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LA VERITA'
Capitolo 2 |
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Note: NC-18 - Yaoi - Dark
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Autrice: Nanna
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| Una settimana dopo Hana era sdraiato nel letto a due piazze della madre accanto al ragazzo che ormai si era stabilito a casa sua e non aveva accennato minimamente a volersene andare. Non che la cosa lo infastidisse, ma decisamente non riusciva a capire il suo comportamento. Hanamichi non aveva ancora dato inizio alle sue ricerche, limitandosi a trascorrere le giornate che gli rimanevano prima dell’inizio della scuola, a pulire la casa evitando accuratamente lo studio della madre…nonostante ciò che aveva detto non era poi così sicuro di voler scoprire la verità. E Kaede era rimasto senza chiedere il perché del suo strano comportamento… Non avrebbe mai immaginato che un giorno si sarebbe ritrovato a dover ringraziare Rukawa per qualcosa…già perché stava facendo qualcosa di veramente grande per lui, almeno dal suo punto di vista. Quando era partito da Tokio era convinto che da quel giorno in avanti sarebbe stato solo in quella casa, in balia di una marea di ricordi sulla vita passata con i genitori. E invece non era solo. Ogni volta che usciva ritrovava la volpe in casa sua e questo riusciva ad infondergli una grande sicurezza. Era impossibile per lui capire come mai la sua vicinanza gli infondesse tanta forza…proprio non capiva…ma in fondo non doveva essere meravigliato poi più di tanto data la capacità che Rukawa aveva sempre avuto di farlo reagire nei momenti più difficili. Suo malgrado doveva ammettere che averlo al suo fianco lo aiutava molto, non a parole chiaramente. In quella settimana le conversazioni erano ridotte al minimo indispensabile per due motivi: primo perché Kaede non era mai stato contraddistinto da una grande loquacità, secondo anche Hanamichi non era più il ragazzo chiacchierone di un tempo. E stranamente i silenzi del suo attuale coinquilino non erano così insopportabili per lui…si sentiva a suo agio. Pensava a tutto questo Hana mentre osservava Kaede addormentato al suo fianco, e un sorriso si fece largo sul suo volto mentre la sua mente tornava ad una settimana prima… “Tornerai a scuola?” aveva chiesto Kaede durante la prima cena “Si…i miei nonni hanno parlato con il preside…ricomincerò lunedì…anche con gli allenamenti..” “Non devi per forza giocare…” gli aveva risposto tranquillamente l’altro. Ed Hana a quell’affermazione si era sentito ribollire il sangue nelle vene… “Cos’è speravi di esserti liberato di me?? Non mi reputi abbastanza bravo per giocare in squadra?” aveva urlato contro all’altro senza che ci fosse una reale motivazione per farlo. Rukawa, che si era appena alzato da tavola per riporre il piatto nel lavandino, si era girato di scatto…nei suoi occhi uno sguardo che Hana non aveva mai visto…non sapeva cosa leggervi … “Idiota…” e il rossino si era sentito gelare sul posto, non sapeva cosa rispondere mentre osservava l’altro avvicinarsi alla porta ed infilarsi il cappotto. “E ora dove vai?” chiese poi più calmo “A farmi un giro…” aveva risposto seccato l’altro uscendo. Hana era rimasto senza parole…sapeva di aver detto qualcosa di sbagliato ma questa volta non sapeva veramente cosa fosse…non era di certo la prima volta che rispondeva in quel modo, eppure Kaede non aveva mai reagito così…sembrava ferito… Dopo alcuni minuti si alzò dal tavolo ed uscì a cercarlo…doveva scusarsi con lui…anche perché la sua reazione oltre ad essere esagerata era dettata dalla sua naturale insicurezza. Le parole del moro lo avevano ferito…però se Kaede aveva reagito in quel modo forse aveva tratto conclusioni affrettate… Girò a vuoto per un paio d’ore non sapendo più dove cercarlo…in quel momento si rese conto di non aver controllato il posto più ovvio…dove cercare Kaede Rukawa se non in un campo da basket?...e così corse verso il campetto più vicino a casa sua, quello in riva al mare dove si era allenato con Haruko nei tiri ravvicinati. Ed infatti Kaede era lì…seduto in mezzo al campo con le gambe raccolte al petto e leggermente divaricate, le braccia appoggiate alle ginocchia. Hana entrò nel campetto osservando il moro che gli dava le spalle. “Mi dispiace…” “Per cosa..” rispose l’altro senza voltarsi “Non lo so…ma evidentemente ti ho fatto arrabbiare…” “Nh…” Trascorsero parecchi minuti di silenzio prima che Rukawa decidesse a spiegargli il perché della sua reazione. “Non te l’ho detto perché non voglio che torni in squadra…” “….” “Mi reputi davvero così meschino da cercare di liberarmi di te in questa situazione?” “No…” “….” “Allora perché l’hai detto?” “Perché magari visto come vanno le cose non è il massimo per te correre dietro ad uno stupido pallone…” Kaede, sempre di schiena, non riuscì a vedere il sorriso del rossino. “Sai…quello stupido pallone, come l’hai appena chiamato tu, è diventato fondamentale per me…io non posso stare senza il basket…in questi tre mesi ho passato le mie giornate ad allenarmi fino allo stremo…io amo davvero questo sport, ora più che mai…” detto questo si voltò e tornò a casa lasciando Kaede perso nei suoi pensieri. Era stupito…Hanamichi era entrato nella squadra solo per far colpo su Haruko e nonostante l’impegno che ci aveva messo negli ultimi mesi non credeva che fosse diventato davvero importante… E sorrideva…sorrideva pensando che in fondo il basket riusciva a compiere dei miracoli sulle persone, persino su di lui che non si era interessato mai a nulla…poi aveva iniziato a giocare ed era scoccata la scintilla… E quella passione che lui sentiva dentro di sé ogni volta che giocava, ora la sentiva anche Hana…quella forza che lo spingeva a cercare la palla e a volare verso il canestro concentrando tutta la forza in uno slam dunk... Si alzò in piedi… Quello sport era passione…fuoco allo stato puro che scorreva nelle vene e bruciava anche le ossa… E mentre si dirigeva verso casa del rossino Kaede si chiedeva se fosse poi così normale bruciare in quel modo solo per una palla a spicchi…se non esistesse qualcos’altro, oltre quello, a potergli fare provare le stesse sensazioni, magari più forti…più scottanti…più travolgenti… Poi cambiò strada dirigendosi a casa sua per spiegare la situazione ai genitori e prendere un po’ della sue cose. Dopo un’ora suonò il campanello di Hana e quest’ultimo aprì la porta. “Pensavo non tornassi…” disse facendolo entrare “Hn…non è così facile…” Hana lo guardò per cercare una spiegazione, ma non arrivò. Quindi rassegnato all’incapacità del compagno di comunicare chiaramente i suoi pensieri, lo condusse nella stanza di sua madre dicendogli che sarebbe stata la sua camera e poi si recò nella sua. Al contrario della madre lui dormiva sul futon che tuttavia non era steso come sempre sul pavimento…cercò per mezzora nell’armadio ma del futon nessuna traccia… Con la coda tra le gambe entrò nella stanza di Rukawa che, sdraiato sotto le coperte, osservava il soffitto. “Ehm…” Kaede si voltò verso il rosso “Nh?” “Non trovo il futon…” il moro lo guardò perplesso “E allora?” “Bhe…s-si insomma…” continuava ormai rosso come un peperone. Il suo imbarazzo fu evidente anche a Kaede, che colse al volo il motivo della sua esitazione e con tranquillità risolse il problema senza il bisogno di pronunciare nemmeno una parola. Scostò il piumone dal lato del letto libero e si girò dall’altra parte per dormire. Hana ancora piuttosto imbarazzato si diresse verso il letto e si coprì. “Buonanotte…” disse rivolto al compagno, ma non arrivò nessuna risposta. Probabilmente si era già addormentato. Poco dopo si addormentò anche lui. Hana guardò la sveglia…6.55…cinque minuti e sarebbe suonata. Sorrise ripensando a come ogni mattina la staccasse nonostante il fatto che non fosse lui a dover andare a scuola. Questo perchè Kaede non dava alcun segno di sentirla e così, seppur di malavoglia, la spegneva e svegliava il compagno. La prima mattina si era dimenticato della reazione che avrebbe provocato nel moro, e il risultato era stato un bel pugno in faccia. Il giorno successivo aveva capito che era meglio tenersi a debita distanza dopo averlo chiamato. Bip Bip… Il rossino staccò la sveglia. Da quel giorno anche lui sarebbe tornato a scuola…. Si alzò dal letto e come ogni mattina si diresse alla porta urlando: “KAEDE!!!” Vedendolo spalancare gli occhi corse al bagno per farsi una doccia ed evitare di essere ucciso… Mezzora dopo i due ragazzi, finita la colazione, uscirono di casa. Il moro camminava per le strade in stato di semi incoscienza e Hana lo osservava chiedendosi come facesse a dormire sempre e comunque. Senza nemmeno rendersene conto aumentò il passo lasciando indietro un Kaede che dormiva in piedi… Il rossino si chiedeva come lo avrebbero accolto i suoi compagni dopo tre mesi di assenza. Non sarebbe comunque stata una sorpresa dato che Yohei li aveva avvisati del suo ritorno e di quello che era successo, anche se ovviamente nessuno sapeva che Kaede viveva con lui da una settimana. Tutto sommato si era pentito di essere partito. Era convinto che se fosse rimasto sarebbe stato tutto più semplice, avrebbe avuto qualcuno su cui poter contare e un buon diversivo ai suoi tristi pensieri. Appena varcò i cancelli della scuola Haruko corse tra le sue braccia in lacrime. Ma non fu questo a stupirlo, bensì la presenza dei suoi compagni che si avvicinavano sorridendogli…compresi Mitsui, Kogure e Akagi che ormai non frequentavano più il liceo. Non mosse un muscolo per abbracciare a sua volta Haruko, che dopo poco si allontanò da lui…e guardò i ragazzi negli occhi uno per uno. Si creò un’atmosfera irreale che solo Mitsui ebbe il coraggio di rompere per mettere fine a quel silenzio così inconsueto per i giocatori di basket dello Shohoku. “Ehilà Tensai! Allora hai deciso di onorarci nuovamente della tua presenza?” Hana si limitò a sorridere e l’intera squadra si avvicinò a lui evitando di chiedergli come stesse e comportandosi come erano soliti fare ogni giorno. Rimasero fuori da quella rimpatriata solo due persone. Kaede, che si stava dirigendo a scuola a passo spedito dopo aver sbattuto una craniata ad un palo della luce ed essersi svegliato definitivamente, e Akagi, che invece se ne stava in disparte. Solo quando i ragazzi della squadra si allontanarono da Sakuragi l’ex-capitano si avvicinò. Si guardarono negli occhi alcuni minuti…quello che più di tutto preoccupava il rossino era proprio la sua reazione…non l’aveva mai ammesso ma teneva molto al giudizio del ‘gorilla’…oltre ad essere stato il suo mentore per lui era come un fratello maggiore… Il pugno di Akagi lo colpì in testa suscitando l’ilarità generale e un sorriso da parte di Kaede appena arrivato. “Ahia gori!!! Sono appena tornato e già mi prendi a pugni??” si lamentò il rossino tenendosi la testa teatralmente. “Guai a te se osi sparire un’altra volta senza avvisarmi!!! Chiaro???” disse Akagi con un tono talmente serio da far sentire in colpa Hanamichi. “Mi dispiace…” disse quest’ultimo seriamente. “Non importa…cosa potevo aspettarmi da un’idiota come te…” rispose scherzosamente scompigliandogli i capelli… “Io non sono un’idiota!!! Sono il tensai…” rispose baldanzoso provocando il solito siparietto. Kaede, che stava osservando la scena poco lontano, si avviò verso l’ingresso con un sorriso sulle labbra…come immaginava la squadra era riuscita a riportargli parte del suo buonumore…e lui ne era felice…l’Hanamichi che aveva avuto di fronte in quei giorni era molto distante dal ragazzo che conosceva…certo non si illudeva che tornasse quello di tre mesi prima, ma sicuramente averli intorno lo avrebbe aiutato…soprattutto alla luce di quello che avrebbe potuto scoprire… Il pomeriggio agli allenamenti Hana lasciò allibita l’intera squadra. Correva da una parte all’altra del campo come una furia, con una resistenza ancora maggiore rispetto a quella che aveva sempre avuto. Nessuno riusciva a contrastarlo in potenza…prendere un rimbalzo quando c’era lui sotto canestro era un’utopia…riusciva a tagliare fuori con il corpo qualsiasi avversario, persino Rukawa… L’unico modo per oltrepassarlo erano le finte di Ryota e Rukawa, ma nel corpo a corpo Hana era diventato imbattibile, forse nemmeno Akagi sarebbe riuscito ad oltrepassarlo. Kaede alla fine degli allenamenti rimase in palestra per i soliti tiri supplementari. Hana era migliorato in maniera impressionate, per la seconda volta in tre mesi aveva fatto dei progressi miracolosi…l’unica cosa che ormai gli mancava era l’esperienza. E Kaede si chiedeva cosa avesse fatto in quei tre mesi…evidentemente aveva trovato qualcuno con cui allenarsi. Eppure sembrava assurdo che si fosse preoccupato di quello con il dolore che aveva dovuto affrontare. Forte…questo fu l’unico aggettivo che Kaede riuscì ad accostare al rossino. Probabilmente al posto suo sarebbe crollato, l’altro invece era ancora in piedi. Certo non illeso ma ancora vivo e con una grande voglia di riscatto. Forse era solo questo che l’aveva tenuto in piedi in quei mesi. Arrivato a casa buttò il borsone nell’ingresso togliendosi le scarpe. Stranamente in casa regnava il silenzio più totale, Hana non era nel salotto a guardare la tv, né in cucina a preparare la cena e Kaede capì… Si recò nello studio della madre del rossino e lo trovò seduto per terra con la schiena appoggiata alla parete intento ad aprire vari schedari sbuffando. “Trovato qualcosa?” gli chiese entrando nella stanza e sedendosi davanti al computer accendendolo. “Macchè…uff…perché accendi il computer?” “Dubito di trovarci qualcosa ma non si sa mai…” “Meno male che lo sai usare almeno tu…” disse alzandosi e riponendo lo schedario al suo posto. “Dubito che ci sia qualcosa qui dentro…” poi la sua attenzione venne calamitata da un blocco di fogli sulla libreria. Strano a dirsi ma Hana non ci arrivava, per cui si arrampicò su di essa sotto lo sguardo perplesso di Kaede. Mise male un piede e scivolò a terra come una pera cotta, pochi secondi dopo aver preso in mano i fogli che si sparpagliarono a terra. “Do’hao…ti sei fatto male?” chiese il moro alzandosi fissando un punto preciso del pavimento accanto ad Hana. “Secondo te??” rispose ironico l’altro seguendo lo sguardo della volpe. Infatti la caduta di Hana aveva causato lo spostamento di una delle assi del parquet, evidentemente non ben fissata. Ma quello che aveva attirato l’attenzione di Kaede e subito dopo di Hana non era l’asse spostata, bensì un diario riposto sotto di essa. La volpe accovacciandosi lo prese in mano e lo passò all’altro, che si spostò appoggiandosi ad una parete permettendo a Kaede di risistemare l’asse ed essere sicuro che al loro passaggio non si sarebbe spostata nuovamente. Poco dopo si sedette a fianco al rosso che osservava il diario senza capire perché fosse nascosto lì sotto. Lo aprì ed iniziò a leggere ad alta voce… 01/04/19XX Oggi ho stretto tra le braccia per la prima volta il mio piccolo…Hanamichi... Il mio bambino…non ho mai provato tanta felicità in tutta la mia vita… E pensare che non volevo tenerlo, se non fosse stato per Takeshi avrei abortito. Hana si fermò un attimo deglutendo a vuoto…cercava di assorbire la notizia…. Il giorno in cui scoprii di essere incinta mi sentii morire...non volevo che quel bambino mi ricordasse costantemente la violenza subita da quell’uomo… Solo Takeshi, mio marito, al corrente della situazione cercò di farmi riflettere... Mi disse che avevo ancora tempo e di non prendere decisioni affrettate... E così feci…aspettai un po’ di tempo e sentii qualcosa crescere dentro di me…istinto materno forse…ma mi resi conto che non sarei stata in grado di abortire…al di là di ogni cosa quel bambino che stava crescendo dentro di me era mio figlio e io volevo farlo nascere e vederlo crescere, accanto ad un marito che mi amava e che mai, nemmeno per un momento, ha pensato che quel bambino fosse un errore... era pronto a crescerlo come fosse suo figlio insieme a me… Oggi più di allora sono convinta di aver fatto la scelta giusta. Kaede si voltò preoccupato osservando Hana che fissava un punto fisso di fronte a sé… Si alzò sfilandogli il diario dalle mani e poggiandolo sulla scrivania…per quel giorno aveva già scoperto troppo. Si inginocchiò di fronte a lui per contenere qualsiasi crisi nervosa …tuttavia questa fu diversa da quella che si aspettava… “Due volte…l’hanno violentata due volte…Sono…un errore…” sussurrò lasciando Kaede stupito… “Cosa?” chiese il moro sperando di aver capito male. Si maledisse quando vide le lacrime sul volto di Hana e sentì le sue urla… “SONO UN ERRORE…SONO IL FIGLIO DI UN FOTTUTISSIMO MANIACO CHE HA VIOLENTATO MIA MADRE…IO SONO UN MOSTRO!!! IO…” non riuscì a terminare i suoi vaneggiamenti…uno schiaffo partì autonomamente da Kaede, il quale ne aveva abbastanza di sentire quelle urla isteriche… Hana lo osservava confuso, seppur ancora il lacrime. “Ora ascoltami bene perché non lo ripeterò un’altra volta…” disse il moro fissandolo negli occhi… “Non ti voglio mai più sentir dire una cosa del genere…tu non sei un errore e non sei un mostro…sei un ragazzo stupendo, forse esibizionista e megalomane, ma con un gran cuore…tutti quelli che ti conosco non possono far altro che volerti bene…ti sei mai chiesto perché?? Bene, te lo dico io…perché sei un uragano esuberante e pieno di vita, riesci a portare allegria solo con la tua presenza…gli allenamenti senza di te erano un mortorio e non perché sei un buffone, ma perché sei la nostra forza…solo tu puoi portare allegria nelle giornate più nere…la tua risata è contagiosa e in qualche modo riesci a spronare tutti a dare il meglio…tu sei speciale e nemmeno te ne rendi conto…non sei un errore, nemmeno tua madre lo pensava…l’ha scritto anche lei…non poteva fare una scelta migliore…” E a quelle parole Hanamichi iniziò a singhiozzare violentemente…era sconvolto per quello che aveva letto, ma quelle parole, a maggior ragione perché pronunciate da Rukawa, ebbero la capacità di farlo sentire meglio… Kaede lo abbracciò accarezzandogli la schiena per farlo calmare e Hana gli gettò le braccia al collo. Quando si calmò il moro si alzò e gli tese una mano, che il rosso afferrò lasciandosi guidare da lui… Giunti in camera… “Ora riposati…” disse Kaede e Hana lasciandogli la mano si sdraiò sotto le coperte addormentandosi quasi subito. Quando se ne accorse Rukawa si avvicinò ad Hana e gli accarezzò una guancia asciugandogli le lacrime… “Non sei un errore…” sussurrò e si diresse in cucina a preparare la cena. Vedendo che il rosso non si svegliava decise di mangiare e subito dopo si sdraiò sul divano guardando la tv. Due ore dopo Hana scese le scale e vide Kaede dormire sul divano con la tv accesa. Sorrise spegnendo l’elettrodomestico e coprendo il moro con una coperta. “Grazie…” sussurrò vicino al suo volto dandogli un bacio sulla fronte “Cosa farei senza di te?” chiese più a se stesso che all’altro. Si recò in cucina e trovò la tavola apparecchiata per lui. Mangiò e tornò nello studio della madre… Lesse qualche pagina del diario in cui la donna parlava entusiasta della sua crescita, fino ad arrivare al primo giorno della sesta elementare…giorno in cui, tornando a casa, si era definito per la prima volta un Tensai… Ricordava bene quel giorno… Nella scuola avevano organizzato una gara di corsa in velocità tra le sezioni dello stesso anno e lui aveva vinto… Sorrise ripensando che da quel giorno in poi continuò ad autoproclamarsi Tensai anche senza un motivo… Attraverso gli occhi della madre rivisse parte della sua vita e della serenità che aveva provato accanto ai suoi genitori…già…entrambi erano suoi genitori, perché Hana nemmeno per un istante aveva pensato di considerare l’uomo che l’aveva cresciuto con tanto affetto come un estraneo…e in fondo poteva capirli se avevano deciso di non dirgli la verità… Ma quello ora non era importante…leggendo quel diario aveva capito una cosa fondamentale…Kaede aveva ragione dicendo che non era un errore…aveva difficoltà a considerare se stesso come il ragazzo che l’amico gli aveva descritto, però almeno su quel punto aveva ragione. Ripose il diario sulla scrivania e tornò a dormire un po’ più sereno. |
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Online da: Luglio 2007
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