Leggende Orientali – IL MANTELLO FATTO CON LA PELLE DEL RE TIGRE

Racconto della Mongolia

Tradotta da Dario55

IL MANTELLO FATTO CON LA PELLE DEL RE TIGRE

Moltissimo tempo fa nella terra del Khan viveva un poverissimo alad [servo della gleba]. La moglie aveva dato alla luce tre figli che disgraziatamente erano morti. Nessun altro figlio era nato alla coppia, che viveva una vita solitaria e infelice.
Poi inaspettatamente, in un giorno d’inverno, la moglie dell’alad diede alla luce un bambino. I due non stavano in sé dalla gioia, ma ben presto cominciarono a chiedersi come avrebbero fatto ad allevare il bambino. A parte una mucca e due capre di montagna, non possedevano alcun oggetto di valore. Cosa dovevano fare?
Malgrado la loro miseria, uscirono dalla tenda per mungere la mucca per il bambino.
Il bambino non cresceva giorno dopo giorno, ma ora dopo ora. Prima di sera era diventato più grande e più forte di un uomo adulto. Marito e moglie erano sbalorditi e contenti nello stesso tempo. Chiamarono il ragazzo Ku-nan, che significa Antico Sud.
Il primissimo giorno Ku-nan si mangiò una intera capra. Il giorno dopo si mangiò la seconda. La coppia di vecchi era molto spaventata. Ancora un giorno, pensavano, e sarebbe stata la fine anche per la mucca! E poi come avrebbero fatto a sopravvivere?
Il terzo giorno Ku-nan disse alla madre:
«Ah-Ma, siamo tanto poveri e ci è rimasta solo una mucca. Fammi andar via a cercarmi un lavoro. Temo che mi ammalerò, se dovrò rimanere  ancora a casa».
La donna osservò l’aspetto grande e robusto del figlio e, prendendogli la larga mano tra le sue, disse con voce piangente:
«Figlio mio, che lavoro puoi fare? Hai! Forse puoi andare dal Khan. Può darsi che abbia qualche lavoro per te».
Ku-nan ci pensò su per un poco, poi acconsentì.
Dopo aver preso congedo dai genitori, partì a stomaco vuoto. A metà strada s’imbatté in un lupo affamato che non appena lo vide gli balzò addosso, ma subito Ku-nan lo affrontò e lo uccise. Poi lo spellò e, acceso un falò, arrostì la carne e la mangiò. Fatto questo, proseguì il cammino e verso sera arrivò alla yurta del Khan.
Il furbo vecchio Khan pensò di mettere alla prova la forza di Ku-nan. Aveva una intera mucca arrostita e invitò il giovane a mangiarla. Ku-nan non solo mangiò tutta la carne, ma rosicchiò anche le ossa fino a pulirle. Il Khan allora lo prese nella sua yurta come servitore e guardia del corpo personale.
Ku-nan si recava spesso con il Khan nel profondo del bosco, e ogni volta tornavano a casa con il carniere pieno. Un giorno, mentre i due insieme ad alcuni dei servitori del Khan stavano cacciando nel più profondo del bosco, una enorme tigre balzò improvvisamente su di loro. Il Khan fu talmente terrorizzato che cominciò a sudare freddo. Senza preoccuparsi minimamente della sicurezza di Ku-nan, frustò il cavallo al galoppo e corse giù dalla montagna. I servitori del Khan fuggirono in tutte le direzioni coprendosi la testa con le mani. Ma Ku-nan non fece una piega. Quando la tigre saltò su di lui, scartò tranquillamente da un lato, le afferrò una zampa e roteò la bestia facendola sbattere contro un grosso albero. Si senti uno schianto e le foglie dell’albero fluttuarono verso terra. La tigre giacque immobile al suolo con la pancia squarciata da parte a parte. Ku-nan si mise la carcassa sulle spalle e si avviò a grandi passi nella direzione che aveva preso il Khan.
Quando il Khan era arrivato alla sua yurta, era ancora tanto spaventato da non riuscire a scendere da cavallo. Per fortuna i servitori, che se l’erano data a gambe quando era apparsa la tigre, erano venuti in suo aiuto e lo sollevarono dal cavallo. In quel momento arrivò Ku-nan. Quando il Khan vide la tigre sulle spalle di Ku-nan fu preso dal terrore. Corse dentro la yurta e sbarrò la porta.
«Accorrete tutti! Presto, venite qui!» gridò. «Difendete la porta! Non fate entrare la tigre!»
Più tardi, quando venne a sapere che era una tigre morta trasportata da Ku-nan, chiamò a raccolta tutto il suo coraggio e uscì dal nascondiglio. Schiumante di rabbia ricoprì di maledizioni Ku-nan, usando tutte le parolacce che conosceva, poi portò nella yurta la pelle della tigre.
Quando il Khan ebbe fatto un giaciglio con la pelle della tigre, decise che voleva un mantello fatto con la pelle del Re Tigre. Allora ordinò a Ku-nan di catturare il Re Tigre entro tre giorni. Se avesse fallito la missione, il Khan lo avrebbe fatto giustiziare. Ku-nan si sentiva molto scoraggiato. Dove poteva trovare il Re Tigre? Si diceva che il Re Tigre vivesse in una caverna lontana nei Monti del Nord e che nei dintorni ci fossero eserciti di tigri. Ma non si sapeva di nessuno che avesse raggiunto quel luogo.
Stava scendendo l’oscurità, e Ku-nan tornò alla sua casa natale sentendosi estremamente infelice. Raccontò ai genitori cosa era successo. Per i due vecchi sposi era un vero dilemma. Se gli avessero impedito di andare, avevano paura che il Khan avrebbe veramente messo a morte il loro figlio. Ma se lo avessero lasciato andare, chi avrebbe potuto garantirne la sicurezza?
Marito e moglie sedettero uno di fronte all’altra e piansero. Fecero una tale confusione che per Ku-nan era difficile riuscire a decidere sul da farsi. Improvvisamente un vecchio alad entrò nella piccola malandata capanna.
«Ragazzo mio», disse rivolgendosi a Ku-nan, «non essere abbattuto. Il Re Tigre ha paura degli uomini coraggiosi. Finché porterai nel cuore la tua terra natale e i tuoi cari, sarai in grado di superare qualsiasi avversità. Parti, ragazzo mio. Ti darò un pony pezzato su cui cavalcare. Che la buona sorte ti accompagni!»
Il vecchio alad baciò Ku-nan sulla fronte e scomparve. Quando Ku-nan uscì, vide un pony pezzato che nitriva nella sua direzione.
Il cielo si stava illuminando un po’ alla volta, e Ku-nan si congedò dai genitori. Preso l’arco, la faretra e il pugnale, salì a cavallo e si mise in cammino verso la sua missione. All’inizio il pony procedeva a un’andatura normale, ma poi passò al trotto e infine al galoppo. Correva sempre più veloce, tanto veloce che Ku-nan riusciva a vedere le yurte lungo la strada solo come sagome indistinte. Dopo un po’ l’animale diminuì la velocità. Proprio in quel momento Ku-nan vide vicino a una yurta un lupo che stava per assalire una ragazzina. Nel momento critico incoccò una freccia nell’arco e la fece partire. All’istante il lupo cadde a terra morto con la freccia che gli trapassava la testa.
Una vecchia corse fuori dalla yurta. Quando si rese conto che Ku-nan aveva salvato la vita della nipotina, lo invitò in casa per offrirgli una tazza di tè e latte. Prima che partisse, gli diede un osso di pecora dicendogli:
«Prendi, ragazzo, ti tornerà utile in futuro».
Tenendo in mano il dono della vecchia, Ku-nan saltò sul pony e continuò la strada verso nord. Mentre procedeva lungo la strada incontrò un largo fiume che gli impediva il cammino. All’improvviso l’acqua si sollevò formando grandi ondate. Spuntò una gigantesca tartaruga e nuotò verso la riva del fiume.
«Ragazzo mio» gracchiò, «è meglio che torni indietro. Non riuscirai mai ad attraversare questo fiume».
«Certo che ci riuscirò», replicò Ku-nan. «Qualunque difficoltà può essere superata»
«Bene allora, coraggioso ragazzo», disse la tartaruga, «per favore, aiutami. L’occhio sinistro mi fa un male terribile, voglio toglierlo e sostituirlo con uno nuovo. Aiutami, per favore, toglilo tu per me».
«Va bene, ti aiuterò».
Appena Ku-nan guardò nelle sue mani, vide che l’occhio si era trasformato in una perla! Una perla brillante, perfetta e preziosa. Dopo averla guardata, la vista di Ku-nan diventò acutissima: poteva addirittura vedere un gruppo di yurte lontanissime. Allora Ku-nan rimontò sul pony. Come se avesse capito la volontà del padrone, l’animale si tuffò nell’acqua. Quale prodigio! Non appena l’acqua venne a contatto con la preziosa perla, si divise formando una parete trasparente ai due lati e lasciando un sentiero asciutto al centro. Ku-nan attraversò fino alla riva opposta del fiume senza altre difficoltà. Poi l’acqua riprese il suo corso abituale come se nulla fosse accaduto.
Ben presto Ku-nan raggiunse le yurte che aveva visto in lontananza. Qui un vecchio pastore stava piangendo sommessamente. Era una vista pietosa. Sceso dal pony, Ku-nan si rivolse a lui.
«Buon vecchio», chiese, «cos’è che ti rende tanto triste? Dimmelo, ti prego. Forse posso fare qualcosa per aiutarti».
Il vecchio pastore si asciugò gli occhi e sospirò.
«O giovane, anche se te lo dico, ho paura che non potrai aiutarmi. Ieri la mia unica figlia è stata rapita dal Re Tigre. E adesso non so se è viva o morta…»
E il vecchio scoppiò di nuovo in singhiozzi che spezzavano il cuore.
«Buon vecchio, non disperarti», lo consolò Ku-nan. «Sono certo che tua figlia non è morta. Sto proprio cercando questo Re Tigre Andrò da lui e la salverò».
Il vecchio pastore si tirò su di morale. Invitò Ku-nan nella sua tenda per offrirgli un po’ di tè. Dopo aver bevuto il tè, Ku-nan ringraziò il vecchio e partì.
Prima che facesse buio, Ku-nan arrivò al luogo dove viveva il Re Tigre. Da lontano riuscì a vedere una grotta scavata nella montagna. All’ingresso stavano di guardia più di dieci tigri. Quando Ku-nan fu vicino alla caverna, tirò fuori dalla tasca l’osso di pecora e lo gettò alle tigri, che cominciarono a disputarselo.
Dopo aver distratto così le tigri guardiane, entrò e trovò la figlia del pastore. Lei gli disse che il Re Tigre era fuori dal mattino presto e che non aveva ancora fatto ritorno, ma probabilmente mancava poco. Aveva intenzione di nascondere Ku-nan, ma lui rifiutò, proponendole di salvarla e di riportarla a casa. Lei accettò, e salirono entrambi sul pony pezzato, uscendo dalla caverna. Le tigri all’esterno stavano ancora combattendo per l’osso. Ku-nan agitò la frusta, e il pony si precipitò giù dalla montagna come un turbine.
All’improvviso una folata di vento impetuoso soffiò da nord. Cavalcando una nuvola gialla un mostro con la testa di tigre e il corpo di uomo, tutto coperto di pelo giallo si precipitava giù all’inseguimento. Ku-nan si voltò e fece partire una freccia che perforò l’occhio sinistro dell’mostro. Il Re Tigre ruggì furiosamente. Allungò una zampa gigantesca e strattonò con violenza Ku-nan via dal cavallo. Poi con un colpo solo lo conficcò nel suolo fino alla cintola. Ku-nan si liberò in un attimo. Con un solo colpo spinse il mostro dentro il suolo fino al collo e, senza aspettare che si liberasse, estrasse prontamente il pugnale e conficcò a fondo la lama nel cervello del mostro. Fu così che Ku-nan mise fine alla vita del Re Tigre.
Estrasse la carcassa dal suolo e, trascinandola per una gamba, la legò al pony. Poi lui e la ragazza fecero ritorno alla casa di lei. Quando il vecchio pastore vide che Ku-nan aveva salvato la figlia, fu molto felice e gli concesse la sua mano.
Ku-nan passò la notte nella loro yurta e, quando spuntò il giorno, ripartì con la moglie sul suo pony. Ma proprio mentre stavano per avviarsi, udirono un vento urlante avvicinarsi dal nord. Ku-nan si voltò a guardare e vide una decina di tigri lanciate al loro inseguimento. Erano quelle che aveva lasciato a disputarsi l’osso di pecora il giorno prima. Ku-nan si affrettò a mandare la moglie nella yurta. Scagliò una freccia e uccise la tigre che si trovava in testa. Poi sguainò il pugnale e si gettò in avanti per affrontare le altre.
Ne seguì un furioso combattimento. In un batter d’occhio ne uccise sette o otto, ma le tre che restavano lo attaccarono con raddoppiata ferocia. Ku-nan si sentiva completamente esausto. Proprio quando era sul punto di soccombere, il vecchio pastore, alla testa di una decina di giovani, corse al salvataggio. Portavano pali di quelli che si usano per domare i cavalli e aiutarono Ku-nan a catturare le tre tigri, salvandolo così dal pericolo. Ku-nan li ringraziò per l’aiuto e regalò loro tutte le tigri che aveva ucciso. Presa con sé la moglie, rimontò sul pony e s’incamminò verso casa.
Quando il Khan vide che Ku-nan aveva ucciso il Re Tigre e aveva portato con sé una bella moglie, fu molto contento e allo stesso tempo invidioso. Ordinò alla moglie di Ku-nan di cucirgli un mantello con la pelle del Re Tigre, senza perdere neppure un pelo della pelliccia. La moglie di Ku-nan fece quello che il Khan le aveva chiesto e diede al marito il mantello perché glielo portasse.
Quando il Khan vide il mantello fu estremamente compiaciuto. Pensò di farsi vedere per tutto il regno in tutta la sua maestà. Voleva che ognuno sapesse che lui, il Khan, possedeva un prezioso mantello fatto con la pelle del Re Tigre.
Fu eretto un palco di fronte alla yurta del Khan. Fece venire i funzionari da tutto il paese per mangiare, bere e gozzovigliare. Poco più in là c’era una immensa folla di persone venuta da ogni angolo del paese per vedere il mantello del Khan fatto con la pelle del Re Tigre.
Poco dopo, tra squilli di trombe, il Khan salì a passo solenne sul palco con aria di autocompiacimento. Fece un rapido gesto con la mano, e un servitore vestito con eleganza salì sul palco recando un involto giallo. Lo aprì ed estrasse il mantello dorato e scintillante fatto con la pelle del Re Tigre. Camminò avanti e indietro mostrandolo, perché tutti lo vedessero, poi aiutò il Khan a indossarlo. Non appena il Khan ebbe indossato il mantello, si trasformò in una tigre multicolore. Emise un ruggito assordante e saltò giù dal palco assalendo la folla, mordendo e ferendo molte persone. I funzionari e gli ufficiali erano così terrorizzati che saltarono sui cavalli e scapparono in tutte le direzioni più in fretta che potevano.
In quel momento per fortuna Ku-nan giunse sulla scena. Quando vide una tigre che assaliva e faceva del male alla gente, ne fu sconvolto. Pensò di uccidere l’animale con una freccia, ma sfortunatamente aveva lasciato la faretra a casa e non aveva nemmeno il pugnale alla cintura. Mentre era così incerto e disarmato, la tigre caricò nella sua direzione. Lui mantenne la sua posizione e aspettò fino a quando l’animale lo raggiunse. Poi, rapido come un’aquila, le afferrò la coda, la lanciò in aria e in un batter d’occhio la sbatté dieci volte al suolo. La tigre giacque ammaccata, mutilata e insanguinata, e poco dopo morì. Poiché in origine la bestia era il Khan, la gente la prese e la seppellì.
Da quel giorno Ku-nan andò a caccia ogni giorno, cavalcando il suo pony pezzato, e al ritorno divideva le prede con i poveri alad del vicinato. Oltre a ciò, curava le malattie agli occhi della povera gente con la sua preziosa perla: appena un vecchio la guardava, la sua vista annebbiata ridiventava nitida; appena un cieco la passava intorno all’orbita degli occhi, riusciva a vedere. Grazie al suo aiuto i poveri alad cominciarono a cantare canti di gioia e le loro vite diventarono molto più sopportabili.

FINE

Testo in:
http://www.pitt.edu/~dash/china.html#goldcolt

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