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LA VERITA'
Capitolo 4 |
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Note: NC-18 - Yaoi - Lemon
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Autrice: Nanna
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| Hanamichi poco dopo distolse lo sguardo mentre Kaede continuava ad osservalo. Intorno a loro solo silenzio. Improvvisamente Hana si alzò e salì in camera da letto, dove si cambio e si infilò sotto le coperte. Rannicchiandosi su un fianco iniziò a riflettere. A parte il nome di suo padre non aveva nessun indizio e in ogni caso non avrebbe potuto dimostrare la prima violenza subita da sua madre. Per la prima volta considerò l’accaduto da una prospettiva diversa: se quell’uomo non avesse violentato sua madre lui non sarebbe nato. Da un lato non poteva che soffrire e odiare suo padre per averla violentata, ma dall’altro si ripeteva che non avrebbe avuto una vita, non avrebbe sperimentato l’amore di due genitori e legami come l’amicizia. Tutto sommato anche se la vita spesso si rivelava complicata, la sua in particolare, valeva la pena viverla. Sospirò e chiuse gli occhi. In quel momento Kaede entrò in camera e gli si avvicinò pensando ad un qualunque gesto che potesse far capire al rossino che gli era vicino. Allungò una mano e gli scompigliò affettuosamente i capelli per poi allontanarsi e infilarsi sotto le coperte. La mattina seguente Hana staccò la sveglia che continuava come al solito a suonare senza che Kaede muovesse un muscolo e come ogni mattina lo svegliò urlando il suo nome e correndo giù per le scale. Il rossino mentre aspettava che Rukawa finisse di prepararsi prese in mano il diario e si sedette sul divano. Quando scorse con la coda dell’occhio il moro parlò. “Senti questa…mia madre dice che il mio vero padre è morto e che sa di essere in pericolo…” Kaede si voltò piuttosto irritato verso di lui, anche se dal viso non traspariva nulla. “Hana ti rendi conto che vivi solo per quel diario? Dovresti smetterla di dannarti in questo modo…” “E cosa dovrei fare? Continuare la mia vita come se niente fosse? Lo sai perché lo faccio…” “Non dico di fingere che non sia successo nulla, né di non leggere quel diario…ma non puoi costruire la tua vita solo intorno a quello…” “Ha parlato quello che vive solo per il basket..” si alterò Hana guadagnandosi un’occhiataccia da parte del moro. “Lo sai che non è vero, altrimenti non sarei qua…e comunque se non altro io ho un obiettivo per il mio futuro…tu invece non fai nient’altro…sembra che abbia perso ogni interesse, non apri un libro di scuola nemmeno se ti minacciano con una pistola e non esci con i tuoi amici…andando avanti così sarai talmente nervoso che non combinerai nulla nemmeno il campo…finirai per avere un esaurimento nervoso se ti fai condizionare l’esistenza da questa storia…” “Non dire stronzate…io sto benissimo e non mi sembra che il mio rendimento nel basket ne abbia risentito…” “Vedremo…” concluse il moro uscendo di casa lasciando Hana sul divano a rimuginare. Possibile che Kaede non capisse che per lui era importante scoprire cosa era davvero successo? Si alzò e si diresse a scuola. Per tutta la mattina Hana evitò Rukawa per non doversi subire quelle che dal suo punto di vista potevano essere considerate paternali. Gli allenamenti però andarono come previsto dal moro. Il rossino era deconcentrato e perso nei suoi pensieri e il risultato fu disastroso. Passaggi sbagliati, tiri non riusciti, rimbalzi mancati… Tutta la squadra capì che qualcosa non andava, ma preferirono non farglielo notare visto che l’umore di Hana peggiorava ad ogni errore. Quando Kaede tornò a casa dopo l’allenamento supplementare trovò il rossino seduto sul divano intento a fissare il pavimento con un’espressione triste. “Che hai?” chiese lasciando il borsone nell’ingresso e sedendosi al suo fianco. “Avevi ragione…” rispose fissandosi le scarpe. “Su cosa in particolare?” “Su tutto…non riesco più a combinare nulla nemmeno nel basket, sono una frana…” Kaede portò una mano al mento dell’altro e lo costrinse a guardarlo negli occhi “Non è vero…sei solo un po’ sotto pressione…” Hana distolse lo sguardo imbarazzato. “Ehi…” disse il moro poggiando la fronte su quella dell’altro incatenando il loro sguardi “Devi solo distrarti un po’…” Quella vicinanza riportò a galla l’attrazione che provavano portandoli a muovere istintivamente il viso verso quello dell’altro nello stesso istante. Le loro bocche si incontrarono in un bacio casto che si trasformò immediatamente in passionale. Hana portò le braccia al collo della volpe che lo strinse a sé cingendogli i fianchi per avere un maggiore contatto. La passione, che entrambi avevano trattenuto, esplose travolgendoli senza che nessuno dei due potesse fare nulla per contenerla. Kaede spinse il rossino a sdraiarsi sul divano senza staccarsi dalle sue labbra, mentre le sue mani correvano frenetiche sotto la maglia di Hana sfiorando il petto. Quest’ultimo iniziò ad accarezzare la schiena di Rukawa per poi afferrare il maglione e sfilarglielo. Poco dopo Kaede tolse la maglia al rosso iniziando a tracciare una scia di baci sul torace, subito sostituiti dalla sua lingua che assaporava più pelle possibile soffermandosi sui capezzoli dell’altro e provocando in lui numerosi gemiti. Un movimento di Hana portò le loro erezioni a contatto provocando un brivido di piacere il entrambi. Ben presto rimasero nudi ed eccitati uno sopra l’altro guardandosi negli occhi e poi ricominciando a baciarsi febbrilmente. Nessuno dei due si fermò un secondo a pensare al perché e alle conseguenze di quel gesto. In quel momento erano consapevoli solo del piacere che provavano e non desideravano altro. Kaede si allontanò dalle labbra del compagno tracciando con la lingua un immaginario percorso che cominciava sul collo di Hana per poi scendere fino all’inguine. Senza pensarci un secondo di più prese il membro turgido del compagno in bocca iniziando un lavoro di suzione che fece urlare in rosso di piacere. Nel frattempo Hana prese una mano del compagno iniziando a passare la lingua sulle sue dita, quando furono sufficientemente bagnate la mano di Kaede scese lentamente fino a posizionare un dito sull’apertura del compagno per prepararlo. Solo quando le dita di Kaede diventarono due Hana sentì un leggero dolore pervaderlo, ma il moro era attento ad ogni sua piccola reazione per questo si fermò e aspettò che l’altro si abituasse prima di ricominciare a muovere le dita. Si allontanò dal membro del compagno suscitando un gemito di insoddisfazione subito placato dalla bocca della volpe che nel frattempo sfilò le dita dall’apertura. Si scostò dal viso del rosso e si posizionò tra le sue gambe. “Sei sicuro?” chiese soltanto “Si…” rispose l’altro Kaede lentamente iniziò a penetrare Hana che cercò di non urlare dal dolore artigliando le sue spalle. Il moro si fermò per dare modo all’altro di abituarsi alla sua presenza. Dopo alcuni minuti Kaede era dentro di lui e assestava la prima spinta. Quando il dolore del rosso scomparve, la volpe iniziò ad accarezzare il membro dell’altro cercando di dargli più piacere possibile. Chiusi in quel guscio di piacere dimenticarono ogni cosa intorno a loro, erano importanti solo loro due e quelle sensazioni che insieme stavano provando. Dopo l’ennesima spinta Kaede riversò il suo piacere dentro al compagno, che a sua volta raggiunse l’orgasmo. Il moro uscì dal corpo del rosso sdraiandosi al suo fianco. Hana allungò le braccia verso la coperta vicino alla sua testa e coprì entrambi. Solo in quel momento, uno affianco all’altro, sfiniti e ancora ansimanti si chiesero che cosa avevano fatto…. La mattina seguente Hana fu il primo ad alzarsi, era ancora presto e quindi decise di non svegliare l’amico. Amico…il rossino si chiese se ora poteva ancora definirlo amico...cos’erano ora loro due? Erano passati dall’odio all’amicizia…e ora, dopo quello che era accaduto, come potevano definirsi? A questo pensava il rossino sotto il getto della doccia. Non era pentito di aver fatto sesso con Kaede, se fosse tornato indietro avrebbe fatto esattamente la stessa cosa. Si era sentito davvero bene fra le sue braccia, il quella bolla di piacere che entrambi avevano creato, ma ora era confuso…e si chiedeva se fosse ancora il caso di vivere insieme… Quando Hana uscì dal bagno Kaede era già sveglio, si guardarono negli occhi ma nessuno disse nulla. Il moro fu il primo a riscuotersi e salì al piano superiore per farsi una doccia. Le sue condizioni non erano migliori di quelle di Hana. Anche lui era confuso…aveva come la sensazione che ciò che era successo quella notte non fosse solo sesso. Tuttavia non riusciva nemmeno a credere che fosse amore…decisamente pensava che quella fosse una parola troppo grossa. In ogni caso riteneva che fosse il caso di allontanarsi un po’ da lui, gli avrebbe parlato e avrebbe spiegato le sue ragioni. In fondo anche Hanamichi sembrava parecchio confuso per l’accaduto e in più forse, si era lasciato andare solo perché stava passando un momento difficile. Kaede si sentiva davvero attratto da Hana e probabilmente avrebbe prima o poi desiderato ripetere l’esperienza, ma non voleva approfittare di quel momento di debolezza… Forse un giorno ne avrebbero riparlato dopo aver capito meglio se stessi…ma ora era necessario allontanarsi per un po’. Entrambi finirono di prepararsi e fecero colazione in cucina nel silenzio assoluto…uno più teso dell’altro. Fu Kaede a rompere il silenzio. “Senti…credo che dovremmo allontanarci un po’…penso che tu sia confuso quanto me…” “Già…” rispose Hana alzandosi per lavare le scodelle, poi si voltò verso Kaede. “Comunque non sono pentito…se tornassi indietro lo rifarei…” “Vale anche per me…” chiarì il moro. Poco dopo si recarono a scuola. Al termine degli allenamenti Kaede tornò a casa con Hana, prese la sua roba e tornò a casa sua. Dopo un paio d’ore Hana si sentì solo per la prima volta da quando era tornato, confuso per gli ultimi avvenimenti e triste per tutte le scoperte fatte. Sentiva il bisogno di parlare con qualcuno…così senza pensarci troppo chiamò il suo migliore amico. Mezzora dopo erano seduti sul divano di casa del rossino. “Non sono stato completamente sincero con te quando sono tornato…” esordì Hana Yohei sospirò “Lo so…sei troppo trasparente…aspettavo solo che decidessi di parlarmi…” Così Hana un po’ rincuorato che l’amico non fosse arrabbiato gli spiegò tutto quello che era successo…la morte della madre, la partenza per Tokio, la scoperta di essere gay, perché era tornato e la convivenza con Rukawa. “E ora dov’è?” chiese poi Yohei “Abbiamo deciso di allontanarci per un po’…” rispose Hana imbarazzato “Perché?” “Vedi…ieri sera abbiamo…” il rossino deglutì a vuoto non riuscendo a proseguire “Hana cosa avete fatto? Lo sai che non ti giudico…” “Sesso…” sussurrò abbassando la testa. “Tutto qui?” chiese Yohei sorridendo “Come tutto qui? Non ti sconvolge nemmeno un po’?” “Bhe non che mi lasci totalmente indifferente, ma non sono sconvolto…non ci trovo nulla di strano se non il fatto che prima di andartene dicevi di odiarlo…” “Lo so…mi sono accorto di essere attratto da lui qualche giorno fa…non l’ho mai odiato e quando sono tornato averlo così vicino mi ha aiutato molto, si è rivelato un buon amico…” “Capisco…quindi vi siete allontanati perché siete confusi giusto?” “Già…” disse Hana incupendosi. “Provi qualcosa per lui?” “Non lo so…sai stavo bene con lui in questi giorni, così come stavo bene ieri sera…” “Tranquillo Hana…lo capirai con il tempo…non arrovellarti troppo il cervello…” “Forse hai ragione…” Yohei sorrise. “Senti…che ne dici se andiamo a fare un giro con gli altri? Un po’ di relax ti farebbe bene…” Hana era restio ad accettare, ma le parole di Kaede gli ritornarono alla mente e così dopo qualche minuto annuì. |
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Online da: Luglio 2007
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