leggende Orientali – I DONI DI WALI DAD

Racconto dell’India e Pakistan

Tradotta da Dario55

I  doni  di  Wali  Dad

walidadIn una capanna di fango lontano dalla città viveva un vecchio tagliatore d’erba di nome Wali Dad.
Ogni mattina Wali Dad tagliava e legava in fasci alte erbe selvatiche. Ogni pomeriggio le vendeva come foraggio al mercato.
Ogni giorno guadagnava trenta paisa (1). Dieci di quelle monetine servivano per il cibo. Dieci servivano per i vestiti e altre necessità. E dieci le metteva da parte in un vaso d’argilla sotto il letto.
In questo modo Wali Dad visse felice per molti anni.
Una sera Wali Dad tirò fuori il vaso da sotto il letto per vedere quanti soldi conteneva. Fu sorpreso nello scoprire che era pieno di monete fino all’orlo.
“Che posso fare con tutte queste monete?” si domandò. “Non mi serve niente più di quello che ho già”.
Wali Dad pensò e ripensò. Alla fine ebbe un’idea.
Il giorno dopo Wali Dad mise le monete in una sacca e le portò da un gioielliere al mercato. Scambiò le monete con un grazioso braccialetto d’oro.
Poi Wali Dad si recò alla casa di un mercante ambulante.
«Dimmi», chiese Wali Dad, «qual è la donna più nobile che ci sia al mondo?»
«Senza dubbio la giovane regina di Khaistan», rispose il mercante. «Visito spesso il suo palazzo, ad appena tre giorni di viaggio verso est».
«Fammi una cortesia», disse Wali Dad. «La prossima volta che passi da quelle parti, dalle questo braccialetto con i miei omaggi».
Il mercante fu meravigliato, ma accettò di fare quello che il misero tagliatore d’erba gli chiedeva.
Non molto tempo dopo, il mercante si trovò al palazzo della regina di Khaistan. Le presentò il braccialetto come dono da parte di Wali Dad.
«Com’è grazioso!» disse lei ammirando il braccialetto. «Il tuo amico deve accettare un dono in cambio. I miei servi caricheranno un cammello con le sete più preziose».
Quando il mercante tornò a casa, portò le sete alla capanna di Wali Dad.
«Oh no!» disse il tagliatore d’erba. «Così è peggio di prima! Cosa posso fare con tutte queste cose eleganti?»
«Forse», disse il mercante, «le puoi regalare a qualcuno».
Wali Dad ci pensò un momento.
«Dimmi», chiese, «qual è l’uomo più nobile del mondo?»
«Facile», disse il mercante. «È il giovane re di Nekabad. Visito spesso il suo palazzo, ad appena tre giorni di viaggio verso ovest».
«Allora fammi una cortesia», pregò Wali Dad. «La prossima volta che vai là, dagli queste sete con i miei omaggi».
Il mercante fu divertito, ma accettò. Nel suo viaggio successivo, presentò le sete al re di Nekabad.
«Uno splendido dono!» disse il re ammirando le sete. «In cambio il tuo amico avrà dodici dei miei migliori cavalli».
Così il mercante portò a Wali Dad i cavalli del re.
«Sempre peggio!» disse il vecchio. «Che posso fare con questi dodici cavalli?»
Ma un attimo dopo Wali Dad disse:
«So cosa posso fare con un simile dono. Per favore, tieni due cavalli per te e porta gli altri dieci alla regina di Khaistan!»
Il mercante pensò che era una vera bizzarria, ma accettò. Nella successiva visita al palazzo della regina, le portò i cavalli.
A questo punto la regina fu perplessa. Sussurrò al primo ministro:
«Perché questo Wali Dad insiste a mandarmi dei doni? Non ho mai sentito parlare di lui!»
Il primo ministro disse:
«Perché non provi a scoraggiarlo? Mandagli un dono così ricco, che non possa mai sperare di eguagliarlo».
E così, in cambio dei dieci cavalli di Wali Dad, la regina mandò venti muli carichi d’argento.
Quando il mercante e i muli arrivarono alla capanna, Wali Dad emise un gemito.
«Che ho fatto mai per meritare questo? Amico, abbi pietà di un vecchio! Prendi due muli e il loro argento per te, e porta gli altri al re di Nekabad!»
Il mercante cominciava a preoccuparsi, ma non poté rifiutare un’offerta tanto generosa. E così, poco tempo dopo, presentò i muli carichi di argento al re di Nekabad.
Anche il re fu perplesso e consultò il primo ministro per avere un consiglio.
«Forse questo Wali Dad cerca di dimostrare di essere migliore di te», disse il primo ministro. «Perché non mandargli un dono che non possa superare?»
E così il re mandò venti cammelli con finimenti d’oro, venti cavalli con briglie e staffe d’oro, venti elefanti con sedili d’oro sul dorso e venti servitori in livrea per occuparsene.
Quando il mercante arrivò alla capanna di Wali Dad conducendo i servitori e gli animali, il tagliatore d’erba quasi impazzì.
«Non finirà mai questa malasorte? Ti prego, non fermarti un attimo! Tieni per te due di ciascun animale e porta gli altri alla regina di Khaistan!”
«Come posso presentarmi di nuovo da lei?» protestò il mercante.
Ma Wali Dad tanto supplicò, che il mercante acconsentì ad andare, ma solo per quell’ultima volta.
Quella volta la regina fu sbalordita per la magnificenza del dono di Wali Dad.
Si rivolse nuovamente al primo ministro.
«Evidentemente», disse il primo ministro, «quell’uomo desidera sposarti. Dal momento che i suoi doni sono così preziosi, forse dovresti incontrarlo!»
Allora la regina ordinò di preparare una grande carovana, con innumerevoli cavalli, cammelli ed elefanti. Con il mercante impaurito alla guida, lei e il suo seguito s’incamminarono per far visita al grande Wali Dad.
Il terzo giorno la carovana si accampò, e la regina mandò avanti il mercante per avvertire Wali Dad del suo arrivo.
Non appena Wali Dad udì le notizie del mercante, affondò il viso tra le mani.
«Oh no!» gemette. «Ora pagherò per tutte le mie pazzie. Ho gettato il disonore su me stesso, su di te e sulla regina. Cosa possiamo fare?»
«Ho paura che non possiamo fare niente!» disse il mercante, e tornò alla carovana.
Il giorno dopo Wali Dad si alzò prima dell’alba.
«Addio, mia vecchia capanna», disse. «Non ti rivedrò mai più».
E il vecchio tagliatore d’erba s’incamminò lungo la strada. Ma non era arrivato molto lontano, quando udì una voce.
«Dove stai andando, Wali Dad?»
Si voltò e vide due donne radiose. Capì subito che si trattava di peri (2) venute dal Paradiso.
Wali Dad s’inginocchiò ed esclamò:
«Sono un vecchio sciocco. Lasciatemi andare. Non posso affrontare la mia vergogna!»
«Nessuna vergogna può venire da un uomo come te», disse una delle peri. «Anche se i tuoi vestiti sono miseri, nel tuo cuore sei un re».
La peri lo toccò sulla spalla. Con meraviglia Wali Dad vide i suoi stracci trasformarsi in splendidi abiti. In testa aveva un turbante tempestato di gemme. La falce arrugginita alla cintola adesso era una scimitarra scintillante.
«Torna indietro, Wali Dad», disse l’altra peri. «Tutto è come deve essere».
Wali Dad guardò dietro di sé. Dove sorgeva la sua capanna, uno splendido palazzo brillava nel sole nascente. Confuso, si voltò verso le peri, ma erano scomparse.
Wali Dad si affrettò sulla strada del ritorno. Quando entrò nel palazzo, le guardie lo salutarono. I servi s’inchinarono davanti a lui, poi corsero via in tutte le direzioni per preparare l’accoglienza degli ospiti.
Wali Dad attraversò innumerevoli stanze, restando a bocca aperta di fronte a ricchezze per lui inimmaginabili. Improvvisamente arrivarono di corsa tre servitori.
«Una carovana da oriente!» annunciò il primo.
«No», disse il secondo, «una carovana da occidente!»
«No», disse il terzo, «una carovana da oriente e una da occidente!»
Disorientato, Wali Dad corse fuori per vedere due carovane ferme di fronte al palazzo. Quella che proveniva da oriente era una regina in una lettiga tempestata di gemme. Quello che proveniva da occidente era un re su uno splendido cavallo.
Wali Dad si affrettò verso la regina.
«Mio caro Wali Dad, finalmente ci incontriamo», disse la regina di Khaistan. «Ma dimmi, chi è quello stupendo re?»
«Credo che sia il re di Nekabad, vostra maestà», disse Wali Dad. «Ti prego di scusarmi un momento».
Corse verso il re.
«Mio caro Wali Dad, dovevo proprio incontrare chi mi ha mandato doni così splendidi», disse il re di Nekabad. «Ma dimmi, chi è quella meravigliosa regina?»
«La regina di Khaistan, vostra maestà», disse Wali Dad con un sorriso. «Vi prego, venite con me a conoscerla».
E così il re di Nekabad incontrò la regina di Khaistan, e i due s’innamorarono all’istante. Pochi giorni dopo ebbe luogo il matrimonio nel palazzo di Wali Dad. E i festeggiamenti durarono per molti giorni.
Infine Wali Dad disse addio ai suoi due ospiti. La mattina seguente si alzò prima dell’alba, uscì senza rumore dal palazzo e s’incamminò lungo la strada.
Ma non era arrivato molto lontano, quando udì una voce.
«Dove stai andando, Wali Dad?»
Si voltò e vide le due peri. Di nuovo s’inginocchiò.
«Non vi ho forse detto che sono un vecchio sciocco? Dovrei essere felice di quello che ho ricevuto, ma…»
«Non dire altro», disse l’altra peri. «Avrai ciò che il tuo cuore desidera».
E lo toccò di nuovo.
E Wali Dad tornò a essere un tagliatore d’erba che visse felice nella sua capanna per il resto dei suoi giorni. E benché spesso pensasse con affetto ai suoi amici, il re e la regina, si guardò sempre bene dal mandare loro un altro dono.

FINE

1 – Il paisa è la più piccola moneta indiana.
2 – Le peri derivano dalla mitologia persiana. In origine considerate maligne, la loro immagine cambiò progressivamente in quella di esseri benevoli simili a fate o angeli. Si dice che si nutrano solo di aromi o profumo.

Testo originale in: http://www.aaronshep.com/stories/018.html
Illustrazione in: http://blog.ssis.edu.vn/readingweek/2011/11/01/readers-theater/

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kratos1984
Bazarino
kratos1984

Davvero una bella storia, trovo interessante recuperare questi racconti di zone a noi molto lontane. Mi è piaciuto il finale, secondo me davvero efficace.

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