J-Music – SHONEN KNIFE

Materiale inviato da: Clemi

BIOGRAFIA

Le Shonen Knife sono un gruppo di musica pop punk, creato da tre ragazze nel 1981. La loro musica unisce melodie orecchiabili, testi disimpegnati e un suono grezzo e lo-fi. Negli anni ‘90 sono diventate un gruppo di culto tra gli appassionati di rock alternativo nel mondo.

Le Shonen Knife vengono fondate nel 1981 a Osaka dalle sorelle Naoko (voce e chitarra) e Atsuko (batteria) Yamano, assieme alla loro amica Michie Nakatani (voce, basso e tastiere), tutte appassionate del punk melodico dei Ramones. Il nome, che accosta inglese e giapponese, fa riferimento ai coltellini tascabili per ragazzini. All’inizio il gruppo non doveva essere nulla più di un passatempo: dopo pochi concerti, nel 1982 realizzano una cassetta autoprodotta, Minna Tanoshiku, di cui vengono fatte pochissime copie (oggi è introvabile, ma i brani verranno ripescati nei dischi successivi).
Nel 1983 pubblicano il primo vero album (in vinile 8”), Burning Farm. Appassionate del punk melodico dei Ramones, le tre ragazze di Osaka offrono una raccolta di pochi, brevissimi brani, suonati e registrati in modo scarno e amatoriale, con melodie allegre e testi spensierati, dedicati a giocattoli, biscotti, snack e animali buffi (nell’unico brano in inglese, “Twist Barbie”, cantano: “Blue eyes, blonde hair, tight body, long legs. She’s very smart, she can dance well. Bang bang bang, Twist Barbie, oh! Sexy girl!”). Pur non sapendo praticamente suonare, le Shonen Knife hanno già una magica capacità di divertire, soprattutto in brani come “Miracles” (con Naoko che miagola) e “Twist Barbie”. L’anomalia è “Burning Farm”, un brano lungo e dal ritmo “tribale”, che cita la famosa “Land Of 1000 Dances” di Chris Kenner.
Il secondo album, Yama-no Attchan (cioè il nome di Atsuko Yamano nell’ordine giapponese, con il suffisso “chan”, ma anche “Attchan delle montagne”), esce nel 1984. Il disco, dal suono sempre lo-fi, è meno punk rock e presenta citazioni musicali più variegate rispetto al precedente, dal pop anni ‘60 all’heavy metal (“Dali’s Sunflower”), fino alla musica cinese tradizionale (“Chinese Song”). I testi ricalcano lo standard di Burning Farm, dedicati all’andare in bicicletta (“Cyclying Is Fun”, con tanto di suoni del campanello della bici), al fare collezione di insetti o a cose assurde come la papaya cannibale e le caramelle di gelatina volanti.
Nel 1986 esce il terzo album, Pretty Little Baka Guy, che negli Stati Uniti viene pubblicato dalla Sub Pop (la casa discografica indipendente di Seattle che sarà poi al centro dell’esplosione del grunge), suscitando così un certo interesse negli USA e in Gran Bretagna, dove viene trasmesso nel programma del famoso dj della BBC John Peel. Il disco fonde alla perfezione gli stili dei due album precedenti, alternando brani “duri”, come l’attacco punk-demenziale di “Making Plans For Bison” e il quasi heavy metal di “Antonio Baka Guy” e quelli “soft”, in cui trovano spazio per le tastiere, come nella geniale “I Wanna Eat Choco Bars” (epico inno agli snack al cioccolato) o in “Ice Cream City”. Le Shonen Knife suonano in concerto a Osaka con i Sonic Youth (un mito del rock americano più alternativo), per poi andare per la prima volta negli Stati Uniti.
Nel 1989 vari gruppi americani omaggiano il trio realizzando una compilation di loro cover, Every Band Has A Shonen Knife Who Loves Them. Nel 1990 esce l’album Shonen Knife, che ripubblica i brani dei primi due album per il mercato americano (più qualche aggiunta), e il gruppo realizza un vero tour negli USA. Ormai le Shonen Knife sono mature per il successo (sia pure in campo alternativo), come infatti avviene con il quarto album, 712, nel 1991 (le iniziali di questi numeri, in giapponese, suonano come “knife”).
712 si apre nel modo più sorprendente, con l’autocelebrativa “Shonen Knife”, in cui il trio si cimenta addirittura con l’hip hop, seguita dal punk rock di “Lazybone”, che presenta perfino un assolo di chitarra, segno che le nostre hanno imparato a suonare (!). Seguono alcuni tributi a gruppi americani, “Blue Oyster Cult” (in stile calypso), “Redd Kross” (trascinante e da ascoltare a tutto volume) e “White Flag” (1 minuto di hardcore punk a tutta velocità), un paio di cover dei Beatles e una serie di brani più melodici e tranquilli rispetto al passato (tra cui la stupenda “Fruit Loop Dreams”). Ai fan non resta che decidere se preferire le Shonen Knife ingenue dei primi tre dischi, o quelle scafate di 712, o meglio tenersi entrambe…
In quell’anno Kurt Cobain afferma di essere un loro grande fan, e i Nirvana scelgono proprio le Shonen Knife (le quali invece non conoscevano i Nirvana!) come band di supporto in un tour in Inghilterra, poco prima dell’uscita di Nevermind; qui partecipano anche al programma di John Peel alla BBC. Nel 1992, le Shonen Knife firmano un contratto con la Capitol e pubblicano il loro primo album per una major, Let’s Knife, realizzando anche il video di “Riding On The Rocket”. Il disco, in realtà, si limita a ripresentare, registrati in maniera professionale, i classici del passato.
All’inizio del 1994 le Shonen Knife, in pieno boom del rock alternativo, pubblicano Rock Animals, accompagnato dal video di “Tomato Head” (trasmesso anche nel cartone animato di Beavis & Butthead su MTV). Il disco si adatta alla moda del grunge, e la svolta hard rock è per molti una delusione (anche se non mancano i brani classicamente pop punk). Dopo la compilation di brani di varia provenienza, The Birds & the B-Sides, le nostre tornano al loro stile classico con Brand New Knife, del 1997, ma qualcosa non funziona, perché i brani non sembrano divertenti come in passato, dato che sembrano fare una parodia fin troppo pulita del rock tradizionale.
Per fortuna, il nuovo album del 1998, Happy Hour, ritrova lo spirito scanzonato degli inizi. Dopo l’introduzione di “Shonen Knife Planet” (con la solita autocelebrazione), il disco presenta un trittico geniale e perfetto: la grezza e rumorosa “Konnichiwa”, il gioiellino “Cookie Day”, in stile ska, e il pop rock di “Hot Chocolate” (l’inno nazionale della cioccolata calda). Tra gli altri brani meritano una segnalazione la divertente “Banana Chips”, la cover di “Daydream Believer” dei Monkees e l’immancabile brano anomalo, stavolta la funky “Jackalope”.
Questo segna la fine delle Shonen Knife “storiche”. Alla fine del 1999 Michie Nakatani lascia la band, spingendo Atsuko Yamano a passare al basso, con Mana Nishiura come nuova batterista (ma non membro ufficiale della band) fino al 2004. Nel 2005 Mana è morta in un incidente stradale negli Stati Uniti. Mana viene sostituita da Etsuko “Ettchan” Nakanishi, che già aveva saltuariamente accompagnato il gruppo, e che è divenuta la batterista ufficiale. Nel 2006 Atsuko si è sposata e ha deciso di lasciare le Shonen Knife (pur partecipando a un tour successivo). Nel 2008, Ritsuko Taneda, che già aveva suonato il basso per loro, è diventata membro a pieno titolo. Nel 2010 Etsuko ha lasciato il gruppo, venendo sostituita da Emi Morimoto.
I dischi usciti nel nuovo millennio non sono sul livello di quelli vecchi, salvo in parte Genki Shock! (2006) e Super Group (2009), ma dal vivo sono rimaste sempre spettacolari, e non hanno mai deluso il pubblico.

Le Shonen Knife non hanno certo cambiato la storia della musica, ma in fatto di puro divertimento rimangono imbattibili. Inoltre hanno contribuito in modo fondamentale a far conoscere il rock giapponese nel mondo, aprendo una strada che molti altri hanno seguito.

DISCOGRAFIA

Nota: è indicata solo la data di pubblicazione giapponese; ogni disco ha avuto svariate ristampe negli Usa e in Europa.

  • Minna Tanoshiku (1982, cassetta autoprodotta)
  • Burning Farm (1983)
  • Yama-no Attchan (1984)
  • Pretty Little Baka Guy (1986)
  • Shonen Knife (1990, comprende Burning Farm e Yama-no Attchan)
  • 712 (1991)
  • Let’s Knife (1992)
  • Rock Animals (1993)
  • The Birds & The B-Sides (1996, compilation)
  • Brand New Knife (1997)
  • Happy Hour (1998)
  • Strawberry Sound (2000)
  • Heavy Songs (2002)
  • Candy Rock (2003)
  • Genki Shock! (2006)
  • fun! fun! fun! (2007)
  • Super Group (2008)
  • Free Time (2010)

FOTO

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