spettacolo maestoso.
Dopo giornate intere trascorse all'interno delle pareti opprimenti dell'ospedale aveva sentito crescere in sè un'indicibile voglia di libertà, di un momento da vivere in compagnia solo del cielo stellato e dei suoi pensieri.
Aveva bisogno di riflettere e meditare sulle speranze e le innegabili paure di un malato che stava per esser operato.
Tsunade, l'Hokage era di certo il miglior ninja medico in circolazione, per questo era fiducioso: nutriva seriamente il desiderio di speranze non vane per tornare ad essere un vero ninja.
Battè la gruccia sul terreno sassoso, una pietra solitaria rotolò lungo la scarpata, trascinando con sè della sabbia.
Abbassò le palpebre in un sospiro lieve e affaticato, rinnovando nello spirito il dolore mai scomparso dello scontro con Gaara.
Non era stato in grado di sconfiggerlo e non ce l'avrebbe mai fatta, nonostante avesse cercato di dare il meglio con tutto sè stesso, sforzando il suo corpo ad un impegno che andava oltre le sue potenzialità.
Lui non era nulla, non aveva capacità innate, talenti particolari, natali prestigiosi.
Era stato l'allenamento duro, estenuante, impossibile a cui si sottoponeva con Gai-sensei a renderlo capace di sostenere le prove per diventare chunin.
Tutto inutile.
Naruto invece aveva qualcosa in più rispetto a lui e non è che spiccasse in intelligenza, ma...
Scosse la testa, ridacchiò.
Era grazie a lui se Tsunade finalmente si era decisa a curarlo.
Ma per le ferite dell'anima non era sufficiente l'ospedale, l'affetto di Sakura, di Gai-sensei e di tutti gli altri.
Potevano sollevarlo, non guarirlo.
O almeno non completamente.
Tutta colpa di quella maledettisima sabbia.
Un fruscio leggero creò un turbine di polvere rossastra, volò via, si disperse in mulinelli nell'aria.


Eppure non gli sembrava di chiedere troppo: delle scuse, più che dovute, da parte di quel....mostro.
Lo poteva definire in questo termine?
Oggettivamente lo meritava, non era degno di avere un nome, non se rapportato all'inumana crudeltà con cui gli aveva sbriciolato braccio e gamba.
Bel termine, sbriciolato.
-Gaara! Bastardo, mi devi delle scuse!-
Imprecò ad alta voce, gridando al buio la sua rabbia.
Si avvinghiò in un moto di stizza al supporto di legno, un'altra folata di vento fece vorticare la nube, non gliene diede conto.
Voleva urlare al mondo il peso e l'angoscia che gli opprimevano il cuore, che gli sottraevano la tranquillità, che lo facevano soffrire.
A tutto ciò corrispondeva il nome di Gaara.
-Un giorno ti batterò Gaara! Lo giuro su me stesso, sul mio onore...Dove cazzo sei?!!-
Era una domanda retorica, fino a poco prima aveva voce solo nei suoi pensieri, perchè in fondo non voleva arrecare ulteriore male al suo maestro...
-Sono dietro di te.-


Gaara si materializzò alle sue spalle in un lieve fruscio polveroso.
Rock lee sobbalzò, incespicò malamente sulla gruccia, cadde sul terreno sgretolato.
Ma dalle sue labbra non lasciò sfuggire alcun lamento.
Zitto e stranito, ragionava confuso di essersi immaginato la presenza di Gaara.
Strinse i pugni, raccogliendo sassi e ghiaia tra le dita, si voltò ed ostentando sicurezza guardò il ragazzo che dall'alto lo osservava.
Sentiva su di sè l'indagine di quegli occhi azzurri, cristallini e scavavano in lui, sotto la pelle, i vestiti, le fasciature per giudicarlo.
Giudicarlo?
Non esisteva espressione migliore per distinguere la natura reale delle intenzioni di Gaara.
Rock lee chinò il capo, si sforzò di sopportare quell'attenzione penetrante, pungente; sussurrò con mesta ironia:
-Da dove sbuchi, Gaara? Sei venuto a chiudere i conti con me? Non sei felice di vedermi ridotto così?!-
L'altro avanzò di qualche passo, si portò nelle immediate vicinanze, sillabò senza mutare l'atteggiamento distaccato:
-Non farmi domande, parlo solo io.-
Tacque; il respiro del vento era appena percepibile, la sabbia avvolse beffarda Rock lee.
Un tremito simile alla paura lo percorse in un secondo, ma fu un istante: la sabbia si dissolse, volò a ricoprire altri alberi, cespugli.
Non lui.
Gaara seguì il movimento del suo elemento cosciente, socchiuse leggermente le labbra, si piegò sulle ginocchia.
Rock lee non si era reso conto di quanto in realtà si fosse avvicinato a lui, se ne capacitò solo allora.
Tremò: qualcosa in lui lo indusse a conservare la calma.
Fu la vicinanza medesima a suggerirgli di non reagire.
Perchè Gaara si nascondeva dietro la difesa costante della sabbia e da lontano uccideva.
Gaara non aveva contatti con il dolore, il mondo esterno.
Incerto esclamò:
-E allora parla! Falla finita in fretta, per favore.-
Sperò di distrarlo efficacemente, allungò la mano abile verso la gruccia.
L'afferrò, ma un ordine tagliente gli fece abbandonare ogni buon proposito.
-Fermati!-
Non si oppose: allentò la presa e il bastone scivolò inerte dal palmo aperto, indifeso incrociò il suo sguardo glaciale.
Lo ascoltò.
Gaara si espresse in tono neutro, apatico, quasi parlasse di qualcun'altro, qualcuno che non era lui.
-Io volevo ucciderti, lo devo fare per sentirmi vivo. Tu lo sai cosa significa?-
Rock lee scosse la testa, sbottò:
-Lo sapevo prima che mi riducessi in questo stato! E ora ho una nuova speranza di guarigione...Io non voglio morire per giustificare la tua vita!-
Ansimò, attese qualsiasi reazione.
Ma non si pentiva di una sola delle parole dette: tutte possedevano un valore, ciascuna era fibra dellla sua coscienza, del suo cuore.
Garaa trattenne il fiato, si protese in avanti, sostenendo il peso del suo corpo con le braccia puntate.
Rock lee era in trappola.
Sfiorò con il naso la guancia, indugiò con intrinseco timore in quei gesti così naturali, impulsivi.
Sibilò con voce spezzata:
-Siamo tutti egoisti, tutti pensiamo all'amore per noi stessi...Ma è molto più difficile amare gli altri. Cercare lo scopo della nostra vita in un amore è impossibile, tutti abbiamo paura di soffrire.-
Spiazzato Rock lee percepì baci leggeri, fuggevoli, tiepidi, brividi che scioglievano le sue resistenze.
Cosa stava succedendo?
-Gaara...-
Lui scosse il capo, si posò lievemente sulle sue labbra un bacio delicato, gli sussurrò:
-Non per tutto c'è una spiegazione, non sempre va ricercata...-
Catturò il labbro inferiore stupito, lo succhiò, introdusse la lingua sfuggente senza temere un rifiuto.
Rock lee sentì una repulsione dall'internò sbraitargli enfatica di respingere l'assalto inspiegabile di quell'essere; tentò di resistergli con ogni mezzo.
Si issò a sedere, lo allontanò con il gomito.
-Gaara....Si può sapere che ti prende?-
Gaara si leccò le labbra, che sapevano di lui, del suo gusto.
Parve sorridere, fu un'impressione, nel frattempo si insinuò fra le sue gambe.
Freddo sibilò:
-Ti ho detto che sono io a fare le domande!-
Socchiuse le palpebre, ghignò: anelli di sabbia ingabbiarono le braccia dell'altro, lo inchiodarono per terra.
Gaara ammiccò frubo, si fiondò di nuovo sulla sua vittima, lo baciò ancora, si impose sulla respinta.
-Smettila di resistermi, lo sai bene che non puoi farlo.-
Rock lee dimenò il collo, gli voltò la faccia, gridò:
-Non sarò il tuo burattino, Gaara! Smettila con questi giochetti!-
Il ragazzo si fermò, lo scrutò con attenzione, rapito.
Rock lee provò a sfuggire all'attrazione magnetica di quelle iridi chiare, ma era più forte di lui, irrimediabilmente doveva restiturigli lo sguardo.
Doveva sottomettersi a lui.
L'espressione di Gaara si indurì e poi di colpo quelle ombre svanirono, una dolcezza inusuale distese la fronte contratta.
In un soffio, vicino alle sue labbra, gli fece:
-Non deludermi...Io ho scelto te. Baciami, adesso.-


La sensazione di smarrimento si volatilizzò, lasciò il posto ad uno stupore piacevole.
Non ribattè nulla, si lasciò andare.
Gaara allargò le gambe, si sitemò a cavalcioni su di lui, gemette.
Ed infine un' ultima preghiera.
-Baciami.-
Quello era il mostro che aveva calpestato i suoi sogni di diventare ninja?
Come poteva essere la stessa persona?
La bocca dell'altro si avventò avida sulla sua e lui, incapace, la ricevette, si assoggettò e rispose alla lingua precipitosa.
Le mani di Gaara risalirono i fianchi, il torace, le spalle, si infilarono tra i capelli lisci, modellarono l'inclinazione giusta, il bacio perfetto.
Si scambiarono un cenno d'intesa, creato dal silenzio di mille parole non dette, inutili.
Sentimenti diversi e contrastanti si accavallarono nei loro animi: parlavano di odio, amore, attrazione.
Ad ogni verbo corrispondeva un significato intelleggibile, complesso; non avevano il tempo per parlarne, discuterne.
Non ne valeva la pena: certi attimi non tornavano più.
Gaara corse a baciarlo di nuovo, trattenendo la sensazione che ricercava fin da bambino, da quando era rimasto solo, da sempre.
Mugugnò insaziabile:
-Non lasciarmi ora...-
Lo liberò dalla trappola di sabbia, dalle manette che costringevano l'altro alla resa.
Rock lee scosse la testa, si lamentò:
-Lasciami...Io non posso...-
Si trascinò all'indietro, Gaara se lo vide sgusciare via.
Restò immoto, mentre Rock lee indietreggiava, cercando appiglio negli alberi circostanti.
Si scontrò con la corteccia ruvida e con tutte le sue forze si sollevò, mormorò quasi volendosi giustificare:
-Io non posso Gaara. Tu non sai distinguere le emozioni, i tuoi desideri. Volevi uccidermi e ora sei qui, in questo modo...-
L'altro chinò il capo, ridacchiò sinistro:
-Non mi importa se non puoi. Tu vuoi e io lo voglio.-
Lo afferrò per il bavero della maglia verde, lo sollevò, spingendolo contro il tronco scorticato.
Rock lee impallidì, aprì la bocca per ribattere, ma Gaara lo ammutolì catturando le sue labbra con impeto.
Prepotentemente intrappolò l'altra lingua, lo obbligò a rispondere al bacio.
E Rock lee questa volta non si oppose più.
Gaara scivolò verso il basso, si inginocchiò davanti all'altro.
-Non ti chiedo il permesso.-
Rock lee chiuse gli occhi, inspirò profondamente, meditò ed infine si decise:
-Non c'è nè bisogno, Gaara.-
Lo prese per le spalle e scosse scese alla sua altezza, gli accarezzò la nuca con calma estrema.
-Non è quello che voglio, un servizio da te.-
Gaara tentennò, sfiorò con i polpastrelli le labbra dell'altro in una silenziosa contemplazione.
Quelle stesse dita gli solleticarono il collo, agguantarono la cerniera della felpa, la scorsero versoil basso, lentamente.
Lo denudò senza fretta, apprezzando tutte le mosse di quello che pareva un rito.
Aveva smarrito il precipitoso istinto dei baci roventi, l'aggressività per impossessarsi di lui.
Si era arreso, non poteva fare altrimenti.
Si mordicchiò leggermente la lingua, voleva capacitarsi di non stare sognando quell'intimità avvolta dall'oscurità della notte.
Le mani trepidanti di Rock lee percorsero la coscia di Gaara, languido assisistì al suo spogliarsi attento, si meravigliò della bellezza della pelle chiara, liscia, morbida.
Ma soprattutto si stupì dell'impazienza che gli agitava le membra, quasi non avesse altre preoccupazioni in testa, se non quelle di avere un rapporto con il suo peggior nemico.
Quello per cui aveva giurato vendetta.
Lo stesso che lo aveva privato delle aspirazioni, dei progetti per il futuro.
Colui che lo aveva gettato nello sconforto insopportabile della sofferenza.
E ora era di fronte a lui, nudo, bello, stupendo, vicino.
Così vicino e distante al tempo stesso, mentre parte di lui reclamava ancora l'omicidio spietato.
Le sue braccia gli cinsero il bacino; Gaara lo attirò a sè, si rotolarono sulla superficie arida, spingendo le loro eccitazioni, accrescendo la voglia di unirsi fisicamente.
Gaara gemette per il contatto, gli aprì le gambe, pronto a penetrarlo.
Prima però di violarlo brutalmente come Rock lee si aspettava, si fermò, mormorò con voce rotta incontrollabile:
-Posso...?-
Rock lee in risposta lo baciò e scivolò sulla punta umida dell'erezione.
Strnse i denti, urlò per quell'imponente intrusione.
-Scusa...-


I lamenti accompagnavano i respiri affannati, i battiti cardiaci martellanti, bocche che si cercavano, gocce di sudore mescolate al dolore, al godimento fisico...
Non si trattava di un semplice rapporto sessuale, ridotto al crudo dimenarsi nell'altro.
Non era nemmeno amore perchè nè Rock lee nè Gaara coglievano tale significato nell'altro.
Ad ogni spinta Gaara tendeva tutto sè stesso alla rincorsa disperata di qualcosa troppo in alto per lui e allungava il braccio per arrivarci.
Perchè non gli bastava il possesso egocentrico del suo spirito.
Voleva altro e allora gemeva, si univa a Rock lee.
Rock lee gridò in estasi totale, venendo macchiò l'addome candido di Gaara.
Ma Gaara voleva di più, sempre più a fondo, verso la meta ambita.
E affondava le unghie nella schiena di Rock lee e lo stringeva a sè e con maggior volontà lo cercava, tanto più vi arrivava vicino.
Si, non era più lontana la sua ambizione, quell'emozione.
Quel sentimento che da lassù brillava vivido e fulgido.
Quello che ogni uomo rivendica per sè e rincorre per tutta la vita, se necessario.
Come una stella illuminava il cuore tetro e gli parlava di dolore, sofferenza, dolcezza, fedeltà.
Di tutte quelle cose che con l'altro, nell'altro scorgeva e ammirava, che sentiva.
Era semplicemente amore, un desiderio infinito.
nd princess21ssj: La coppia scelta è stata gaaraxrocklee...purtroppo non mi ha convinta molto in alcuni punti. Rileggendola mi sono trovata a pensare che non è convincente, forse perchè ero partita l'idea di qualcosa di più fisico e poi mi sono ritrovata a ricadere nel solito romanticismo...^^ grazie kmq! kiss e lsciatemi un commento...per favore!!^^

Online da: Maggio 2007