leggende orientali – GLI SPIRITI DELLE STORIE

Leggenda della Corea

Tradotta da Dario55

Gli spiriti delle storie

C’era una volta un ragazzo a cui piacevano le storie. Si chiamava Dong Chin, e tutte le sere, al momento di andare a letto, ascoltava storie raccontate dal suo servitore preferito, un uomo di nome Pak.
Ora, Dong Chin era un caro e bravo ragazzo, ma aveva un difetto. Non gli piaceva diffondere le storie che ascoltava. Voleva tenersele tutte per sé. E così, ogni sera, dopo aver ascoltato la storia, diceva:
«Pak, promettimi una cosa».
«Quale, padroncino?» chiedeva Pak, benché ormai lo sapesse molto bene. «Promettimi che non racconterai queste storie a nessuno, all’infuori di me. Promettimi che rimarranno in questa stanza».
Ma certo, padroncino, lo prometto», diceva Pak con un sospiro. «Lo prometto».
Passarono gli anni e Dong Chin crebbe. Quando compì quindici anni, suo padre gli scelse una sposa della stessa età proveniente da una famiglia della valle vicina. Tutta la gente della casa era eccitata in vista delle nozze imminenti.
Una sera prima del matrimonio, il padre di Dong Chin stava sciogliendo la lunga treccia del figlio – quella che portavano tutti i suoi figli e le sue figlie fino al matrimonio. Poi gli acconciò i capelli in uno stretto ciuffo identico al suo. Quindi gli posò sulla testa una papalina con un buco attraverso cui far passare il ciuffo. Infine posò sopra l’acconciatura un cappello trasparente e leggero come una piuma fatto di crini di cavallo intrecciati.
Dong Chin era al colmo dell’orgoglio. Per anni aveva atteso questo momento. Finalmente era diventato un uomo!
Era arrivato il giorno del suo matrimonio. Alle prime luci dell’alba Dong Chin e il padre si prepararono per recarsi alla casa della sposa per la cerimonia. Tutti erano in agitazione per aiutare e preparare la celebrazione del giorno seguente, quando la sposa sarebbe stata condotta nella nuova casa.
Pak era immerso nei preparativi come tutti gli altri. Ma mentre stava correndo avanti e indietro, gli capitò di passare accanto alla stanza di Dong Chin. Con sua sorpresa, udì molte voci che mormoravano.
“Che strano”, disse tra sé. “Il padroncino è fuori, e qui non dovrebbe esserci nessuno”.
Si avvicinò alla parete di carta, aprì delicatamente un forellino e sbirciò all’interno. Rimase senza fiato.

a1L’aria brulicava di spiriti, centinaia di spiriti! Svolazzavano in alto, in basso e s’incrociavano tra loro. Erano così tanti che avevano a malapena lo spazio per volare, e avevano un aspetto tutt’altro che soddisfatto!
«Silenzio!», gridò uno degli spiriti. «Smettetela di parlare tutti insieme, altrimenti non riusciremo a combinare niente».
Il mormorio si spense.
«Hai ragione», disse un altro spirito. «Il matrimonio del ragazzo è oggi, e non abbiamo ancora deciso cosa fare».
«Dobbiamo vendicarci!» disse un altro. «Deve essere punito per aver tenuto noi storie imprigionate qui dentro».
Pak era quasi senza respiro.
«Sono le storie!» disse al colmo dello stupore. «Quelle che sono dovute restare in questa stanza!»
«Sì, deve essere punito», disse un altro spirito. «Ma come?»
«Ho un’idea», disse un altro. «Io sono la storia di un pozzo avvelenato. Potrei gettarmi in un pozzo lungo la strada, così, se lui berrà quell’acqua, morirà».
«Fantastico!» approvò un altro. «Io sono una storia che racconta di fragole avvelenate. Gliele farò trovare più avanti lungo la strada, nel caso non bevesse quell’acqua».
«Splendida idea!» disse un altro. «Nella mia storia invece c’è un attizzatoio incandescente. Glielo piazzerò nel cuscino su cui camminerà in casa della sposa, nel caso in cui non mangiasse né bevesse lungo la strada. Gli provocherà ustioni spaventose!»
«Potremmo fare così», disse un altro ancora. «Ma se scamperà da tutto questo, io sarò pronto. Sono una storia che narra di un serpente dal veleno mortale. Lo nasconderò sotto la stuoia su cui dorme con la sposa. Quando andranno a letto, li morderà e li ucciderà entrambi!»
«No!» urlò Pak. Si slanciò attraverso la porta e irruppe nella stanza. Ma… non c’era nessuno!
«Devo essermi immaginato tutto», disse. «Dovrebbero essere ancora qui e invece non riesco a vederli. Ma… il padroncino! devo proteggere il padroncino!»
Corse in strada, dove il corteo nuziale si stava già radunando. Una portantina festosamente decorata, per il viaggio di ritorno della sposa, era in attesa; due lunghe stanghe erano sostenute da quattro servitori. Dong Chin e il padre sedevano in groppa a due piccoli cavalli bianchi, le cui redini erano tenute da due servitori fermi davanti a loro.
Pak afferrò le redini del cavallo di Dong Chin, allontanando il servitore dalla strada.
«Desidero condurre personalmente il tuo cavallo in un giorno come questo, padroncino!»
«Pak!» disse il padre. «Torna dentro! Hanno bisogno di te per i preparativi per domani!»
«Per favore, padrone!» pregò Pak. «È il mio desiderio più grande condurre il cavallo del padroncino nel giorno delle sue nozze!»
«Padre, mi pare giusto», disse Dong Chin. «Sarei felice che Pak venisse con noi».
«E va bene», borbottò il padre.
Poi si misero in fila e si avviarono, con Dong Chin davanti a tutti, seguito dal padre.
Era primavera, e la strada si snodava su pendii ricoperti di azalee rosa, rosse e bianche. La giornata era calda, e Dong Chin si sentì sollevato quando vide un pozzo vicino alla strada.
«Pak, ho sete. Portami un po’ dell’acqua di quel pozzo. C’è una mestolo fatto con una zucca per attingerla».
«Un mestolo fatto con una zucca!» disse Pak con voce indignata. «Oh no, padroncino! Non puoi abbassarti a bere da una semplice zucca nel giorno del tuo matrimonio! Attendi finché giungeremo alla casa della sposa, dove potrai bere da una fine tazza di porcellana».
E incitò il cavallo a passare oltre il pozzo.
Dong Chin era meravigliato. A un servitore non era permesso disobbedire agli ordini! Ma non disse nulla.
Dopo un po’, arrivarono a un campo di fragole.
«Pak, ho sete e anche fame. Raccoglimi un po’ di quelle fragole».
«Quelle?» disse Pak in tono d’incredulità. «Padroncino, sono così piccole! Il giorno delle tue nozze meriti di avere solo le fragole più grosse e succose. Te ne offriranno di molto migliori nella casa della tua sposa».
E si affrettò a procedere oltre.
Dong Chin era sbalordito. Udì il padre chiamarlo da dietro:
«Che sta succedendo lì davanti?»
«Niente padre», rispose Dong Chin. Si voltò verso Pak e sibilò: «Cosa stai combinando? Se mio padre si accorge che stai disobbedendo, ti farà frustare!»
«Abbi fiducia in me, padroncino», supplicò Pak a bassa voce. «Ti prego, abbi fiducia in me!»
Infine giunsero alla casa della sposa, dove il padre di lei li accolse sul cancello. Come era usanza, due servitori portarono un cuscino perché Dong Chin passasse su di esso. Ma lo aveva appena sfiorato, che Pak ne afferrò un angolo e glielo tolse di sotto i piedi. Il padre della sposa sussultò al vedere Dong Chin ruzzolare nella polvere.
«Questo cuscino è sudicio!» strillò Pak, rimproverando i servitori, poi lo scagliò lontano. «Come osate offrire un cuscino simile il giorno del matrimonio del mio padroncino!»
I servitori si affrettarono a risollevare il giovane e a ripulirlo. Dong Chin era nella più totale confusione e vedeva nuvole tempestose addensarsi sul volto di suo padre.
Entrarono nel giardino. Era stato preparato un palco ricoperto di ricchi drappeggi. Su un tavolino al centro del palco si trovava un’oca dorata in posizione seduta, simbolo di fedeltà.
Quando giunse il momento, Dong Chin prese posto sul palco. La sposa, che si chiamava Mai Hee, fu condotta nel giardino abbigliata con il mantello verde delle nozze.
Era la prima volta che lo sguardo di Dong Chin si posava sulla sua futura moglie! Il viso incipriato era pallido come avorio e le sopracciglia, rasate a formare una linea sottile, erano arcuate come ali di farfalla. I capelli corvini, lucidi di balsami, erano acconciati in anelli, strisce, onde e frange, con in cima un pettine coperto di pietre preziose e nastri dai colori brillanti.
Mai Hee salì sul palco e si mise di fronte a Dong Chin. Lui pensò che aveva un aspetto piuttosto grazioso, ma che forse era troppo nervosa per sorridere. Dopo qualche istante, s’inchinò davanti a lui in silenzio per quattro volte. Poi anche lui s’inchinò per quattro volte.
La cerimonia era terminata. Dong Chin era sposato!
Per il resto del giorno Dong Chin godette il banchetto e i festeggiamenti. Ma era ansioso di rivedere Mai Hee, che era stata condotta a una festa separata negli appartamenti delle donne.
Più tardi, quella stessa sera, quando gli ospiti se ne furono andati, il giovane fu finalmente condotto alla stanza della sposa. Entrò e si fermò un po’ timoroso in piedi alla luce delle candele.
Mai Hee, ancora abbigliata delle vesti nuziali, stava inginocchiata silenziosa in un angolo, come era usanza. Sorrise nervosamente quando Dong Chin si avvicinò e s’inchinò.
«Sono onorato di incontrarti», disse. «Con il tuo aiuto, mi sforzerò di essere un degno consorte».
Proprio in quel momento la porta si aprì di colpo. Pak si precipitò nella stanza con un lungo coltello da cucina.
«Attento, padroncino!»
Mai Hee lanciò un grido e saltò in piedi, Dong Chin si lanciò al suo fianco.
«Pak! Pak! Pak! Smettila una buona volta!»
Ma Pak non lo ascoltava. Si gettò sulla stuoia degli sposi e la sollevò. Sotto c’era un serpente che si contorceva e soffiava. Pak lo colpì ripetutamente con il coltello, fino a quando giacque immobile.
Poi Pak si girò e cadde in ginocchio, inchinandosi davanti all’ammutolito Dong Chin.
«Padroncino, perdona l’impudenza di questo indegno servitore».
Intanto altra gente stava accorrendo, attirata dal rumore.
«Pak!» gridò il padre di Dong Chin. «Che significa questo oltraggio?»
«Padre», disse Dong Chin indicando il serpente, «Pak ci ha salvato la vita!»
Allora Pak raccontò loro degli spiriti delle storie e dei loro piani di vendetta.
«Nessuno ascolta un vecchio servitore», disse, «quindi mi sono reso conto che dovevo proteggere da solo il padroncino».
«È tutta colpa mia», disse Dong Chin. «Ero io che volevo tenermi le storie solo per me. Ma ora non più. A partire da questa sera le racconterò a tutti quelli che potrò, a chiunque vorrà ascoltare. Pak, prometti anche tu di raccontarle?»
«Ma certo, padroncino», disse Pak con un sospiro. «Lo prometto».

* * *

E così finisce la storia degli spiriti delle storie. Ma ora che la conoscete, raccontatela a tutti…
Altrimenti anche questa storia potrebbe arrabbiarsi con voi!

FINE

Testo originale in:
http://www.aaronshep.com/stories/060.html

Illustrazione in:
http://society6.com/barker/The-Story-Spirits_Cards

Lascia una recensione

Please Login to comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

  Subscribe  
Notificami

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Clicca prima su "maggiori informazioni" e poi su "Accetto" se desideri continuare MAGGIORI INFORMAZIONI

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo. Per informazioni vedi Privacy Policy

Chiudi