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LA VERITA'
Capitolo 1 |
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Note: NC-18 - Yaoi - Dark
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Autrice: Nanna
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| ATTENZIONE: questa storia tratta argomenti riservati ad un pubblico adulto. Se non lo sei, torna indietro. |
| - I personaggi di questa fanfiction sono tutti maggiorenni, e in ogni modo si tratta di un'opera di finzione, che non trova alcun riscontro nella realta'. - |
| Desclaimers: i personaggi non sono miei ma di Takehiko Inoue. |
| Era un pomeriggio come tanti, il sole stava lentamente dirigendosi verso la sua morte. La giornata finiva inesorabile come sempre. Sulla spiaggia un ragazzo dai corti capelli rossi, in piedi, osservava quel bellissimo fenomeno atmosferico che era il tramonto. Quei riflessi arancioni e rossi che si specchiavano sul mare e davano al cielo un colore decisamente particolare. E mentre il sole si dirigeva lentamente verso ovest Hanamichi Sakuragi rifletteva sugli ultimi tre mesi della sua vita. Sua madre si era suicidata e lui entrando in casa l’aveva trovata riversa per terra in una pozza di sangue…il suo sangue…si era tagliata le vene. Sua madre era un’investigatrice e data la posizione rilevante che stava ricoprendo in un’indagine sulla Miyamazu, la polizia, dopo il ritrovamento del corpo, aveva ritenuto opportuno eseguire un’autopsia e da questa era risultato che aveva subito una violenza sessuale poco prima di tagliarsi le vene. Ripensando a questo Hana strinse i pugni mentre una certezza si faceva strada nella sua mente: sua madre non si era tolta la vita. Non l’avrebbe mai fatto e soprattutto non in quel modo…non mettendo il figlio sedicenne nella condizione di rivivere esattamente la stessa scena che lo aveva fatto precipitare in un periodo di depressione da cui era uscito solo all’inizio del liceo. In prima media infatti, tornando da scuola, aveva trovato suo padre riverso a terra nella stessa posizione della madre, ma con un piccola differenza: suo padre era morto d’infarto, sua madre era stata uccisa. Dopo la sua morte Hana aveva lasciato la scuola, il basket e gli amici senza dire una parola. Era letteralmente scomparso e nessuno sapeva dove fosse, nessuno sapeva che sua madre era morta e che lui si era trasferito a Tokio dai nonni in quei tre mesi, troppo sconvolto per affrontare il suo dolore e qualsiasi altra persona. Ed ora era tornato, le valige appoggiate sulla sabbia, le mani nelle tasche, deciso più che mai a rimettere piede in quella casa e a scoprire la verità. Ma in quei tre mesi la sua scomparsa non era di certo passata inosservata. La sua armata e l’intera squadra di basket, compreso Rukawa, aveva mosso mari e monti per trovarlo. Se si fossero mobilitati il primo giorno, appena notata la sua assenza, probabilmente avrebbero scoperto l’accaduto. Ma i primi tre giorni la sua assenza non era sembrata strana, dato che da sempre il rossino spariva qualche giorno da scuola per poi tornare come se nulla fosse. Nessuno sapeva il perché, tuttavia per forza di abitudine nessuno lo rimprovera e gli chiedeva più nulla, di conseguenza il fatto che il rossino mancasse da tre giorni e non rispondesse al telefono non aveva impensierito gli amici. Tuttavia il quarto giorno la preoccupazione li assalì e decisero di andare a casa sua, ma un’amara sorpresa li attendeva… Quei tre giorni erano stati più che sufficienti per la polizia per svolgere tutte le indagini e archiviare il caso come suicidio. Al loro arrivo l’abitazione era disabitata e Hanamichi sparito nel nulla. Fu in quel momento che i ragazzi capirono che non avrebbero visto il rossino per molto tempo, forse per sempre. Rukawa quel pomeriggio stava tornado a casa dopo i soliti allenamenti con un misto di rabbia e preoccupazione che da tre mesi avevano preso il controllo del suo corpo. Passò mezzo addormentato sul viale che costeggiava la spiaggia e nonostante lo stato di semi narcolessia in cui si trovava scorse una testa rossa sulla spiaggia. Frenò di colpo rischiando di essere catapultato contro un albero del viale, abbandonò la bicicletta e corse sulla spiaggia per scoprire se quella figura fosse solo un miraggio dovuto al desiderio di vederlo e sapere che stava bene oppure se fosse la realtà. Man mano che si avvicinava quella figura divenne sempre più reale. Si fermò a pochi passi da lui. “Eravamo preoccupati” affermò provocando un brivido lungo il corpo di Hana che non si era accorto del suo arrivo e sentire quella voce così vicino a lui l’aveva fatto trasalire. Lentamente si voltò specchiandosi negli occhi blu di Rukawa. Non avendo ottenuto alcuna risposta quest’ultimo decise di parlare nuovamente. “Cos’è successo?” “E’ una storia lunga…” “Ho tempo…” affermò il moro sedendosi sulla sabbia imitato poco dopo da Hana che aveva letto negli occhi dell’altro la stessa determinazione che vi regnava durante una partita. “Sono stato a Tokio dai miei nonni in questi tre mesi…”esordì laconicamente Hana dopo alcuni minuti di silenzio prendendo il discorso alla lontana. “Perché?” chiese Kaede vedendo che il rossino aveva difficoltà a trovare le parole e soprattutto a dare un ordine ai suoi pensieri. “…il giorno prima che partissi…mia madre…” Hana non riusciva a continuare…era la prima volta che raccontava a qualcuno cosa fosse successo, i suoi nonni ne erano a conoscenza e non lo avevano mai costretto a parlarne, ma ora sentiva di doverlo fare soprattutto per se stesso. Kaede attese pazientemente che il compagno continuasse. Non aveva alcuna intenzione di mettergli fretta e se una persona normalmente loquace come lui trovava difficoltà a far uso delle parole evidentemente c’era un motivo serio. “E’ morta…” aggiunse Hana laconicamente dopo un buon quarto d’ora di silenzio. Una lacrima scivolò sul suo viso…la prima dopo due mesi. Rukawa istintivamente lo abbracciò e cullò il suo pianto mentre il rossino si aggrappava alla sua maglietta piangendo come non aveva fatto nemmeno subito dopo la morte della madre, complice probabilmente quel gesto d’affetto da parte di quello che avrebbe dovuto essere il suo nemico giurato. Quando smise di piangere si allontanò dal petto del compagno. “Scusa…non dovevo lasciarmi andare…” “Non vedo cosa ci sia da vergognarsi…” rispose risoluto “Quando sono tornato a casa l’ho ritrovata in una pozza di sangue…le vene tagliate…l’hanno archiviato come suicidio…” “Non credi che lo sia?” chiese Kaede comprendendo il senso del discorso “No…non l’avrebbe mai fatto…mia madre era un’investigatrice, stava lavorando al caso della Miyamazu…” “La famiglia che controlla buona parte della prostituzione e della pedofilia qui a Kanagawa?” “Si ma non solo…sembra ci siano una serie di truffe assicurative e i soliti reati da ‘colletti bianchi’…” “Credi che il caso a cui stava lavorando centri qualcosa?” “Si…dall’autopsia è risultato che prima di tagliarsi le vene fosse stata violentata…” “Questo spiegherebbe il suicidio…” “No invece…quando ero in prima media mio padre morì d’infarto, quando tornai a casa lo trovai sdraiato nell’ingresso. Dopo la sua morte caddi in depressione. Mia madre non si sarebbe mai tolta la vita in quel modo…magari in un altro…ma non ricreando la stessa scena di quattro anni prima…” “Forse…ma come puoi esserne certo?” “Lo so e basta…” disse puntando gli occhi risoluti in quelli di Rukawa “Aveva appena concluso le indagini. Di lì a poco avrebbe presentato le prove in tribunale provocando l’arresto dell’intera organizzazione…” “Questo ha un senso…tu credi che abbiano simulato il suicidio e si siano liberati delle prove…” “Esatto…ma mia madre non era una sprovveduta, sapeva bene di essere in pericolo…da quello che so, in casa, non sono state ritrovate prove di nessun tipo, per questo sono tornato…sono sicuro che ci sia una copia di quelle prove. Non so dove ma sono sicuro che c’è…” “E se avessero fatto sparire anche quelle?” “Ragiona…tu cosa avresti fatto al posto di mia madre?” “Avrei fatto almeno una copia di ogni prova e le avrei nascoste molto bene…” rispose sospirando il moro. “E il mio obiettivo è trovarle…” “Anche se le trovassi non potresti dimostrare che la sua morte è collegata a loro…” “Lo so…”disse tristemente Hana “ma è sempre meglio che saperli a piede libero…” “Nh…” Hana si alzò e prese le valige “Ora devo andare…” Kaede si alzò di scatto a quelle parole. “Non credo…prima di tutto vieni con me…” “Dove?” “Yohei è preoccupato…non sapevo più come consolarlo…” Hana sbatté le palpebre stupito. “Tu hai consolato Yohei?” “Stava male…e per la cronaca è una delle poche persone che ammiro…” Il rossino non aggiunse nemmeno una parola limitandosi ad incamminarsi con il compagno a casa di Yohei. Una volta arrivati Hana suonò il campanello un po’ titubante e preoccupato per la reazione che avrebbe avuto il suo amico. Ma l’unica cosa che ottenne fu un pianto di felicità da parte del ragazzo che gli si gettò al collo. Entrati in casa Hana si limitò a parlare del suicidio della madre, nessuna parola in più. Una volta usciti il rossino si avviò verso casa seguito da Kaede. “Perché non gli hai detto nulla?” “Non me la sentivo….ma tu perché mi segui? Casa tua non è dall’altro lato?” “Vengo da te…” il rossino si fermò voltandosi verso di lui “Perché?” “Non ti lascio solo…” rispose Kaede capendo che probabilmente Hana non aveva pensato minimamente all’impatto che avrebbe avuto entrando in casa. Il rossino dal canto suo non aveva voglia di discutere, per cui proseguì verso casa. Una volta arrivati Hana infilò la chiave nella toppa spalancando la porta. Si irrigidì all’istante iniziando a tremate. Kaede al suo fianco lo prese per mano. “Stai tranquillo…rilassati…” tentò di infondergli un po’ della sua sicurezza e del suo calore. Rimasero sulla porta per un po’…poi quando Kaede vide l’amico calmarsi decise che era il momento di entrare. Continuando a tenerlo per mano fece un passo e poi un altro seguito da Hana chiudendo la porta. “Tutto ok?” chiese guardandolo negli occhi “Si…” rispose Hana iniziando a muoversi per la casa come aveva sempre fatto. Si avvicinò alla credenza e la aprì estraendone alcuni barattoli e riponendoli sul tavolo. “Merda…” “Che c’è?”chiese Kaede che lo osservava curioso. “E’ tutto scaduto…” affermò eseguendo la stessa operazione con il frigorifero. “Andiamo a fare la spesa…” risolse semplicemente l’altro “Come andiamo?” chiese Hana perplesso… “Rimarrò qui per un po’ ” “No…no no no…decisamente no…ma che ti prende di colpo? Hai sbattuto la testa? Cos’è tutta sta gentilezza? Ti faccio pena?” Kaede lo guardò perplesso… “Do’hao…punto uno sono sicuro che lo avresti fatto anche tu con me…punto due non mi fai pena, sono solo preoccupato….punto tre ficcati bene in testa che non mi muovo da qui…” “Ma perché?” “Amicizia forse?!” chiese come se fosse ovvio “Noi siamo amici?” “Do’hao…” “Va bene ho capito…ci rinuncio” rispose Hana sollevato che Kaede avesse deciso di rimanere lì. |
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Online da: Luglio 2007
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