Leggende Orientali – IL PRINCIPE E IL TASSO

Leggenda dal Giappone

Tradotta da Dario55

IL PRINCIPE E IL TASSO

Un tempo viveva un antenato del principe di Tosa il cui nome, secondo quanto ci è stato tramandato, era Yamanouchi Kadzutoyo. All’età di quattordici anni questo principe aveva un’incredibile passione per la pesca ed era solito scendere al fiume per praticare questa attività. Una mattina si era diretto al fiume portando con sé un solo servitore ed era riuscito a fare un’ottima pesca, quand’ecco che scoppiò un violento temporale. Il principe non aveva con sé abiti adatti per la pioggia, tanto che per far fronte a quella spiacevole situazione fu costretto a rifugiarsi sotto un salice e ad aspettare che il tempo migliorasse. Ma il temporale sembrava non voler finire mai, tanto che il principe si rivolse servitore e disse:
«Questa pioggia minaccia di continuare per molto tempo, quindi è meglio che ci affrettiamo a tornare a casa».
Mentre procedevano faticosamente verso casa, cadde la notte, e l’oscurità diventò sempre più fitta. I loro passi li condussero sulla riva di un lungo fiume, accanto al quale incontrarono una ragazza di circa sedici anni che piangeva disperata. La guardarono sorpresi e si accorsero che era eccezionalmente graziosa. Mentre Kadzutoyo esitava e si chiedeva quale presagio annunciasse una visione così insolita, il servitore, colpito dalla bellezza della ragazza, le si avvicinò e disse:
«Piccola mia, dicci di chi sei figlia e per quali motivi ti trovi fuori in questa notte così tempestosa. È una cosa davvero singolare».
«Mio signore», rispose lei guardando attraverso le lacrime, «sono la figlia di un pover uomo del villaggio presso il palazzo. Mia madre morì quando avevo sette anni, e mio padre si è risposato con una donna bisbetica che mi detesta e mi maltratta; e in mezzo a tutte queste sofferenze mio padre è andato lontano per occuparsi dei suoi affari e mi ha lasciata sola con la mia matrigna, che stanotte mi ha insultata e picchiata fino a quando non ho potuto più resistere e sono scappata di casa. Stavo andando dalle mie zie che abitano in quel villaggio laggiù, quando è scoppiato il temporale. Ma mentre aspettavo che cessasse, sono stata presa da uno degli attacchi di cui soffro, e stavo terribilmente male, quando la buona sorte mi ha fatto incontrare le vostre signorie».
Mentre parlava, il servitore s’innamorò perdutamente della sua incomparabile bellezza. Ma Kadzutoyo, che fin dall’inizio non aveva detto una parola ed era rimasto a riflettere su quella circostanza, estrasse repentinamente la spada e tagliò la testa alla ragazza.
Allora il servitore inorridito gridò:
«Oh, mio signore! Che azione perversa è quella che hai commesso! L’assassinio della figlia di quell’uomo ci causerà molti guai, certamente la cosa non finirà qui».
«Non sai quello che stai dicendo», replicò Kadzutoyo. «Tutto quello che ti chiedo è di non far parola con nessuno su quello che è accaduto».
Ciò detto rientrarono a casa in silenzio.
Kadzutoyo, essendo molto stanco, andò a letto e dormì senza essere tormentato dal minimo senso di colpa, poiché era valente e coraggioso. Ma il servitore, che si sentiva sempre più inquieto, andò dai genitori del suo signore e disse loro:
«Oggi ho avuto l’onore di accompagnare il mio signore a pesca, e ci siamo diretti verso casa sotto la pioggia. E quando siamo arrivati sulla riva di un fiume, vi abbiamo scorto una ragazza che soffriva di un attacco di stomaco, e il mio signore improvvisamente l’ha uccisa, e inoltre mi ha ordinato di non dirlo a nessuno, ma non posso tenerlo nascosto al mio signore e alla mia signora».
I genitori di Kadzutoyo furono dolorosamente sorpresi e, deplorando la crudeltà del figlio, si recarono nella sua stanza e lo svegliarono. Il padre gli domandò tra le lacrime:
«In che modo vile hai tagliato la testa a quella ragazza! Come hai osato uccidere la figlia di un altro uomo senza essere stato provocato? È un atto di una perversità indicibile, del tutto indegno del figlio di un samurai. Sappi che il dovere di ogni samurai è quello di vigilare sul paese e di proteggere la gente, e questo deve essere il suo scopo, giorno dopo giorno. Poiché spada e pugnale sono dati a un uomo perché con essi possa uccidere i malvagi e servire con fedeltà il suo principe, e non perché commetta dei crimini e uccida le figlie di uomini innocenti. Chi è tanto pazzo da non capire questo, ripeterà i suoi misfatti e non potrà che coprire di vergogna la sua famiglia. Anche se sono pieno di dolore, sono costretto a toglierti la vita che ti ho dato, non posso sopportare che tu disonori la nostra casa. Preparati dunque ad affrontare il tuo destino!»
Con queste parole estrasse la spada, ma Kadzutoyo, senza dar segno di paura, disse al padre:
«La tua ira, mio signore, è del tutto giusta, ma ricordati che ho studiato gli antichi e ho compreso le leggi del giusto e dell’ingiusto, e sii certo che non ucciderei mai una persona senza un buon motivo. La ragazza che ho ucciso non era sicuramente un essere umano, ma un immondo goblin: sentendomi sicuro di questo, le ho mozzato il capo. Domani, ti prego, manda i tuoi servitori a cercare il cadavere, e se si tratta davvero di un essere umano, giuro che non ti procurerò altri dispiaceri e mi ucciderò con le mie stesse mani».
A queste parole il padre ripose la spada e aspettò l’alba. Al mattino il vecchio principe, triste e addolorato, ordinò ai servitori di accompagnarlo alla riva del fiume. Qui giunto, vide un enorme tasso con la testa mozzata disteso morto sulla riva e fu pieno di ammirazione per la perspicacia del figlio. Ma aveva ancora qualche perplessità, per cui, tornato a casa, mandò a chiamare il figlio e gli disse:
«È molto strano che la creatura sia apparsa al tuo servitore con l’aspetto di una ragazza, mentre tu l’abbia vista in forma di tasso».
«La meraviglia del mio signore è comprensibile», disse sorridendo Kadzutoyo. «Anche a me è apparsa con l’aspetto di una ragazza. Ma mi è parso strano, perché era una ragazza giovane, di notte e lontano da tutti i luoghi abitati. Ancora più strana era la sua strabiliante bellezza. E infine, cosa più strana di tutte, malgrado stesse piovendo a dirotto non c’era il minimo segno di umidità sui suoi vestiti. E quando il mio servitore le ha chiesto da quanto tempo si trovava lì, lei ha risposto che era rimasta sofferente sulla riva del fiume per un certo tempo. Questo mi ha tolto ogni dubbio e mi ha dato la certezza che si trattava di un goblin, e così l’ho uccisa».
«Ma come mai hai pensato che fosse un goblin quando hai visto che aveva i vestiti asciutti?»
«Evidentemente quella bestia pensava che se fosse riuscita a stregarci con la sua bellezza, avrebbe potuto impadronirsi del pesce che stava trasportando il mio servitore, ma ha dimenticato che, dal momento che pioveva, non era possibile che i suoi vestiti non fossero bagnati. Quindi me ne sono accorto e l’ho uccisa».
Quando il vecchio principe ebbe udito la spiegazione del figlio, fu pieno di ammirazione per la sua sagacia e, pensando che il giovane aveva dato una prova inconfutabile di saggezza e prudenza, decise di abdicare. E così Kadzutoyo fu proclamato principe di Tosa in luogo del padre.

FINE

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