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AL DI LA' DEL TEMPO DELLA NEBBIA 3
ZUFFE TRA LA SABBIA - parte seconda
Note: Lime
Autrice: Jastine
ATTENZIONE: questa storia tratta argomenti riservati ad un pubblico adulto. Se non lo sei, torna indietro.

Colpa tua…
Trema. Perché la colpa è tua
.
Rikku si tirò a sedere sul letto. Era stato solo un incubo.
Le coperte le si erano attorcigliate alle gambe, la fronte era imperlata di sudore e le mani le tremavano in modo incontrollabile.
Alzandosi in piedi andò a lavarsi il viso con l’acqua della bacinella che aveva preparato ore prima.
Asciugandosi con una salvietta, con occhi assenti diede un’occhiata alla tenda.
Dall’entrata entrava un fascio di luce della luna, che bianca e piena li osservava dall’alto.
Per terra, nei futon, dormivano Sanzo, Goku e Gojyo, e prima anche lei, mentre poco più in là Hakkai e Jeep occupavano il posto d’onore tra le coperte di lana.
Un tenero sorriso le arcuò le labbra. Anche mentre dormivano quei tre non si smentivano: Goku riposava con le gambe sopra la pancia di Sanzo e il busto sopra il petto di Gojyo. Il bonzo borbottava minacce di morte tra un ghigno e l’altro e il rosso sussurrava espressioni poco pulite nel sonno.
Aprendo piano il telo per non disturbarli uscì nella sabbia, ma si fermò sentendo un battito d’ali dietro di sé.
<<Kyu>>
<<Tranquillo, Jeep. Vado solo a prendere un po’ d’aria, torno subito. Tu va’ da Hakkai, hai faticato parecchio oggi…>>
<<Kyuuu>>
Dopo aver ricevuto un paio di carezze sulla testolina bianca il draghetto tornò dentro passando per lo spiraglio che Rikku gli teneva aperto, andandosi ad accucciare accanto ai piedi del proprio padrone che tranquillo sonnecchiava volgendole le spalle.

<<Sempre la solita storia… Genjo da’ gli ordini e poi siamo noi a doverci rimettere! Così impara: fino a domani mattina le sigarette non le vede!>>
Rikku indossava soltanto una lunga maglia bianca –presa in prestito mentre Gojyo era troppo occupato per accorgersene-, un paio di slip neri e dei calzettoni bianchi.
Nonostante l’erba alta le graffiasse le gambe e le sporcasse le calze, imperterrita continuava a seguire il rumore dell’acqua corrente, probabilmente di un fiumiciattolo.
<<Però anche noi fino a domattina il villaggio non lo vediamo…! Uffa, e io che volevo per una volta dormire da sola con Gok… Alla faccia del fiumiciattolo!>>
Tra la distesa d’alberi e di liane si era aperto un varco un fiume gigantesco, dall’acqua limpida e dal fondale sabbioso.
Lentamente, appoggiandosi ad un albero dalla corteccia muschiata, si sedette sulla sponda, contemplando il proprio volto riflesso nell’acqua fredda.
Colpa tua.
Trema. Perché la colpa è tua!
In un improvviso scatto d’ira si alzò in piedi e prese a batter i piedi in acqua, finendo col bagnarsi completamente dalle anche in giù.
Battendo le palpebre e rilassandosi, arrossì violentemente nel vedere come si era lasciata trasportare dalle emozioni.
<<Tanto vale… Meglio togliersi di dosso la puzza di sudore…>>
Velocemente liberò le forti gambe dalle calze e dei rimanenti indumenti, immergendosi piano piano in acqua.
<<Cazzo… Mica credevo fosse così fredda…!>>

Sbadigliando vistosamente Gojyo stava attraversando il bosco tenendo le mani incrociate dietro la testa, imprecando ogni tanto contro un sasso che minacciava di farlo cadere.
<<Ma tu guarda… E meno male che dopo lo scontro di oggi pomeriggio era stata proprio lei a dire di rimanere uniti!>>
Dimentico dell’assenza di sigarette, estrasse dalle tasche dei pantaloni l’accendino e il pacchetto di Marlboro vuoto.
Accartocciandolo tra le mani cercò di mimare l’atteggiamento di Hakkai, aggiungendo naturalmente un paio di balle: <<Gojyo, va a cercare quella stupida di Rikku che non mi sento tranquillo, mentre io, il bonzo corrotto e la scimmia stiamo a dormire sotto le coperte. No, non mandare il povero Jeep che è raffreddato… Esci tu che tanto di te non ce ne frega niente! Ma tu guarda, quelli!>>
Arrivando ai pressi di quello che sembrava un ruscello fece appena in tempo a chiamare la dispersa che sentì un gemito soffocato provenire alla propria destra.
Incuriosito scostò una fronda che gli copriva la visuale rimanendo poi a bocca aperta.
Rikku era in piedi, con una mano poggiata ad un masso e una che esaminava la caviglia sinistra, completamente nuda e con i capelli sciolti.
I riflessi dell’astro notturno mandavano strani bagliori attraverso l’acqua sulla sua pelle candida, la schiena dritta e lucida in perfetta armonia con le natiche salde e rotonde.
A un secondo gemito della ragazza distolse lo sguardo dal suo seno ben formato, alto e grosso, e si accorse allora del sangue che era cominciato a scorrere macchiando il terreno.
<<… Mi ucciderà per questo… Rikku!>>
Voltando il viso verso il ragazzo che le stava correndo in contro, non poté fare a meno di sentirsi sollevata. Anche se le parole lo davano bene a nascondere.
<<Avvicinati, e sarà l’ultima corsa che farai… Lo giuro!>> sibilò vedendolo prendere tra le dita il piede affusolato.
<<Non toccare… Ahia!>>
<<E’ profonda… Ma si può sapere dove diavolo sei andata per farti un lavoro simile!? Rikku…?>>
Non sapendo cosa fare Gojyo si tolse la bandana per utilizzarla come benda provvisoria, ma la giovane lo fermò: <<La scheggia… Il vetro è ancora dentro…>>
<<Merda!>>
<<…credo… abbia reciso un’arteria…>>
Mettendosi un suo braccio intorno al collo e sollevandole le gambe, la portò in braccio fino a un piccolo spiazzo senza il minimo sforzo, come se sollevasse una piuma.
<<Non è niente mettimi giù… Ti sto sporcando tutto di sangue!>>
Dalla ferita aperta colavano pesanti gocce di liquido rosso, infrangendosi sui pantaloni di Gojyo e lasciando anche delle strisce sulla maglia e sulle braccia del mezzo demone.
<<Non è niente…! Non è niente!? Come minimo la roba che hai nel piede sarà lunga otto centimetri, e tu mi dici che non è niente?! Cristo, Rikku, se vuoi sparare cazzate fallo quando non ci sono io ad ascoltarti! E per di più sta per mettersi a piovere… Nel bel mezzo dell’inferno si mette a piovere?!>>
Nonostante le parole che nervoso le urlava in faccia, sollevò delicatamente il piede e le legò la caviglia con la bandana improvvisandola laccio emostatico, poi si concentrò al massimo cercando di estrarre il pezzo di vetro verde.
Malgrado tenesse il respiro alla donna non sfuggì un urlo che fece ritrarre repentinamente la mano al rosso.
<<Ti faccio male…>>
<<Non importa… sbrigati… Per favore>> lo esortò con voce ferma e sguardo deciso anche se gli occhi le luccicavano disperatamente. Sembrava sul punto di scoppiare a piangere.
Erano poche –rarissime- le occasioni in cui Rikku chiedeva gentilmente qualcosa a Gojyo, e in genere era sempre e solo per questioni estreme.
Rapidamente strinse il pollice e l’indice sul vetro e tirò, tenendo gli occhi chiusi e distogliendo lo sguardo.
La ragazza ebbe un sussulto, abbandonandosi spossata sul terreno mentre piccole gocce di pioggia le bagnavano il volto; Gojyo sollevò soddisfatto in alto la scheggia.
<<La mia coraggiosa, piccola Rikku…>> mormorò abbassando lo sguardo sulla figura semisvenuta ai propri piedi.

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