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AMORE NELL'ARIA
Capitolo 4
Note: R
Autrice: Kgchan

Quel pomeriggio Katia non poté assistere a tutto l’allenamento in quanto l’insegnante doveva farle recuperare un compito.
Quando raggiunse il club scoprì che l’allenatore Anzai aveva organizzato una partita di allenamento con uno dei maggiori rivali dello Shohoku: il Ryonan. La partita era appena finita quando arrivò. Il risultato era stato di 89 a 77 per il Ryonan.
"Mi dispiace che abbiamo perso.” Disse Katia ad Ayako.
"Anche a me. Sono rimasta stupita da Rukawa.” Sentendo quel nome Katia sussultò impercettibilmente.
"Perché?”
Non ha giocato come al solito. Sembrava distratto. Durante gli scontri con l’asso del Ryonan ha sempre dato il meglio di sé, ma oggi… sembrava stare su un altro pianeta. Non ha raccolto nemmeno le provocazioni di Sakuragi.”
Sentirono delle voci provenire dal corridoio. Akagi stava facendo una ramanzina a Rukawa per come aveva giocato sottotono. Kogure e Mitsui cercavano di calmarlo.
Quando entrarono in palestra Rukawa notò subito Katia. I loro occhi si incrociarono per un attimo. A causa del rancore che provava disse a Katia che avrebbe potuto anche non venire totalmente.
Calò il silenzio in palestra. Katia riuscì a malapena a trattenere le lacrime, mentre tutti facevano correre lo sguardo dall’uno all’altra. Proprio in quel momento risuonò una voce.
"Katia-chan sei davvero tu?”
"Katia si volse verso il proprietario della voce. Lo guardò un po’ ma senza vederlo, ancora sconvolta per le parole di Rukawa. Poi lo mise a fuoco.
"Aki-chan?”
Il ragazzo intanto si era avvicinato e l’abbracciò gioiosamente.
"Si sono io. Ne è passato di tempo.” Disse ridendo. Poi guardandola negli occhi con un sorriso e uno sguardo dolcissimo le chiese se stava bene. Il ricordo di quando si erano conosciuti misto alle parole dure di Rukawa e alla contrastante dolcezza di Akira Sendo ruppero l’argine delle sue lacrime. Akira la prese tra le braccia. Aveva capito immediatamente che quelle lacrime non erano per la gioia di rivederlo. Erano lacrime di disperazione. Lacrime che, purtroppo, aveva già visto su quel volto. Si girò leggermente verso il suo capitano per dirgli che sarebbe tornato da solo a casa e con Katia uscì dalla palestra e dalla scuola.
Sakuragi, Mitsui e Kogure si voltarono verso Rukawa per vedere la sua reazione, ma lui si stava già dirigendo verso l’uscita. I tre ragazzi lo seguirono. Il moretto era arrivato alla sua bici e stava cercando di sbloccare il lucchetto.
"Rukawa tutto bene?” provò a chiedere Kogure.
Nessuna risposta.
"Ehi Rukawa…” tentò Mitsui ma fu bloccato da Sakuragi che fece loro cenno di lasciarli soli.
Non sapevano che fare. Poi decisero di dare fiducia a Sakuragi.
Quando furono soli Sakuragi lo chiamò. Non ottenendo risposta stava per richiamarlo quando lo sentì praticamente urlare. “MALEDIZIONE!” mentre sbatteva un pugno contro il suolo.
Era ancora inginocchiato accanto alla bici, le mani che tremavano. Poi si alzò. Stava per salire in bici quando il rossino lo bloccò.
"Non crederai di andartene in quello stato!?”
Rukawa non disse nulla.
"Senti… facciamo così: adesso vieni con me a casa mia, se vuoi ti sfoghi, e nel frattempo cerchi di calmarti. Quando sarai calmo torni a casa.”
"Perché fai questo? Noi non siamo mai stati amici.”
"Perché so cosa vuol dire soffrire per amore.”
"E io che credevo ci trovassi gusto a vedermi star male!”
"Lo pensavo anch’io. Ma a quanto pare ci sbagliavamo entrambi.” Gli disse sorridendo.
Rukawa che nel frattempo si era girato verso di lui ricambiò il gesto con un impercettibile movimento delle labbra.
"Grazie Sakuragi.”
"Ehi con questo oggi è già la seconda volta che mi ringrazi. Mi sa che più che a casa mia ti devo portare in ospedale. Devi avere battuto la testa da qualche parte.” Cercò di scherzare.
Rukawa si rilassò un po’. In fondo quell’idiota gli era veramente d’aiuto.
Si fissarono alcuni secondi poi Sakuragi disse:
"Prego.” E si incamminarono verso casa Sakuragi.
Intanto Akira e Katia stavano camminando tra le strade di Kanagawa. Lei aveva smesso di piangere, ma ancora non gli aveva raccontato nulla e si capiva chiaramente che era ancora shockata.
"Vuoi che ci fermiamo da qualche parte, un bar o un parco?” le chiese Akira.
"Non posso, devo tornare a casa.”
"Capisco. Come sta la tua famiglia?” cercava di farle scordare almeno per un po’ i suoi problemi, anche se era curioso di sapere cosa fosse successo.
"Bene.”
"Mi piacerebbe salutarli.”
Katia intuì che aveva frainteso la situazione. “Anche a me. Mi sono trasferita qui soltanto con Briciola. I miei genitori e mia sorella sono rimasti in Italia.”
"Davvero? Perché non mi hai fatto sapere che ti saresti trasferita qui?”
"Non lo so. All’inizio volevo farti una sorpresa, ma poi gli eventi hanno scombussolato i miei piani.”
"Capisco. E la tua micia come sta?”
"Bene.” Non voleva sembrare sfacciata, ma decise di chiedergli lo stesso ciò a cui stava pensando. “Aki-chan ti andrebbe di venire da me? Ho bisogno di parlare con qualcuno.”
"Certo.”
Si avviarono verso casa di Katia. Nessuno dei due aveva più aperto bocca. Quando furono entrati in casa Briciola andò subito incontro a Katia che la prese in braccio e la coccolò. Anche Aki-chan stava per farle una carezza, ma la gatta resasi conto della cosa alzò una zampa graffiandolo.
"Ahio! Mi ero dimenticato che non si fa mai accarezzare da nessuno.”
"Ti sbagli.” Disse facendo scendere la micia.
"Lo so, da te e dalla tua famiglia si lascia accarezzare.”
"No, intendevo che c’è anche qualcuno al di fuori della mia famiglia cui Briciola permette di avvicinarlesi.”
"Lo conosco?”
"Rukawa.”
"Rukawa Kaede il ghiacciolo dello Shohoku?”
"Rukawa Kaede, dello Shohoku, ma non condivido l’aggettivo ghiacciolo.”
Dal tono che usò Akira intuì qualcosa.
"Rettifico. Rukawa Kaede, dello Shohoku, il fulcro del tuo problema e la causa delle tue lacrime.”
"Stavolta, non ho niente da replicare.” Rispose con un sorriso triste.
Katia lo invitò a fermarsi per la cena e gli disse di avvertire i suoi mentre preparava qualcosa da mangiare.
Una volta seduti a tavola iniziò a raccontargli tutto ciò che le era successo in quel periodo.
"Per istinto ti direi di essere egoista e di fregartene della tua amica ed essere felice con Rukawa. Ma so perfettamente che non potresti mai. Ripensi ancora al tuo passato vero? Come sta Valentina?”
"Come si può stare su una sedia a rotelle.”
"Ti ritiene ancora responsabile?”
"L’ultima volta che l’ho vista mi ha assicurato che non ce l’aveva più con me e che in fondo non ce l’aveva mai avuta con me, Aveva soltanto bisogno di un capro espiatorio.”
"Da come lo dici intuisco che comunque tu ti senti ancora responsabile lo stesso.”
Non gli rispose. Sapeva che non ce n’era bisogno.
"Non puoi colpevolizzarti eternamente. Anche Valentina ha capito che non avevi colpa. Perché tu invece non lo vuoi capire?” ma sapeva che era inutile. Katia era fatta così. Si addossava sempre le colpe, anche quelle che non aveva. Lo aveva pensato anche poco dopo che si erano conosciuti. Ora che ci pensava, anche quella volta l’aveva consolata. Era appena successa la faccenda di Valentina. E anche quella volta avrebbe voluto fare qualcosa per farla stare meglio, ma non aveva saputo aiutarla. Aveva lasciato il ragazzo con il quale si era messa e aveva avuto un atteggiamento remissivo riguardo tutto.
Ma sapeva che non era sempre stata così. Prima era stata una persona grintosa, energica, sempre pronta a lottare per ciò in cui credeva e per ciò che voleva. Il colpo di grazia poi lo aveva ricevuto dopo che aveva avuto dei problemi con una banda. Nemmeno lui sapeva cosa fosse successo esattamente né se avessero mai smesso di tormentarla.
"Cosa hai intenzione di fare adesso?”
"Quello che sto facendo ora.”
"Cioè soffrire e disperarti?”
"Cioè ignorare ciò che provo, e non far soffrire un’amica.”
"Sarò insensibile, ma, secondo me, questa tua ‘amica’ in realtà non lo è per niente. Un’amica non ti chiederebbe mai di rinunciare alla felicità.”
"Forse. Ma credo che l’abbia fatto solo perché soffre anche lei.”
"E preferisci che soffriate in tre persone piuttosto che far felici due di queste tre persone. In questo modo sarebbe solo una persona a soffrire.”
"Ma sarebbe sempre una di troppo.”
Akira fece un lungo sospiro rassegnato. “Ci rinuncio.”
A casa di Sakuragi intanto i due ragazzi stavano parlando, o meglio Sakuragi parlava, esponendo quali erano secondo lui le cause del comportamento di Katia e Rukawa rispondeva a monosillabe.
Al momento l’unica cosa che gli interessava era sapere come mai Sendo e Katia si conoscessero e perché c’era tutta quella complicità tra di loro.
"Tu cosa ne pensi Rukawa?”
"Come? Scusa non ti stavo ascoltando.”
"Non importa. A cosa pensi?”
"A Sendo e Katia.”
"Ti sei fatto qualche idea?”
"Solo una che spero non si quella esatta.”
"Cioè?”
"Che loro stanno insieme e questo è il motivo del comportamento di Katia.”
"Secondo me ti sbagli.”
"Cosa te lo fa credere?”
Il modo in cui si sono salutati quando si sono visti.”
"Spiegati meglio.”
"Sembrava il modo in cui si salutano due persone che non si vedono da molto tempo, non quello di due fidanzati.”
Rukawa ci pensò sopra e pensò che il discorso reggeva. Ma allora quale cavolo era il problema?
Un’ora più tardi Rukawa era per strada. Si era calmato e quindi stava tornado a casa sua. Decise di passare davanti alla casa di Katia, avrebbe allungato un po’ ma non gliene importava.
Proprio mentre era fermo davanti a casa di Katia (e meno male che doveva solo passarci davanti) notò che si apriva la porta. Ne uscì un ragazzo dall’inconfondibile pettinatura a punta.
Si stavano salutando, Rukawa non poteva sentire cosa dicessero, ma quando vide Katia alzarsi sulle punte dei piedi e dare un bacio a Sendo si sentì cedere il terreno sotto i piedi. Poco importava se il bacio era sulla guancia.
Ci fu ancora un breve scambio di battute tra i due, poi Sendo se ne andò e Katia richiuse la porta.
Come Sendo girò l’angolo Rukawa ripartì con la bici e si allontanò il più in fretta possibile da lì.
Quando arrivò a casa si diresse in camera sua e si lasciò cadere sul letto. Con il telecomando che teneva sul comodino accese lo stereo e lo lasciò andare praticamente a tutto volume. Non voleva pensare e sperava che quei suoni fossero più alti delle grida del suo cuore.
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