YAOI CHRONICLES
VIX - SPECCHIO DEI SENSI
Note: NC-18 - Yaoi - Lemon
Autrice: Princess21ssj

ATTENZIONE: questa storia tratta argomenti riservati ad un pubblico adulto. Sei non lo sei, torna indietro.
- I personaggi di questa fanfiction sono tutti maggiorenni, e in ogni modo si tratta di un'opera di finzione, che non trova alcun riscontro nella realta'. -

Tutti i personaggi sono maggiorenni (ecc!^^). La coppia sarà....gaaraxsasuke!
Le parti in corsivo indicano i flashback
Sasuke passò una mano appicicosa sulla fronte madida di sudore, la sfregò nell'intento di sentirsi più fresco poi cadde a terra esausto.
Ansimò a lungo alla ricerca di quiete, il calare delle tenebre lo indusse a fissare il cielo che lentamente si oscurava.
Respirò a bocca aperta, inghiottì l'aria satura di pulviscolo, ammirò le prime stelle della sera.
Chiuse gli occhi stanchi, sentì le membra esauste pesare sulla roccia polverosa.
Ragionò che doveva essersi fatto tardi; era da due giorni che si allenava instancabilmente per diventare ciò che sognava di essere: semplicemente il migliore.
Quell'apatica molle stanchezza lo tranquillizzava, così come i tendini doloranti, i muscoli sfibrati: significava che non aveva sprecato una giornata, che non aveva vissuto nel contorno di una nullità.
Il chakra che lo faceva sentire potente gli aveva pervaso le mani, le stesse che ora tastavano il terreno aperte e immobili, sudate ed esanimi.
Quelle con cui avrebbe ucciso Itachi, quelle che gli dimostravano di non essere inferiore a nessuno.
Sbarrò gli occhi all'improvviso: i pensieri di meditata vendetta lo rinfrancarono abbastanza da potersi sollevare in piedi.
Portò due dita allo scollo largo della maglia e staccò il tessuto dalla pelle umida, la calura tornò ad opprimergli la gola.
Si accorse di avere sete, mentre con lacrime fastidiose tenteva di liberarsi della sabbia posatasi sulle ciglia scure.
Soffiò via spazientito una ciocca della lunga frangia scura, faticò ad allontanarla, infine si risolse a scendere verso lo specchio d'acqua vicino.
Agilmente balzò sulla colonna di pietra sottostante, staccò ancora facendo leva sul pide sinistro e atterrò sulla greve erbetta che cresceva alle estremità della pozza.
Si inginocchiò, godendo del lieve solletichio degli steli fragili schiacciati, saggiò la potabilità con il pollice.
La purezza della fonte lo rincuorò; vi tuffò la mano e ne fissò le lievi onde che increspavano la sua immagine riflessa.
Aggrottò la forte stupito dalla sensazione netta di aver visto altro, ma evitò il timore incolpando la stanchezza.
Un singolo ragazzo appariva sulla superficie limpida, una piega d'amara curiosità increspava le sue labbra, ma era lui stesso solamente e nessun altro.
Senonchè una spiacevole predisposizione alle sventure lo manteneva involontariamente all'erta.
Nel più profondo della sua anima intuiva che in quella radura c'era anche qualcun'altro.
E ne immaginava la possibile identità.


Con un moto di stizza si levo la maglia sudicia, la scagliò a mezzo metro di distanza ed immerse le braccia nude nello specchio placido.
Con i palmi a coppa inondò il viso di freschezza, l'acqua si riversò sui capelli collosi, sciacquò la polvere dagli zigomi affilati.
Sfregò le palpebre secche, ne sciolse i grumi sporchi, l'epidermide beneficiò di quella cura cristallina.
Ne raccolse nuovamente, bevve dalle mani finalmente pulite, voluttuoso assaporò l'effetto ristoratore dell'acqua sulla lingua assurdamente secca.
Soddisfatto accarezzò con il pollice le labbra disidratate, ridonò loro vita.
Agguantò di sbieco il suo riflesso e si rese conto di non esser più in grado di distinguerlo con precisione dalle altre ombre: era calata la notte.
Rabbrividì di piacere, gocce svelte pillarono indipendenti sul suo addome teso, si rovesciarono nell'incavo dell'ombelico.
Scosse il capo divertito, disperdendo centinaia di cerchiolini scuri che macchiarono il prato arso.
Ascoltò il palpitare regolare e placido del suo cuore; percepì il sangue pulsante nelle vene, che bollente contrastava con il refrigerio dell'acqua.
Attorno vi era il buio, lo scroscio ininterrotto del rivo vitale, un fruscio fievole di sabbia ed erba, lui stesso e nulla più.
Era solo, era la pace.
Ed era in una serata come quelle che si era abbandonato alla follia di un bacio aspro, secco, sterile.
Cercava di sollevarsi delle colpe che con tutta sincerità non si riconosceva, poichè, ammesso di essersi ritrovato a rispondergli, non considerava l'ipotesi di attribuirsi una sorta di vittimismo passivo.
Aveva ricevuto quella bocca sottile e malvagia, ma non si era lasciato sopraffare e aveva lottato per scacciare quell'invito pazzesco.
Tuttavia era stato difficile perchè raramente si era sentito così compreso, quasi in quello spasmo di desiderio esistesse qualcosa di intrinseco e raro.
Era un ideale di benessere che cancellava cautamente il disgusto per quelle labbra sottili e aride, distanti da qualsivoglia riduttivo piacere carnale.
Lo aveva allontanato con una violenta spinta al petto esile, lo aveva visto cadere a terra malamente ed era certo che per una frazione di secondo aveva creduto di averlo ferito.
Eppure sapeva che non era possibile sconfiggere Garra con un volgare ruzzolone: era stata la sua apparente fragilità a preoccuparlo.
Ma ancora adesso, a distanza di un anno, non riusciva a spiegare quel timore razionalmente perchè era contraddittorio, malatao.
Non era lui che aveva baciato, non era lui l'assalitore, non era lui lo psicopatico.
Un anno che rimuginava e non trovava una giustificazione logica al fatto.
Era tuttavia difficile, se non impossibile, comprendere Sabaku no Gaara.
Sasuke si soffermò confuso sul ricordo delle sottili iridi azzurre e strinse il labbro inferiore tra il pollice e l'indice.
Le immagine si facevano via via sempre più nitide, l'impressione così reale da sconvolgerlo...


Gaara con un leggero movimento delle mani candide si sistemò i vestiti stropicciati e si rialzò in piedi, composto ed imperturbabile.
Sasuke serrò in due pugni contratti con cui lo aveva spintonato, ansimava quasi fosse impaurito.
Gaara socchiuse le palpebre, sospirò ironico:
-Non mi hai fatto male, Uchiha. Non curartene.-
Sasuke arretrò perplesso, inizialmente faticò ad afferrare il concetto, infine ribattè inviperito:
-Non mi sto preoccupando per te!-
Gaara avanzò flemmatico, gli si appropinquò frusciante.
Un brivido intenso scosse Sasuke, sentì l'istinto prepotente di fuggire.
La mano di Gaara gli afferrò il mento con un'innata delicatezza dei modi, gli parve di essersi semplicemente appoggiato a lui.
Invece Gaara lo teneva in pugno.
Tentò di liberarsi da quella strana presa: gli voltò la faccia, cercò di non guardarlo.
-Lasciami...-
Gaara spalancò gli occhi, obbligò l'altro a fare lo stesso, gli impose di incontrare il suo sguardo.
-Guardami, Sasuke. Guardami e dimmi cosa vedi.-
La presa si fece più intensa, Sasuke trattenne i tremiti, modulò a fatica la voce, sforzandosi per mantenerla invariata, atona.
-Non mi interessa: lasciami!-
I profili aggressivi si toccavano, le loro fronti si scontravano, il fiato dell'uno si mischiava a quello dell'altro.
Concentrati, in un muto disprezzo si squadravano.
Ad un tratto però Gaara lo lasciò: non era finita.
-Quando avrai una risposta, tornerò.-
Un bacio arido accennò appena sulle labbra di Sasuke; lo lasciò così, in uno stato di ansiosa aspettativa di un'evoluzione definita
Invece come era comparso, Gaara sparì.
E Sasuke, palpitante, non seppe mai quali fossero le sue reali intenzioni.
Proteso, con la mano posizionata sulla difensiva, non percepiva più alcun corpo concreto.
Era rimasto con un pugno d'aria tra le dita
.


Involontariamente rievocò il gusto della bocca di Gaara, che, lungi dal trovarla sensuale, gli scombussolava i sensi, sconcertava la sensibile recettività delle sue labbra, infieriva sull'impellente desiderio fisico.
Lanciò un'occhiata supplicante al cielo nero, corse sulla sua immagine riflessa.
Il velato narcisismo esibì fieramente il riverbero avuto, giustiziò le sicurezze di Sasuke ostentandogli quell'onta di paura che gli macchiava il volto.
Vide fermarsi alle sue spalle un'altra figura, il viso serio e implacabile, gli occhi azzurri inespressivi.
Sasuke non ci volle credere: scattò all'indietro, separandosi da quello specchio maledetto.
Ruzzolò ed infine sbattè contro un corpo, il corpo.
Impietrì nell'istante in cui realizzò che la sua nuca aveva urtato due gambe magre e allora qualcosa di solido e amaro gli rese impossible deglutire.
Tremava di paura e non sapeva il motivo.
Sasuke Uchiha non vacillava di fronte a nessuno, di certo non davanti a Gaara.


Gaara si inginocchiò con cautela estrema, posò le mani sulle spalle di Sasuke, gli massaggiò le pelle nuda.
Sasuke raccolse l'orgoglio rimasto ed inquisì:
-Che cosa vuoi, Gaara?!-
Lui si limitò ad un gorgolio sommesso, avvicinò la sua bocca allo zigomo graffiato di Sasuke, forzò i movimenti inibiti dell'altro trattenendoselo accanto.
Appoggiò le labbra inaridite sulla guancia, si fermò e in un bacio esitante fece struggere Sasuke.
Si spostò quietamente, raggiunse l'orecchio teso con un sibilare ardito:
-Voglio la risposta che mi hai promesso quella sera...-
Il pollice segnò con un solco invisibile il mento sconvolto, atterrì l'altro con l'impertinenza del tocco.
-Dentro di te l'hai già trovata, Sasuke.-
Sasuke incontrò le iridi glaciali, aprì la bocca per ribattere, ma inesorabilmente tacque.
Perchè non riusciva a difendersi da quegli attacchi al suo incrollabile contegno? Cosa lo induceva a continuare quel perpetuo silenzio che sapeva di muta accettazione?
E mentre i baci vezzeggiavano agli angoli delle sue labbra, si accorse dell'ombra lucida che inverosimilmente addolciva lo sguardo di Gaara.
Non gli era dato capire le cause di quella patina umida; quell'insolito luccichio sapeva incantarlo e ottenebrare al contempo il suo potere decisionale.
Ora, come quella volta, si ritrovò nuovamente impedito a risolversi verso una o l'altra decisone.
Sebbene la voce dell'autoritaria coscienza lo stesse biasimando per il solo pensiero, l'impulso dell'animo meditava l'accattivante abbandono ai sensi, sfiorato dai baci di Gaara, bramato dalle dita delicate.
Esattamente come allora fu tentato dal respingerlo, ma rimase appunto una tentazione inconcreta.
Si scrutarono in attesa di un gesto d'intesa e l'aria piatta della serata serena fremeva con loro: due alternative, una scelta, un immediato futuro ignoto.
Sasuke in un'altra circostanza si sarebbe fermato a valutare i pro e i contro, dunque se il gioco valeva la candela, se voleva rischiare.
Ovvio, in altre condizioni, non in quelle precise.


Gaara si leccò le labbra allettato, strinse gli occhi in due pungenti cavità.
Infine impassibile, apparentemente cinico, graffiò:
-Deciditi a rispondere, Sasuke. Non ti conviene continuare a tergiversare...-
Sasuke inspirò alterato, tuttavia non si lasciò sguarnire impudentemente, mormorò:
-Non minacciarmi. Tu non te ne andrai finchè non ti avrò risposto...Vero?-
Si sfidarono, si schernirono in quell'assurdo gioco di sguardi, nessuno dei due desisteva.
Gaara lasciò cadere il suo indice lungo il petto glabro di Sasuke, ne percorse i tratti lievi, sentì i tremiti ribelli del suo corpo rispondergli.
Compiaciuto si attorcigliò ai fili degli strappi nei pantaloni lisi dall'allenamento, glieli abbassò temerario: comprese che Sasuke, nonostante la ritrosia, gli si stava offrendo.
A modo suo, opponendosi a parole, nello sguardo fiero Gaara poteva leggere la resa incontrastata.
-Allora Sasuke...Dimmelo: cosa vedi nei miei occhi?-
Sasuke si aggrappò alle spalle esili; si lasciarono cadere sulla terra spoglia e fredda, stretti l'uno all'altro.
Gaara liberò il volto di Sasuke dalle ciocche arricciate dall'umidità e lo baciò ancora, un breve contatto per assaporare in pochi attimi fuggenti quello che con un rifiuto Sasuke avrebbe potuto perdersi.
Sasuke però non si piegava mai e non sarebbe stato da meno nemmeno in questo frangente.
Tentennante, avvicinò le dita alle palpebre di Gaara, ne percepì i sottilissimi cigli muoversi, li ridusse in una fessura invisibile.
Poi, assoggettato al fascinoso candore dell'altro, disse in un soffio:
-In te, Gaara, vedo me stesso. Nei tuoi occhi trovo il mio riflesso: io mi rispecchio in te.-
Parve che Gaara volesse tornare ad avere il controllo totale, e Sasuke, intimorito, inorridì per l'eccessiva schiettezza della confessione.
Invece Gaara si strusciò su di lui attratto, affidandosi al tatto, confidando unicamente nel gusto, quando ne portò il palmo alle labbra.
Sasuke ansimò, impacciato affondò le narici nel tessuto grezzo degli abiti di Gaara.
Si curvò abbastanza affinchè i pantaloni scivolassero via senza difficoltà eppure le mani di Gaara sapevano vacillare.
Comprese che la sicureza era labile, fallace: non era perfetta e salda come si poneva.


-Sasuke...-
mugugnò Gaara, succhiandogli vorace il punto dove pulsava la vena.
-...Sasuke...Tu ti fidi dei tuoi sensi?-
Sasuke aggrottò la fronte e si morse la lingua, mentre quel piacevole morso estasiava i suoi nervi.
Rispose tra i gemiti ed il fastidio:
-...Ora si.-
Una smorfia simile ad un sorriso scompose Gaara, che ribattè leccando l'epidermide irritata:
-Vuoi continuare a farlo, Sasuke?-
Un lamento sfuggì dal profondo della sua gola, introdusse in tono spezzato:
-Se rifiutassi...cambierebbe qualcosa?-
Gaara rise, sul serio, poi scosse la testa in segno di risoluto diniego.
Sasuke lo imitò finalmente a suo agio e lo spogliò appassionato a sua volta.
Gaara glielo permise privo di indugi, si smarrì ad ascoltare il ritmo impazzito del suo cuore, con l'adrenalina che si mescolava al sangue bollente.
Nell'agitazione dei due corpi avvinghiati, in quelle note di assurdi batticuori, brividi e contatti elettrici scuotevano l'atmosfera.
La brezza frizzantina della sera non increspava lo specchio d'acqua piatto, non scalfiva l'unione imprevedibile d'anime e sensi.
Gaara forzò Sasuke ad allargare le gambe, a piegare indietro le ginocchia; vide il volto contrarglisi dal dolore, ma non si fermò alla prima paranoia.
Lubrificato dalle gocce di liquido seminale cosparse lungo il suo membro si insinuò nelle viscere di Sasuke, fino a sentirne le urla dannate.
E udire il suo nome gridato dalla sofferenza, intriso di piacere carnale, lo esortava a proseguire.
Ma Sasuke, nonostante il male, non voleva che lui si fermasse.
Dopo lo scontro, il rammarico e l'attesa estenuante di un dubbio irrisolvibile non poteva desiderare altro.
Già allora, e Gaara lo aveva capito, Sasuke aveva visto sè stesso nelle iridi chiare.
Quell'azzurro che dipingeva lo specchio dei sensi.
nd princess21ssj: E sono nove chronicles! Resta il fatto che questa coppia, sebbene inizialmente non mi prendesse più di tanto, alla fine mi ha fatta appassionare. A me questa oneshot è piaciuta particolarmente, anche se ovviamente tocca a voi giudicare. Unica nota: non riesco proprio a capire come Sasuke possa non trovare sensuale Gaara...Però si ricrede!XD kiss^^

Online da: Agosto 2007