|
LA VERITA'
Capitolo 10 |
|
Note: NC-18 - Yaoi
|
|
Autrice: Nanna
|
| E gli allenamenti procedettero tra un canestro e un tiro sbagliato, ma Hana non si perdeva mai d’animo. Anzai lo osservava segnando su un notes i canestri riusciti e quelli falliti, nonostante i tiri liberi non fossero il suo forte manteneva una buona media. E ciò che rendeva orgoglioso l’allenatore era proprio la sua voglia di imparare, perché sapeva benissimo che Sakuragi conosceva i suoi limiti nonostante le sue proclamazioni, e lo testimoniava il fatto che quando c’era da allenarsi anche il doppio degli altri non si tirava mai indietro. Quel ragazzo era una forza della natura e possedeva un grande talento seppure ancora da sviluppare. Anzai seguiva Hanamichi ormai da un anno, i suoi progressi avevano del miracoloso e sicuramente la sua testardaggine gli avrebbe permesso di diventare entro la fine del liceo un giocatore completo. A cinque minuti dalla fine dell’ora a loro disposizione il mister dichiarò conclusi gli allenamenti mattutini. Poi osservò la tabella…35 tiri riusciti su 50. Bhe non male come inizio…sorrise e lo disse ad Hana che tuttavia sembrava abbastanza contrariato. “Anche se non ti sembra è un buon risultato…”si affrettò a chiarire il coach. “A me non sembra”Anzai sorrise. “Oh oh oh…calma ragazzo calma…fidati di me, entro la fine della settimana li centrerai tutti.” “Certo, sono un genio!” si gasò Hanamichi. “Comunque per quanto vorrei non posso seguirti anche il pomeriggio, il mio medico è stato chiaro. Non posso fare troppi sforzi…” “Ma non posso continuarli da solo…” “No, infatti.” sorrise con aria sorniona il coach. “E allora?” chiese sempre più confuso Hana. “Oh oh oh…vedrai oggi pomeriggio…chiudi tu la palestra.” e si voltò andando via. Il rossino rimase in mezzo al campo piuttosto perplesso. Ogni tanto gli veniva il dubbio che l’allenatore non avesse tutte le rotelle a posto. Bha…glissò sull’argomento e dopo una doccia corse in aula per le solite mansioni. Durante la prima ora di lezione era quasi sul punto di addormentarsi. No, pensò…non aveva avuto per niente una buona idea. Cosa gli era saltato in mente di prendersi quell’onere? Non era stata una grande idea considerando tutto il resto. Si alzava un’ora prima del necessario per allenarsi in palestra, correre in classe e poi le lezioni, durante le quali non poteva assolutamente addormentarsi. Era il primo giorno ma la stanchezza si faceva già sentire e la giornata non era ancora finita… E chissà per quanto avrebbe dovuto sostenere quel ritmo… Sospirò sbirciando con un occhio la lavagna piena di numeri e parentesi, insomma come leggere l’arabo…. Copiò qualcosa sul suo quaderno pensando di chiedere poi aiuto a Kaede. Almeno lui qualcosina in quella dannata materia lo capiva. Sospirò frustrato…quella mattina non aveva avuto tempo di scambiarci nemmeno due parole e con buona probabilità non l’avrebbe visto fino al pomeriggio. La mattinata fu più estenuante del previsto. Oltre all’andirivieni di insegnanti e materie che si succedevano con il passare delle ore, ad ogni cambio d’ora i suoi compagni esplodevano in commenti e pettegolezzi sul presidente del consiglio studentesco. Non che Hana normalmente prestasse attenzione ai pettegolezzi, ma gli sembrava quantomeno strano che proprio Hito Moroi creasse tutto quello scompiglio. Insomma era un ragazzo del terzo anno, con una buonissima media scolastica e una condotta ancor più impeccabile e ora addirittura si vociferava che fosse coinvolto in un giro di droga…e l’assenza dell’oggetto di quei pettegolezzi non faceva che aumentare la sua curiosità. La risposta a tutti i quesiti gli arrivò all’ora di pranzo quando, salito in terrazza per sfuggire a tutte le chiacchiere e le ipotesi più o meno probabili su Hito Moroi, incontrò il suo migliore amico seduto con la schiena appoggiata alla rete di recinzione e giornale alla mano. Si sedette al suo fianco salutandolo. “Hai sentito di Hito Moroi?” chiese Yohei. “Bhe a dire la verità non è che ci abbia capito molto…” Yohei si limitò a porgergli il giornale in un muto invito a leggere. Assassinato studente dello Shohoku Hito Moroi, 17 anni, presidente del consiglio studentesco del liceo Shohoku, è stato trovato morto in un vicolo del quartiere nei pressi della sua abitazione. Il suo assassinio risulta tuttora immotivato. Il ragazzo non aveva né precedenti penali, né problemi con il gruppo da lui frequentato. Gli investigatori hanno interrogato a lungo parenti e amici senza tuttavia poter trovare un movente. L’unica cosa certa e sottolineata da tutti gli interrogati, è che da circa una settimana il ragazzo sembrava comportarsi in maniera strana. Parlava poco, non usciva e si chiudeva in camera non appena tornato da scuola. “Sembrava spaventato da qualcosa,” dice un suo amico “si guardava sempre intorno, come se temesse che qualcuno lo stesse seguendo”. In realtà, seppur condivisa dagli investigatori, questa ipotesi non ha trovato alcun riscontro reale. Il caso sarà probabilmente chiuso lasciando irrisolto un grande giallo. Hanamichi alzò gli occhi dal giornale con uno strano senso d’inquietudine. “Mi sembra strano che qualcuno volesse la sua morte…”disse Yohei. “Già…” Ma il rossino non continuò il discorso, quell’argomento lo stava decisamente preoccupando e aveva come l’impressione che in qualche modo centrasse la Miyamazu. Ma poi si disse che stava diventando paranoico… Guardò l’orologio e quasi gli venne un colpo…si alzò imprecando e correndo in palestra per gli allenamenti. Di fronte alla palestra tuttavia andò a sbattere contro qualcuno. Risultato: una bella zuccata e conseguente caduta a terra dovuta all’urto. “Ma porca puttana…” sbraitò Hana tenendosi la testa con una mano…miseria se faceva male…e lui di testate era abituato a darne… “guarda dove vai razza di…” continuò alzando lo sguardo e lasciando la frase a metà. “Do’hao…” bhe si, era sicuramente in quel modo che avrebbe concluso la frase, peccato che era stato lui a prendersi dell’idiota. Kaede seduto di fronte a lui, con una mano sulla fronte dolorante, lo guardò un attimo e poi si alzò in piedi tendendogli una mano. Hana l’afferrò e si tirò su con un sorriso dolcissimo… “Ciao kitsune…” Rukawa non rispose…rimasero a fissarsi negli occhi dimentichi di tutto quello che li circondava. I loro visi che si avvicinavano inesorabilmente... “Rukawa! Hanamichi! Cos’è l’armistizio è già finito?” intervenne Miyaghi mettendosi in mezzo ai due. Li aveva visti da lontano avvicinarsi e aveva temuto che ricominciassero a picchiarsi come loro solito. Kaede e Hana si accorsero solo in quel momento di quello che stavano per fare…bel casino se qualcuno li avesse visti. Oddio…Kaede era convinto che almeno la squadra non avrebbe avuto nulla da ridire, ma non amava comunque sbandierare ai quattro venti la propria vita privata…quindi… Comunque il tutto si risolse con una scrollata di spalle e l’inizio degli allenamenti. Quando Hana vide Kaede uscire dagli spogliatoi per tornare a casa sbuffò sonoramente. Non una parola in quella giornata…salvo il Do’hao dopo la caduta… Rimase da solo in palestra, seduto su una panchina, aspettando chi l’avrebbe allenato nei tiri da tre… “Ehi mezza sega!” Il rossino si voltò verso l’ingresso della palestra trovandosi di fronte niente meno che Hisashi Mitsui. “Che ci fai qui?” gli chiese. “Sbaglio o hai degli allenamenti da portare a termine?” Ed Hana capì il perché della presenza dell’ex numero quattordici dello Shohoku. Bisognava dire che Anzai quando organizzava qualcosa lo faceva per bene. Essere allenato dal numero uno dei tiri da tre… “Bhe allora ti muovi?” chiese Hisashi vicino alla linea dei tre punti dopo essersi cambiato le scarpe. Hana lo raggiunse prendendo la palla che l’amico gli lanciava ed iniziando i suoi tiri, seguito passo dopo passo da Mitsui che gli spiegava dove sbagliava quando non centrava il canestro. E tra un tiro ed un altro i due iniziarono a chiacchierare. “Come va l’università?” gli chiese Hana. “Bha, meglio non parlarne…è un mezzo come un altro per giocare, il resto non mi importa” “Eh già…sai che novità…” “Perché questa idea dei tiri da tre?” chiese ad un certo punto Hisashi. “In realtà all’inizio per tenere la mente occupata…io e Kaede praticamente non parlavamo più o litigavamo…poi c’è stato quel casino con la Turota…” concluse Hana con stizza sbagliando clamorosamente un tiro. “Mezza sega fai attenzione alle braccia…” lo redarguì Mitsui. Hana annuì e ricominciò a tirare. “Come vanno adesso le cose con lui?” Il rossino sorrise senza rispondere e la cosa bastò per far capire a Mitsui che andava tutto bene, anche se non sapeva in che termini. “Hai capito cosa provi per lui?” continuò Hisashi. “Bhe no…cioè non lo so…è complicato, sto bene con lui ma non riesco a dare un nome a tutto questo…e poi viviamo insieme…” Mitsui lo fissò sbigottito e intervenne. “Cosa e da quando?” Ops… Hana si morse la lingua, aveva parlato troppo come al solito, tuttavia seppur imbarazzato rispose. “Da quando sono tornato…” “Ah ecco. Tranquillo lo terrò per me. Comunque adesso si spiega il vostro avvicinamento…e pensare che fino all’anno scorso se vi lasciavamo soli in una stanza correvamo il rischio di ritrovarvi morti.” “Le persone cambiano…” disse Hana lanciando l’ennesimo tiro che entrò senza un rumore nella retina. “E io dopo la morte di mia madre sono maturato…è normale no? Infondo è successo anche a te e anche Kaede non è più il solito ghiacciolo…” “Già e il merito è soprattutto vostro, ma Rukawa non è mai stato un ghiacciolo, almeno non con te…” La palla colpì il ferro con un tonfo… In fondo Mitsui non aveva tutti i torti… “Lo so, altrimenti non giocherebbe come gioca…” “Ecco, adesso proprio non ti riconosco…” “Andiamo non sono cieco, ho sempre saputo che Kaede era più bravo di me, solo non volevo ammetterlo…e poi merda con sta storia dei tiri liberi oggi non sono ancora riuscito a parlare con lui…” Hisashi sorrise… “Tanto vivete insieme no?! Lo vedrai stasera e ora smettila di fare i complimenti al tuo peggior nemico…” Hana sorrise prendendo la palla e girandosela tra le mani… Il suo peggior nemico eh? Mai definizione fu più sbagliata di quella. Mezzora dopo tra una chiacchiera ed un’altra l’allenamento terminò…risultato: 37 tiri su 50. Quasi come la mattina. Va bhe, in quel momento non gli interessava molto. Salutò Mitsui e si lavò velocemente correndo in classe per finire il prima possibile… Si…decisamente una pessima idea la sua…sarebbe morto entro la fine della settimana… Ma il rossino non sapeva che mentre lui strisciava da una parte all’altra dell’aula per mettere in ordine, il signor Anzai stava parlando con il preside proprio della sua punizione. “Crede che sia necessario continuare a fargliela scontare?” chiese il mister della squadra dopo avergli spiegato la situazione. “In teoria si. Se concedo sconti a lui dovrò farlo anche con gli altri…” rispose il preside. “Però…”aggiunse subito dopo “…ufficialmente potrei modificare la punizione diciamo con un allenamento intensivo di basket e la pulizia della palestra…” Anzai sorrise. “…che sono convinto continuerà ad essere effettuata dalla squadra come è sempre stato…” sorrise anche Kyo Ritsui “Ne parlerò con lui tra qualche giorno…prima voglio vedere se davvero è troppo faticoso, poi deciderò…” Nel frattempo Hanamichi stava correndo verso casa. Con che forza raggiunse il cancello di casa sua fu un mistero, ma ci riuscì probabilmente guidato dal desiderio di trascorrere un po’ di tempo con Kaede dopo quella giornata estenuante. E quando aprì il cancello trovandosi davanti il moro con un sacco di immondizia in mano si fermò a guardarlo…poi fece pochi passi raggiungendolo… Una volta di fronte a lui gli passo le braccia intorno al collo e poggiò le labbra sulle sue… Kaede sgranò gli occhi stupito, non si aspettava di certo quel comportamento, ma dopo un attimo di esitazione lasciò cadere a terra il sacco dell’immondizia e lo abbracciò approfondendo il bacio. Dopo alcuni istanti si allontanarono leggermente rimanendo abbracciati… “Kitsune…fanculo agli allenamenti…un’altra giornata come questa e mi ammazzo…” “Sentito la mia mancanza Do’hao?” chiese ironicamente Kaede…ma la risposta che gli arrivò non fu di certo quella che si aspettava… “Si…” disse il rosso affondando il volto nell’incavo del collo del compagno. Kaede sorrise internamente e lo strinse maggiormente a sé. Una volta dentro casa cenarono parlando di Hito Moroi e poi si stesero sul divano. Kaede sdraiato, appoggiato su un bracciolo e Hana di schiena sul petto del moro. Rimasero in silenzio per un po’, crogiolandosi nel calore dell’altro. Rukawa non era tipo da esprimere a parole ciò che provava, ma i suoi gesti significavano più di mille parole, almeno per Hana. Anche a Kaede era pesata la situazione venuta a crearsi quel giorno, il rossino gli era mancato davvero e in quel momento non vedeva altro modo per farglielo capire che stare lì a coccolarlo, passandogli una mano tra e capelli e stringendolo a sé con l’altro braccio. “Come sono andati gli allenamenti?” chiese dopo un po’ il moro sottovoce per non spezzare l’equilibrio che si era creato in quei minuti. “35 tiri su 50 stamattina e 37 oggi pomeriggio…” rispose il rosso altrettanto sottovoce continuando a tenere gli occhi chiusi per godersi meglio le carezze del compagno. “Nh…non è male…” “Anzai il pomeriggio non può seguirmi e sai chi mi allena?” “Mitsui?” Hana si voltò verso di lui alquanto perplesso. “Bhe mi sembra ovvio…” continuò il moro “…e comunque tu non molli proprio nulla…” “Ma Kae…” “Niente ma. Ti sei preso un impegno e lo porterai a termine…” “E’stancante…e in più non riesco a vederti per l’intera giornata…” Kaede si avvicinò alle sue labbra e lo baciò dolcemente. “Mi fermerò a scuola con te…” “Davvero?” “Si…” E si avvicinò di nuovo alle labbra di Hana che non aveva fatto altro che sognare durante l’intera giornata… La mattina seguente Hana si svegliò tra le braccia di Kaede… Si fermò ad osservare il suo volto così vicino al suo e lo baciò svegliandolo. Un’ora dopo erano in palestra, e mentre Hana eseguiva i suoi tiri insieme ad Anzai, Kaede svolgeva un allenamento in più che non gli sarebbe servito. Ma era un modo come un altro per averlo accanto, almeno in questo modo riuscivano a parlare un po’… Al termine dell’allenamento mattutino Hana aveva fatto 40 canestri, Anzai si disse soddisfatto e poi aggiunse che se entro la fine della settimana fosse riuscito a farli tutti e 50, dalla settimana successiva avrebbero aggiunto una marcatura. “Come una marcatura?” chiese il rossino perplesso “Bhe in partita non crederai di avere la vita così facile, devi imparare a centrare il canestro anche se ostacolato…” rispose l’allenatore e Hana sembrò illuminarsi. “E può farlo Kaede?” chiese facendo voltare l’interessato che stava seguendo il discorso tirando a canestro. “Oh oh oh…certo se lui è d’accordo…” Il rossino si voltò per chiamare Kaede e se lo ritrovò al suo fianco… “Lo farò…” disse semplicemente dirigendosi poi verso gli spogliatoi… In fondo ci aveva pensato anche lui…perché non unire l’utile al dilettevole? Quella fu una giornata abbastanza tranquilla…solite sei ore di lezione, qualche interrogazione e gli scleri dei professori…insomma una giornata come tante. Almeno fino agli allenamenti pomeridiani… Della serie la calma prima della tempesta. Quel giorno era tornata in palestra anche Ayako, seppur costretta ad usare le stampelle…e il suo umore non era comunque dei migliori… Il dolore alla gamba doveva essere abbastanza forte, perché non appena qualcuno faceva un errore iniziava a sbraitargli dietro sotto lo sguardo allibito di Hana, Kaede e Ryota… Ma quella era davvero Ayako? Va bene che non era mai stato tanto tenera, però nemmeno così rigida… Il risultato alle sue sfuriate fu un’insolita calma da parte dell’intera squadra soprattutto delle matricole, che se di solito facevano bordello, quel giorno avevano capito che era meglio stare tranquilli. Ayako se ne stava seduta in panchina con un diavolo per capello, aspettando di poter sfogare la frustrazione su qualcuno, quando si accorse di chi era appena entrato in palestra… Emi Turota se ne stava appoggiata allo stipite della porta con un ghigno che non prometteva nulla di buono. Ayako si stava alzando, pronta a tirargli in testa le stampelle, quando anche gli altri si accorsero della sua presenza. “Che diavolo ci fai tu qui?” chiese Ryota con rabbia mal celata. “Perché così arrabbiato bonsai? Dovresti essermi grata, sono qui per darti un’informazione importante.” “Ma va? Pensavo fossi qui per pestare qualcun altro…” gli rispose Hana con astio. La Turota sorrise malignamente senza rispondere alla provocazione. Kaede non la voleva? E lei l’avrebbe rovinato… “Sapete che loro due vivono insieme?” chiese con falsa indifferenza indicando il rossino e Kaede, che inarcò un sopracciglio perplesso. Come faceva a saperlo? E soprattutto dove voleva andare a parare? Lanciò un’occhiata ad Hana che stringeva i pugni preoccupato… “E perché dovremmo crederti visto quello che hai fatto?” chiese il playmaker. “Perché è la verità…li ho visti baciarsi di fronte a casa di Sakuragi…” Hana chiuse gli occhi ormai completamente in balia degli eventi…lo avrebbero buttato fuori dalla squadra, ne era sicuro, e cosa ancor peggiore avrebbe attirato su di sé gli sguardi schifati dei suoi compagni. “Cosa?” chiese Ryota allibito voltandosi verso Hana “E’ vero? State insieme?” Il rossino aprì gli occhi. “Bhe non è che stiamo proprio insieme…” rispose con imbarazzo e fierezza allo stesso tempo. La Turota sorrise maligna gioendo dello sguardo furioso del capitano della squadra di basket. Ce l’aveva fatta…aveva pedinato Kaede per giorni fino a casa del rosso e considerando quello che le aveva detto il moro aveva impiegato poco per capire che c’era qualcosa tra i due. Quindi si era limitata ad aspettare che facessero un passo falso…e questo era accaduto il giorno prima, quando incuranti di tutto si erano baciati nel giardino di casa… Kaede la osservò un attimo e sorrise interiormente…stupida come sempre… “E che diavolo aspettavate a dircelo?” chiese Ryota ad Hana…ma non sembrava schifato, semplicemente deluso per non averlo saputo… Il rossino non rispose… “Siamo amici o no? Perché non me l’hai detto?” continuò ed allora Hana alzò lo sguardo su di lui più rilassato… La Turota dal canto suo era completamente spiazzata…gli occhi sgranati ad osservare il capitano della squadra che, dopo aver cazziato per bene l’amico, aveva iniziato a sghignazzare insieme ad Hana. Ayako si alzò e passandole di fianco la guardò ferocemente per poi allontanarsi e andare anche lei a congratularsi con il rossino… Kaede, che era rimasto impassibile ad osservare l’intera scena, le si avvicinò. “Cosa credevi di fare?” le chiese glaciale. “Io…” “Sparisci…” terminò il discorso Kaede con un sibilo gelido che attirò lo sguardo dei suoi compagni di squadra… E la Turota corse fuori dalla palestra per l’ultima volta… Kaede si voltò incrociando lo sguardo felice di Hana… Bhe, tutto sommato quella stupida aveva fatto qualcosa di buono, ora almeno non avrebbero più dovuto nascondersi e anche il rossino sembrava più rilassato. Qualche ora più tardi Hana era in palestra con Mitsui e mentre centrava un canestro dietro l’altro gli raccontò l’accaduto… “Ah ah ah…credeva davvero di rovinarvi raccontando quello che aveva visto?!” “A quanto pare…in realtà lo credevo anche io…” rispose il rossino infilando l’ultimo canestro della giornata… 50…ne aveva centrati 50… Assurdo… Anche Mitsui era stupito… “Bhe che ti è preso di colpo?” chiese all’amico riferendosi ai canestri effettuati. “Che ne so...sarà che Anzai mi ha detto che se entro la fine della settimana li avessi centrati tutti avrebbe aggiunto una marcatura…” “E fammi indovinare…la marcatura è Rukawa?” chiese malizioso Hana si limitò ad arrossire… “Ah bhe…a te basta solo la motivazione giusta eh?” continuò imperterrito… “Oh va al diavolo Mitsui…” rispose il rosso fiondandosi nelle docce per evitare domande piccanti che sapeva sarebbero arrivate di lì a poco… “Che gli hai detto?” chiese Kaede, rimasto il palestra come promesso, avvicinandosi a Mitsui. “Io? Nulla…è lui che si imbarazza senza motivo…” rispose angelico. Kaede gli schioccò un’occhiataccia dirigendosi verso gli spogliatoi, poi si fermò. “Comunque grazie…” sussurrò riprendendo a camminare. Hisashi rimase mezzo sconvolto in mezzo al campo con la mascella che toccava terra. Kaede Rukawa l’aveva ringraziato? Impossibile… Bhe in fondo era vero che stava cambiando anche lui…Hana lo stava cambiando. Fino all’anno prima non si sarebbe mai sognato di ringraziare qualcuno, né tanto meno di parlare delle sue preoccupazioni…con lui poi… Hisashi si riprese dallo stupore e sorrise… “Di nulla amico…” mormorò uscendo dalla palestra. Kaede aspettò che Hana terminasse le sue mansioni ed insieme si diressero verso casa. Quando arrivarono il rossino aprì la buca delle lettere ed estrasse un nastro… Lo strinse tra le mani tremanti, come se in qualche modo sapesse già di cosa si trattava… Kaede lo prese per mano e lo condusse in casa. Dopo cena Hana era seduto sul divano con il registratore in mano… Aveva tentato di smorzare un po’ la tensione parlando della Turota e dei suoi allenamenti, ma a nulla era valso il suo tentativo. Kaede lo raggiunse sedendosi al suo fianco. Gli sfilò il registratore di mano e premette il play. < Hai scoperto qualcosa su quel ragazzo? > - Si. Si chiama Hito Moroi, ha diciassette anni e frequenta il terzo anno al liceo Shohoku. Abita in XXX < Bene, fallo eliminare. > - Ma è proprio necessario? < Si, ci ha visti in faccia mentre compivamo un omicidio. E’ pericoloso, troppo. > - Bene, me ne occupo io. A proposito è poi riuscito a farsi pagare la droga dall’uomo che ha ucciso? - < (Risata) Certo. Gli ho promesso la libertà in cambio del denaro che mi doveva e lui ha pagato, ma non solo con i soldi…(risata) > - Capisco. Bene ora con il suo permesso vado a risolvere la questione. - Kaede spense il registratore e guardò Hana preoccupato. Tutta quella situazione stava diventando pesante e ad ogni prova più pericolosa, ed ora era certo che anche il rossino se ne fosse reso conto… “Hana…” lo chiamò dolcemente prendendogli una mano tra le sue. Sakuragi si alzò di scatto. “Basta! Ora basta…non ne posso più…non voglio più sapere nulla…” urlò in preda al panico.. Kaede si alzò e tentò di abbracciarlo per calmarlo ma il rossino si divincolò… “Ti rendi conto di quello che fanno? Dio! Io non voglio finire come Hito Moroi…se l’informatore fa’ un solo errore siamo morti cazzo…te ne rendi conto??” Kaede sospirò e si avvicinò nuovamente a lui, poggiando la fronte sulla sua… “Hana guardami…” gli disse prendendo il suo viso tra le mani… “Non succederà nulla ok? Chi sta facendo tutto questo non è uno sprovveduto e sicuramente non rischierà la sua vita inutilmente…” “Io sono stanco Kaede…” rispose Hana calmandosi e poggiando la testa sulla sua spalla…Kaede lo abbracciò dolcemente… “Credevo di voler scoprire ciò che è successo davvero a mia madre e lo voglio ancora, ma non a costo della mia vita…della tua…e poi tutto questo nemmeno riguarda mia madre…” “Che tu lo voglia o meno, queste prove continueranno ad arrivare…” disse accarezzandogli la testa. “Sei libero di farle sparire tutte mano a mano, ma la situazione non cambierà e il rischio di essere scoperti rimarrà…” “Mi hanno incastrato…” disse afflitto il rossino. “In un certo senso si…ma fidati Hana, per questa persona è fondamentale che tu rimanga in vita, altrimenti dovrebbe scoprirsi per fare arrestare la Miyamazu…” “Forse hai ragione…” “Io ho sempre ragione Do’hao…” “Baka…” rispose Hana con un sorriso che tranquillizzò Kaede… Due giorni più tardi Hana dopo aver svolto i suoi allenamenti mattutini in compagnia di Kaede, stava per dirigersi in classe, quando il preside lo fermò nel cortile della scuola… “Buongiorno..” lo salutò Kyo Ritsui. “Salve…deve parlarmi?” chiese Hana cortesemente. “Si…volevo sapere come procedono gli allenamenti con i tiri liberi…” Hana sorrise “Benissimo…riesco a centrarli tutti ormai…” “Ne sono felice…ma non sei stanco?” chiese preoccupato. “Si un po’…non è facile stare dietro a tutto, ma non mollerò gli allenamenti per un po’ di stanchezza…” rispose sicuro. “Sai, credo che potresti lasciar perdere le mansioni…” “Ma…” rispose il rossino stupito… “Diciamo che al posto di quelle farai degli allenamenti extra con il mister e pulirai la palestra, ma ovviamente non lo farai se non quando sarà il tuo turno…” disse sorridendo il preside. Hana sgranò gli occhi tra il perplesso e l’incredulo. “Davvero?” Kyo Ritsui annuì e il rossino gli gettò le braccia intorno al collo ringraziandolo, troppo felice per notizia. Tutto quello avrebbe significato alzarsi più tardi e aver più tempo libero da passare possibilmente con Kaede…era al settimo cielo, ma quando si rese conto di ciò che stava facendo si allontanò dal preside scusandosi… “Oh non importa ragazzo…comunque considera conclusa la punizione già da ora, ma attento ai voti…” Concluse voltandosi e tornado nell’edificio scolastico. Quel ragazzo gli era simpatico e in fondo uno strappo alle regole poteva anche farlo no? Hana invece tornò in palestra dove aveva lasciato Kaede ad allenarsi e gli spiegò la situazione, mentre il moro apparentemente indifferente a tutto continuava a tirare a canestro… “Kitsune mi hai sentito?” urlò il rossino esasperato non ottenendo l’attenzione che avrebbe sperato di ricevere. “Non urlare Do’hao…ti ho sentito…” rispose voltandosi verso di lui. “Bhe vedo che la cosa ti lascia totalmente indifferente…” disse il rosso voltandosi infastidito. “Do’hao…” sussurrò Rukawa afferrandolo per il polso. Lo costrinse a girarsi e poi continuò il suo discorso. “Stavo solo pensando a come passare il tempo in più che avremo a disposizione…” gli disse con sguardo malizioso avvicinandosi alla sue labbra… Hana sorrise… “Mh…e quali idee avresti?” chiese allacciandogli le braccia al collo. Kaede sorrise e lo strinse a sé poggiando le labbra sulle sue… Decisamente non male come idea, pensava Hana lasciandosi andare alle sensazioni che quel bacio gli stava provocando… Stava bene con Kaede, ogni secondo passato con lui si sentiva rinascere… Era il solo capace di tranquillizzarlo con la sua sola presenza… E con lui, tutto quello che stava accadendo e lo preoccupava andava piano piano sfumando… Certo la situazione non cambiava, ma averlo accanto spesso gli faceva dimenticare momentaneamente tutto, come se esistessero solo loro…Hana e Kaede… |
| Vai al 11 capitolo |
|
Online da: Luglio 2007
|