Leggende Orientali – BRACCIALUNGHE E GAMBELUNGHE

Leggenda dal Giappone

Tradotta da Dario55

BRACCIALUNGHE E GAMBELUNGHE

Tanto tempo fa nella regione Aizu di Fukushima, vivevano due strani goblin che si chiamavano Gambelunghe e Braccialunghe.
Gambelunghe era un tipo magro magro con una vocina acuta e dei lunghi tentacoli pendenti che si allungavano continuamente verso il cielo. Era capace di attraversare il bacino di Aizu in un solo passo, tanto le sue gambe erano lunghe. Si diceva che poteva starsene su un piede in cima al monte Bandai, con l’altro piede sulla cima del monte Hakase, e radunare con le sue protuberanze le nuvole per oscurare il cielo della regione di Aizu.
Braccialunghe, proprio come Gambelunghe, aveva delle estremità molto ossute. Spesso infilava le braccia nel lago Inawashiro e agitava le acque facendole uscire e provocando forti piogge che cadevano su tutta Aizu.
Sembrava che questi due mostri non fossero in grado di fare altro, se non causare brutto tempo, e le loro disastrose attività li rendevano molto contenti. Non appena il sole cominciava a brillare e i contadini di Aizu erano contenti per il bel tempo, Braccialunghe e Gambelunghe si mettevano al lavoro. Braccialunghe provocava la pioggia scuotendo le nuvole, mentre Gambelunghe faceva rannuvolare il cielo e soffiare venti tempestosi che facevano cadere alberi, case e ponti.
La gente di Aizu era così terrorizzata da queste creature che non era più in grado di lavorare nei campi e di coltivare il riso per garantire la propria sopravvivenza, e questa era la cosa più preoccupante. Ma nessuno poteva fare qualcosa per porre rimedio a questa grave situazione.
Quand’ecco che un giorno un monaco dall’aspetto miserevole si trovò a passare in quella zona e vide i volti disperati della gente di Aizu. Chiese qual era il problema e disse ai contadini:
«In un modo o nell’altro catturerò Braccialunghe e Gambelunghe».
Poi, malgrado le proteste dei contadini, convinti dell’inutilità di combattere contro mostri così potenti, il monaco si accinse al suo compito di sconfiggere quelle creature mostruose e cominciò ad arrampicarsi sul monte Bandai e a chiamare:
«Ehi… Gambelughe… Braccialunghe… Ho sentito dire che siete capaci di fare cose prodigiose! È proprio vero?»
A un certo momento, da un punto imprecisato sopra di lui, provenne la risata folle e sarcastica dei due goblin:
«Tu, pazzo monaco. Osi forse dubitare del nostro potere? Non c’è nulla che non possiamo fare!»
«Davvero?» rispose il monaco. «E allora perché non provate a fare qualcosa di difficile?» li rimbeccò.
«Ci stai prendendo in giro? Dicci una cosa che non possiamo fare!» gridò uno dei due mostri.
«Siete tanto grandi, che vi sfido a entrare in questo barattolino. Fatemi vedere come ci riuscite!» disse il monaco tirando fuori un barattolo dal suo vestito.
«Come ti permetti di parlare così con noi! Se ci riusciremo, la tua miserabile vita ci apparterrà », rispose uno dei mostri prima di gettarsi insieme all’altro giù nel barattolo che il monaco teneva in mano. Il monaco allora avvitò rapidamente il coperchio del barattolo con tutte le sue forze.
«Queste due malvagie creature» pensò «non potranno più far del male a nessuno. Sono condannati a restare chiusi in questo barattolo fino alla fine dei tempi».
Poi, sempre in cima al monte Bandai, scavò una buca, vi mise il barattolo e fece rotolare una gigantesca pietra su di essa.
Braccialunghe e Gambelunge, imprigionati in quello stretto spazio che li circondava all’interno del barattolo sepolto in cima al monte Bandai, cercarono più e più volte di liberarsi, ma senza successo. E tolti di mezzo quei goblin, il cielo di Aizu tornò sereno, e la gente poté nuovamente lavorare nei campi. Il monaco, visto che la missione era compiuta, riprese il cammino, e nessuno lo vide mai più.
Solo molto tempo dopo la gente di Aizu scoprì che quel monaco pellegrino era in realtà Kuukai, il famoso sacerdote del periodo Heian, che viaggiava per il Giappone diffondendo la saggezza di Buddha.

FINE

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