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LA VERITA'
Capitolo 11
Note: NC-18
Autrice: Nanna

Qualche giorno dopo, Hanamichi e Kaede, dopo aver vinto l’ennesima partita del campionato prefetturale, trovarono un nuovo nastro nella buca delle lettere.
Dopo aver cenato e con la tensione che ormai caratterizzava quei momenti si sedettero sul divano in salotto e avviarono la registrazione…

- Signor Miyamazu… -
< Ah Kenji…dimmi… >
- Hito Moroi non è più un problema. –
< Spero abbiate fatto attenzione a non lasciare indizi… >
- Non c’è nulla che possa ricondurre la polizia a noi. –
< Bene. Ma anche se vi fosse sfuggito qualcosa penseranno i nostri infiltrati a farle sparire. >
- Oppure abbiamo sempre in pugno il giudice Kazuki Meiko. -
< Ah ah ah... >

Hana spense il registratore e si voltò verso Kaede. Vedendolo pensieroso e preoccupato gli chiese se stesse bene…
“Il giudice di cui parlano è un caro amico di mio padre…”
“…mi dispiace…”
“Non è questo Hana…”
“Allora cosa?”
“Mi pare ovvio che lo stiano ricattando e probabilmente lo stanno facendo anche con altri giudici…senza contare quelli che fanno parte dell’organizzazione.”
“E a che scopo?”
Kaede si voltò a guardarlo visibilmente perplesso…
Ma era stupido o solo molto ingenuo?
Il moretto optò per la seconda opzione, anche se ancora si chiedeva come potesse mantenere la sua ingenuità dopo tutto quello che aveva scoperto e trascorso negli ultimi mesi…
“Hana segui il mio discorso. Mettiamo caso che non riescano a nascondere qualche prova degli omicidi che compiono e dei loro traffici illeciti…cosa fare se non corrompere o ricattare qualche giudice per non essere condannati?”
“Ah…”
Kaede nonostante la situazione stava per scoppiare a ridere...possibile che si fosse innamorato di un ragazzo del genere? O forse era proprio quello che amava tanto…mha…
“Comunque potremmo parlargli…” aggiunse Kaede dopo un po’.
“E con che scusa?”
“Bhe sai…” Rukawa si fermò un attimo prima di confessare per la prima volta a qualcuno che non fossero i suoi genitori, un interesse che aveva maturato negli anni, forse anche a causa del lavoro di suo padre.
“…all’università vorrei studiare legge…”
Hana spalancò gli occhi e lo guardò come se fosse un marziano.
La volpe a studiare legge?
Ma in quale strano universo parallelo poteva accadere una cosa del genere?
“Hai finito di fissarmi con quella faccia da ebete?” chiese Kaede notevolmente infastidito.
“Scusa è che…mi ha spiazzato. Non ti ci vedo a fare l’avvocato, è un mestiere che implica un grande sforzo per le corde vocali…nel tuo caso poi…”
“Io infatti non ho parlato di fare l’avvocato. E comunque voglio giocare a basket nella mia vita, ma nel caso in cui qualcosa non andasse vorrei fare il giudice.”
Hana lo osservò alcuni secondi.
Kaede Rukawa, il ragazzo più sicuro di sé che avesse mai conosciuto.
Una grande passione per il basket e il sogno di giocare in America come professionista.
Un sogno forse troppo grande, ma da cui si poteva comprendere la determinazione di quel ragazzo.
E ora scopriva addirittura che aveva pensato ad un’alternativa, un ripiego certo, ma comunque qualcosa che gli piaceva.
E lui invece? Cosa avrebbe fatto in futuro?
In realtà non ci aveva mai pensato. Prima era troppo preso dalla sua vita di strada e ora…bhe ora erano cambiate tante cose, aveva scoperto una grande amore per uno sport iniziato a praticare per far colpo su una ragazzina, e con il tempo diventato qualcosa di indispensabile…
Se ne era accorto per la prima volta durante la partita con il Sannoh, quando, costretto a bordo campo in seguito all’infortunio alla schiena, aveva rivissuto gli ultimi quattro mesi della sua vita.
Quelli che nella sua mente, sdraiato sul parquet, non aveva esitato a definire come un sogno.
E lo erano stati davvero…
Per la prima volta nella sua vita aveva scoperto di amare qualcosa.
Dopo anni di ricerca folle di qualcosa per cui valesse la pena svegliarsi la mattina, aveva trovato il basket.
Come aveva detto ad Haruko, il giorno della partita contro il Sannoh prima di rientrare in campo, il basket gli piaceva da impazzire.
E proprio quello, unito alla provocazione di Rukawa, lo aveva spinto a tornare a giocare nonostante il dolore e a sopportare la lunga riabilitazione a cui era stato sottoposto.
Ma ora, complice la solita insicurezza, si chiedeva se fosse davvero quello il suo futuro…
“Hana a che pensi?” gli chiese Kaede vedendolo assorto nei suoi pensieri.
“Sai un po’ ti invidio…” gli rispose sospirando “Tu sei sempre così sicuro delle tue scelte...Lo hai dimostrato fin dal primo giorno che ti ho conosciuto. Sei sempre andato avanti a testa alta, nonostante le mie provocazioni, nonostante le distrazioni, la rissa in palestra…sempre determinato a raggiungere il tuo scopo…sicuro di quello che volevi.”
“Ti sbagli…prima dei campionati nazionali dell’anno scorso io avevo solo un desiderio vago in testa, ed era quello di giocare. E stupidamente mi sono anche convinto di essere pronto per andare negli Stati Uniti. Lo desideravo è vero…ma senza una vera motivazione, forse solo per dimostrare di potercela fare da solo…non lo so…”
“Volevi partire già allora?” chiese Hana stupito.
“Si e lo avrei fatto se Anzai mi avesse dato il suo benestare. Ma non fu così. Mi disse che non ero pronto e che non ero ancora al livello di Sendo. Solo quando sarei diventato il migliore giocatore del Giappone avrei potuto partire…”
“Ah ora ho capito di cosa parlavate tu e il nonno quando vi ho incontrato nei corridoi…”
“Già…comunque questo era per dirti che nemmeno io avevo un obiettivo preciso prima di quel giorno. E’ stato l’allenatore a darmelo e tu hai ancora un anno e mezzo per decidere…”
“Oh…” esclamò Hana come colto da un’improvvisa illuminazione.
“Cosa?”
“Ho finalmente capito il perché della tua furia durante gli allenamenti che seguirono…è cambiato il tuo gioco da quel giorno sai? Sembrava che non potesse fermarti più nessuno.”
“Nh…”
“Kaede io…non so se è davvero il basket il mio futuro e non so nemmeno cosa fare in alternativa…”
“Io credo che lo sia…”
“Non lo so…ho paura che sia solo la mia ancora…come lo sono state molte altre cose. Inizio a dubitare sul fatto di amare davvero questo sport…”
“Prima non era così?”
“No. Durante la partita con il Sannoh ho capito che mi piaceva davvero…solo che ora considerando tutto quello che è successo, il mio attaccarmi ad esso ogni volta che mi sento perso, così come lo era stato i primi tempi…” e lasciò sospesa la frase.
“E ‘normale aggrapparsi all’unica cosa che si ama quando si sta male…ed è proprio per questo che lo fai, perché è l’unica sicurezza che hai…ti piace da impazzire Hana, non crearti problemi dove non ci sono…”
“Come fai ad esserne sicuro?”
“Non saresti rientrato in campo. Se davvero era solo un’ancora, quale persona sana di mente sarebbe rientrata rischiando di spaccarsi la schiena?”
Hana rifletté sulle parole del compagno…bhe non aveva tutti i torti…
“Già, dimenticavo che tu non sei una persona sana di mente…” concluse Kaede per smorzare il tono del discorso…
“Ehi!!!” si lamentò Hana avventandosi su di lui per tirargli un pugno; ma il moretto, aspettandosi quella reazione, gli bloccò i polsi facendolo distendere sul divano e sdraiandosi a sua volta su di lui…
“Guarda che non sono un cuscino kitsune…”
“Però sei comodo…” rispose l’altro lasciandogli i polsi e stringendo dolcemente i suoi fianchi.
Hana ricambiò la stretta e poi parlò…
“Comunque tornando al discorso di prima…come parliamo con il giudice?”
“Semplice. Dirò a mio padre che vorrei sapere qualcosa di più sul corso e che vorrei parlare con Meiko…e poi si vedrà…”
“Bella idea volpe…anche se non so come affrontare il discorso…”
“Un modo lo troveremo…”
Già… Un modo lo troveremo…
Chissà perché quando era con Kaede sembrava tutto così semplice…
Aveva la capacità di infondergli sicurezza e di fargli sembrare piccola qualsiasi cosa.
Anche nel discorso precendente era bastata qualche parola del moretto per cancellare la sua insicurezza, forse perché lui stesso sapeva che in realtà era proprio il basket il suo futuro, ma rimaneva il fatto che Kaede con poche parole lo avesse convinto dissipando ogni dubbio…e questo non gli era mai capitato con nessuno se non con lui...nemmeno con Yohei.
Hana sorrise.
Era Kaede…solo Kaede quello di cui aveva bisogno.
Se una certezza aveva, era proprio quella…


Il giorno seguente, di ritorno dagli allenamenti supplementari di Hana, Kaede chiamò i suoi genitori spiegandogli la sua idea.
I genitori furono contenti di questa sua decisione, e soprattutto del fatto che dopo tre giorni Kaede si fosse fatto finalmente vivo.
In effetti entrambi si rendevano conto che il ragazzo era cambiato…già era parso loro strano che decidesse di trasferirsi da un amico per sostenerlo dopo la morte della madre, ma che poi stesse così tanto tempo via da casa era addirittura shockante.
Non che la cosa li infastidisse, anzi erano contenti che esistesse una persona a cui Kaede teneva così tanto, però dovevano ammettere che un po’ ne sentivano la mancanza.
Vero che il loro taciturno figlio non era mai stata una presenza di compagnia, però c’era differenza tra l’incrociarlo per casa e il non sentirlo per giorni e vederlo ancora meno…ovvero quando Kaede, a corto di abbigliamento, faceva un salto a casa a recuperare qualcosa…

Un paio di giorni dopo, a sera tarda Kaede e Hana erano seduti sul divano a guardare la tv.
Lo squillo del telefono costrinse il rossino ad alzarsi.
“Pronto…” rispose infastidito dall’aver dovuto interrompere la visione della partita. Oltretutto quale persona sana di mente chiamava alle undici di sera?
“Nella buca c’è un fascicolo…prendilo…”
Hana, dimentico di tutto, realizzò che stava parlando con l’informatore.
“Chi sei?” chiese tanto bruscamente da far voltare persino Kaede.
“Non ha importanza…” era chiaramente una voce maschile, seppur saggiamente distorta.
“Si che ne ha. Perché stai facendo tutto questo?”
“Ho un conto in sospeso con loro…”
E detto questo la comunicazione venne interrotta.
“Chi era?” chiese Kaede avvicinandosi a lui.
“L’informatore…” rispose distrattamente uscendo di casa nella speranza di trovare quella persona nei pressi di casa sua.
Il fatto che lo avesse chiamato significava che voleva che quel fascicolo fosse subito al sicuro, motivo per cui probabilmente era appena stato portato…
Una volta fuori Hana si guardò intorno ma non trovò nessuno.
Poi si avvicinò alla buca e prese il fascicolo.
Era talmente spesso da non entrare nemmeno nella buca…
Su per giù duecento pagine, stimò Hana rientrando in casa con Kaede.
“Che ti ha detto?”
“Nulla. Che ha un conto in sospeso con la Miyamazu e di prendere questo fascicolo…”
Rispose dandolo in mano al moretto.

Rukawa lo sfogliò per alcuni minuti seguito attentamente dal rossino.

Quel fascicolo conteneva delle schede su ogni membro della Miyamazu.
Su ognuno vi era scritto nome, cognome, età, data d’ingresso nell’organizzazione, professione…
Insomma tutti i dati personali…e ad essi erano aggiunte tutte le attività illegali svolte per conto della Miyamazu, compresi eventuali riferimenti a morti sospette, luoghi in cui erano stati seppelliti possibili cadaveri…

Sfogliandolo Hana e Kaede si resero conto che portare alla luce tutta quella storia avrebbe significato creare uno scandalo a livello nazionale, e non solo per la gravità dei fatti commessi, ma soprattutto perché erano coinvolti medici, avvocati, giudici, politici…
Senza poi contare la quantità di persone che si ritrovavano a fare il cosiddetto ‘lavoro sporco’ per conto dei più potenti che, da quello che avevano potuto leggere, di solito si limitavano a truffe assicurative o comunque azioni che non comportassero l’omicidio per mano loro, anche se poi risultavano i mandanti.

“Dio santo…” esclamò Hana senza altre parole.
“Già…” rispose Kaede allibito quanto lui.
“Quanto avrà impiegato a raccogliere questa roba?”
“Bhe, di sicuro non l’ha fatto in questi giorni…sembra il lavoro di una vita. Tutto questo basta, con le dovute retate, per mandarli in galera del primo all’ultimo…”
“Appena mi dà l’ok le portiamo a tuo padre?”
“Direi di si. Sempre che tu voglia questo.”
“Rischio di venire coinvolto?”
“Non credo. Basterà parlare con mio padre e lui potrà tranquillamente fingere di aver trovato quelle prove sotto casa.”
“Allora va bene…” rispose Hana poggiando la testa sulla spalla di Rukawa.

Qualche giorno dopo la madre di Kaede lo richiamò sul cellulare informandolo che il giudice Meiko aveva accettato di chiarire tutti i suoi dubbi, e vista l’opportunità aveva elaborato un piano per trascorrere un po’ di tempo con suo figlio.
Bhe, piano era un parolone…ma comunque aveva trovato una scusa, sicura che, il loro ormai disperso figlio, non sarebbe tornato a casa per più del tempo della conversazione con il giudice.
Quindi, approfittando della situazione aveva invitato a cena l’amico Kazuki, Kaede e Hana…
Insomma tre piccioni con una fava…avrebbe finalmente trascorso un po’ di tempo con suo figlio, che avrebbe comunque potuto fare le sue domande a Meiko e non meno importante avrebbe finalmente conosciuto chi era la persona a cui Kaede teneva tanto…

E così una sera si ritrovarono tutti a cena a casa Rukawa.
Hana e Miyu, madre del volpino, confabulavano contro un Kaede al quanto esasperato dalle loro battute e sotto sotto pure un po’ infastidito per la complicità che i due avevano sviluppato in appena un paio d’ore…
E Ryo, padre di Kaede, se la rideva sotto i baffi.
Questo almeno fino a quando Miyu non iniziò a prendere di mira anche lui facendo notare le poche, ma chiarissime similarità nel carattere di padre e figlio.
Senza dimenticare qualche espressione facciale, come quella imbronciata che entrambi mostravano in quel momento a causa delle prese in giro.
La cena proseguì abbastanza bene e con scioltezza anche da parte di Hana, che già temeva di sentirsi un estraneo in mezzo a quelle persone.

L’occasione per parlare con Kazuki Meiko arrivò verso il termine della cena, quando Miyu propose a tutti di spostarsi in salotto per il dolce e il caffè.
Miyu e Ryo rimasero in cucina a sistemare mentre i due ragazzi insieme al giudice parlavano del corso di legge.
Fu Kaede ad introdurre l’argomento che davvero gli interessava.
“Capita spesso che un giudice venga ricattato?” chiese con la solita freddezza.
Hana si voltò perplesso verso il compagno.
Alla faccia della schiettezza…avrebbe almeno potuto sforzarsi di girare intorno all’argomento.
Come previsto Meiko si irrigidì ma rispose quasi subito.
“Purtroppo succede anche questo…”
“E lei ne sa qualcosa vero?”
“Kaede basta…” si intromise il rossino.
Non era il modo migliore per parlarne ed era chiaro che anche per Meiko non fosse facile.
“Senta…sappiamo che la Miyamazu l’ha ricattata…” chiarì Hana più gentilmente.
“Non so di cosa stiate parlando.” Proseguì sicuro il giudice.
“Non la sto giudicando. Voglio solo sapere una cosa…se qualcuno riuscisse ad incastrarli, lei testimonierebbe contro di loro?”
Meiko non sapeva più cosa dire. Era inutile mentire, ma nello stesso tempo non voleva mettere in pericolo la sua famiglia, come già accadeva ogni volta che un processo in cui la Miyamazu era coinvolta veniva affidato a lui.
E in quelle occasioni con un figlio e una moglie in ostaggio non poteva fare altro che assolverli.
Però di una cosa era certo, ed era la risposta alla domanda di Sakuragi.
“Se mi trovassi in quella situazione si, testimonierei contro di loro.”
Hanamichi avrebbe voluto approfondire il discorso, ma poco dopo rientrarono in cucina anche i genitori di Kaede e la serata si concluse allegramente, seppur con la perplessità del giudice dovuta al discorso intrapreso con i due ragazzi.
Non poté evitare di chiedersi cosa avessero loro a che fare con la Miyamazu, ma soprattutto era preoccupato…
Conosceva il padre di Kaede sin dal liceo e il figlio era quasi come un nipote per lui…
Voleva informarsi e capire, magari parlare con Ryo, ma questo avrebbe significato scoprirsi e a quel punto sarebbero stati tutti in pericolo…la sua famiglia e anche Kaede che voleva proteggere.
Aveva le mani legate per quanto odiasse ammetterlo.
Negli ultimi tempi aveva la netta sensazione di essere impotente di fronte a tutto, in primo luogo di fronte a dei criminali che avrebbe voluto condannare ma che lo tenevano in pugno.
Sulla strada di casa pensò che in fondo Kaede non era tipo da azioni avventate, però l’altro ragazzo…non sapeva perché ma parlando con lui quella sera aveva avuto l’impressione che non avesse lo stesso sangue freddo dell’amico, e sembrava quello più coinvolto…
Scosse la testa per scacciare quel pensiero…
Da quello che Ryo gli aveva raccontato Kaede viveva con lui da qualche mese, e quello gli dava la sicurezza che anche Sakuragi fosse al sicuro…forse…

Poco più tardi, ormai a casa, Kaede chiese a Sakuragi il perché della domanda fatta a Meiko.
“Volevo solo capire se avevamo un alleato…tutto qui.”
“Comunque speravo di scoprire qualcosa di più…” affermò Kaede.
“Tipo come riescono a manovrarlo?” Chiese Hana un po’ infastidito “Non sei stanco di sentire certe porcherie? Io personalmente non ne posso più…non ho il tuo sangue freddo. Sembra che non ti tocchi mai nulla cavolo…”
Kaede osservo il rossino sdraiarsi sotto le coperte e capì di essere stato insensibile.
Hana non aveva tutti i torti, in fondo cosa importava il come?
E soprattutto perché non pensava dieci volte prima di parlare?
Era normale che Hana fosse più coinvolto, e lui in quel momento aveva dimostrato il tatto di un elefante, così come con Meiko qualche ora prima.
Si sdraiò al suo fianco e lo abbracciò da dietro facendo combaciare il suo petto alla schiena di Hana.
“Scusa…” gli mormorò nell’orecchio posandogli un bacio sulla tempia.
Hana strinse le mani di Kaede.
“Non importa…”
E così si addormentarono…


Una settimana dopo Hanamichi, di ritorno da un’uscita con Yohei, che aveva voluto sapere per filo e per segno come procedevano le indagini e il rapporto con Kaede, iniziava seriamente a chiedersi se il fascicolo inviatogli fosse l’ultima prova.
Inutile dire che davvero non ne poteva più. A lungo andare quella situazione si era rivelata fonte di tensione, e lui tutto sommato iniziava anche ad essere sereno.
Forse per Kaede, forse perché era passato del tempo dalla morte della madre, ma finalmente poteva dire di stare bene; se non fosse che quelle dannate prove lo rigettavano bruscamente nella realtà.
Voleva bene a sua madre, e davvero avrebbe fatto qualsiasi cosa per lei, ma ora, di fronte ad una serie di prove che non la riguardavano nemmeno e gli ricordavano costantemente quanto avvenuto, desiderava soltanto che tutto finisse.
Egoismo forse.
Può essere…ma tutto sommato normale.
Non si dice che gli uomini sono per natura egoisti?
Bhe, in fin dei conti è la verità, ma forse tacciare Sakuragi di egoismo è davvero troppo…
Voleva dimenticare, sotterrare quello che era successo e ricordare solo i bei momenti, quelli per cui in fondo valeva la pena andare avanti.
E soprattutto voleva ricominciare da capo, con Kaede al suo fianco e un sogno nel cassetto da realizzare…

Perso nei suoi pensieri il rossino raggiunse il cancello di casa.
Un riflesso bianco proveniente dall’interno della buca delle lettere attirò la sua attenzione.
Fosse stato giorno nemmeno se ne sarebbe accorto, ma il lampione lì vicino illuminava una porzione di foglio che sporgeva dalla cassetta delle lettere.
Sakuragi si avvicinò ed estrasse due fogli pinzati e piegati in due parti, dicendosi che allora non era paranoico come credeva.
Il suo informatore lo pedinava davvero se riusciva a fare in modo che fosse sempre lui ad aprire per primo la buca.
Inoltre era convintissimo che, di ritorno dagli allenamenti la buca fosse vuota.
Sospirò ed entrò in casa sperando che fosse davvero la fine di tutto.
Facendo meno rumore possibile, conscio che Kaede stesse dormendo data l’ora, si sedette sul divano e iniziò a leggere.

Ciao Hanamichi.
Credo ormai di aver portato a termine il mio compito.
Non mentivo quando ho detto di non avere le prove per incastrare chi ha ucciso tua madre, tuttavia conosco la sua identità.
Sono certo che non farai nulla di avventato, per cui allego l’ultima parte del fascicolo.
Ho impiegato anni a recuperare queste informazioni, e nei nastri che ti ho mandato sono registrati gli ultimi avvenimenti.
Spero saprai farne buon uso.
Ma non sentirti obbligato a portarle alla polizia.
Mi rendo conto che hai 16 anni, e che io nell’ultimo periodo ti ho coinvolto in qualcosa in cui forse non volevi essere invischiato, anche perché in fondo ti riguarda fino ad un certo punto.
Quindi nel caso in cui tu decida di usarle e non di farle sparire, ti ringrazio per quello che (indirettamente) farai per me.
Non sono nella posizione per dirti cosa fare, ma spero davvero che tu abbia intenzione di mettere la parola fine a questa storia.
Lo so che quell’uomo non pagherà per quello che ha fatto a te e tua madre, tuttavia credo che sia meglio che permettergli di nuocere ad altri.
E questo riguarda anche gli altri membri della Miyamazu.

Spero in futuro di poterti incontrare un po’ più sereno, finalmente padrone della tua vita, come io spero di esserlo della mia.
Ci rivedremo un giorno...e questa è una promessa
.

Hana rimase fermo per alcuni secondi cercando di immagazzinare tutte le informazioni, ma nella sua mente riusciva solo a ripetersi che alzando quella breve lettera avrebbe scoperto l’identità dall’assassino della madre.
Come paralizzato sul divano continuava a fissare il foglio senza vederlo realmente…
Aveva desiderato per mesi di sapere chi avesse ucciso sua madre, e ora che poteva scoprirlo non aveva il coraggio di voltare quella pagina.

Dopo alcuni minuti appoggiò la lettera sul tavolino e si alzò.
Aveva bisogno di schiarirsi le idee, di rilassarsi.
Andò nella sua camera da letto, che non usava dalla morte della madre, e prese un cambio…uscì dalla stanza e si immerse sotto la doccia, lasciando che l’acqua calda cancellasse almeno una parte delle sue preoccupazioni.
Appoggiò le mani alle piastrelle sul muro tenendo il capo basso.
L’informatore lo conosceva…ed erano anche piuttosto in confidenza se lo chiamava per nome e si premurava di sottolineare che in futuro si sarebbero rivisti.
Ma chi diavolo era?
Più ci pensava, più non riusciva a venirne a capo.
Vero che forse non era così importante saperlo, ma provava una strana sensazione di familiarità dal giorno della telefonata, sensazione accentuatasi dopo la lettura di quella lettera…
Davvero non ne aveva idea…e oltretutto sapere che probabilmente un suo amico o comunque conoscente, facesse parte della Miyamazu lo rendeva inquieto.
E se fosse stata solo una trappola?
Se l’organizzazione avesse scoperto che stava cercando di indagare sulla morte della madre e stesse tendando di incastrarlo?
Scosse la testa dandosi dello stupido…se fosse stato realmente così si sarebbero limitati a farlo sparire, così come avevano fatto con Hito Moroi.

Uscì dalla doccia solo quando iniziò a sentire freddo.
Tornò in salotto e guardando l’orologio si accorse di essere stato in bagno per più di un’ora…
Forse cercava solo di rimandare il momento della verità il più possibile.
Ma ora basta, si disse.
Non aveva alcun senso quel comportamento.
O trovava il coraggio di leggere quel nome, oppure dava fuoco ad ogni prova…

Si sedette sul divano e riprese in mano la lettera.
Con un profondo sospiro voltò la pagina e chiuse gli occhi con il cuore che gli scoppiava nel petto e il suo furioso martellare nelle orecchie.

Tentò di calmarsi per qualche secondo e poi li riaprì.

Un nome…
Un nome con tutti i crimini commessi negli anni fatta eccezione per l’omicidio della madre.
Il nome di una persona che aveva avuto davanti agli occhi praticamente ogni giorno in quegli ultimi mesi.
E, al contrario di quello che Hanamichi aveva sempre creduto di poter provare alla scoperta dell’assassino di sua madre, era perfettamente lucido.
Follemente lucido.
Lo sguardo fiero e sicuro come non lo era mai stato.
Non che non provasse rabbia, rancore o sete di vendetta…semplicemente non si faceva controllare da quei sentimenti.
Ed era proprio quello che spaventava di lui…
Troppo lucido per aver appena fatto una scoperta di quel calibro.
E se qualcuno che lo conosceva lo avesse visto in quel momento, avrebbe capito che qualcosa non andava in lui, anche senza sapere tutto il resto.
Perché Hanamichi quello sguardo non lo aveva mai avuto.
Di solito così limpido, ora era impossibile leggere cosa celava al di sotto di esso.

Hana si alzò dal divano e pose la lettera sopra al fascicolo con le altre prove che si trovavano nello studio della madre.
Ormai era troppo tardi, o troppo presto, per andare a dormire.
Erano le cinque…e lui doveva fare una cosa.

Dopo essersi cambiato si fermò sulla soglia della stanza dove Kaede dormiva ignaro di tutto.
Per un solo attimo vacillò nei suoi propositi…
Vedere quel ragazzo moro addormentato, quel ragazzo che da solo era riuscito a farlo stare bene…

Che cosa farei senza di te?

Di nuovo quella domanda che si ripresentava ad interavalli regolari nella sua mente.

Sarebbe davvero riuscito ad andare avanti dopo tutto quello che aveva vissuto nella sua vita senza di lui?

Sentì il suo cuore aumentare i battiti…
Kaede…
Non poteva perderlo.

E prese per la prima volta coscienza di ciò che provava per quel ragazzo taciturno, all’apparenza freddo e insensibile…

Si avvicinò a lui con passo felpato e gli accarezzò il viso.
“Ora che lo so tornerò…”
Si voltò ed uscì dalla stanza.

Prese il registratore ed uscì di casa.
Si diresse in uno dei supermarket aperti 24 su 24 e comprò una cassetta vuota.
Mentre camminava verso la sua metà infilò il nastro nel registratore.

Era difficile dire cose pensasse in quel momento.
Gli tornavano alla mente tanti eventi di quei due anni, degli ultimi mesi…
Soprattutto quelli in cui era presente anche Kaede.
Forse era stato davvero stupido a non capirlo prima…

Ma, quando alle 6.30 si trovò davanti alla porta dietro la quale si trovava l’assassino di sua madre, dimenticò tutto.
Accese il registratore nascosto nella tasca interna del cappotto e bussò.

Non c’erano le prove che quell’uomo avesse ucciso sua madre e lui le avrebbe create, sperando con un po’ di fortuna di poterle aggiungere alle altre…

Ma forse Sakuragi non aveva pensato a qualche piccolo dettaglio, troppo preso dalla situazione…

Era chiaro che non avesse nessuna garanzia di tornare indietro, anzi la probabilità era quasi nulla vista la sua intenzione di far confessare tutto all’assassino di sua madre, compresa la violenza alla quale era stata sottoposta.

“Avanti…” la voce all’interno dell’ufficio lo riscosse dai suoi pensieri.
Aprì la porta e venne accolto da un sorriso.
Un sorriso falso come tutti gli altri rivolti a lui…
“Ah Sakuragi…tutto bene? E successo qualcosa?” chiese preoccupato l’uomo vedendo il suo sguardo.
Di fronte a sé Hanamichi vide la falsa preoccupazione del preside della sua scuola, falsa perché quell’uomo era un assassino, falsa perché sapeva benissimo chi lui fosse e nonostante tutto aveva finto di essergli amico, di potergli essere di appoggio.

E fu in quel momento che la sua rabbia esplose.

“BASTARDO! HAI UCCISO MIA MADRE!” Gridò con tutto il fiato che aveva in corpo scagliandosi contro il preside.

Kyo Ritsui, che non si era aspettato una simile reazione, cadde a terra in seguito al pugno di Hanamichi che lo aveva colpito in pieno volto.
Il rossino si avventò su di lui e iniziò a tempestarlo di pugni, dimenticando il motivo della sua presenza in quell’ufficio…
Unico desiderio quello di ucciderlo…
Poi, come prendendo coscienza di quello che stava facendo si fermò…un pugno a mezz’aria.

E quel momento fu più che sufficiente per Kyo Ritsui per allungare le mani, che fino a quel momento avevano tentato di difendersi dalla furia del rossino, e spingerlo via.
Hana cadde seduto a terra ancora frastornato.
Le mani appoggiate al pavimento.
Stava davvero per ucciderlo?

Un agghiacciante click gli fece alzare il volto con la consapevolezza di quello che stava accadendo.

Davanti a lui Kyo Ritsui…
Un labbro spaccato, numerosi lividi sul volto…
Un braccio teso verso di lui.
E una pistola nella sua mano.

Il click che aveva sentito era semplicemente quello della sicura che veniva tolta…

Hana lo fissò e si disse che era stato uno stupido ad andare lì, doveva accontentarsi della prove fornite dall’informatore…
Ma ormai era tardi per piangersi addosso…
Era finita…questa volta davvero…

Non tornerò Kaede…perdonami…

Sospirò pesantemente e chiuse gli occhi attendendo quell’unico colpo che lo avrebbe ucciso.
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Online da: Luglio 2007