Leggende Orientali – LA TIGRE TROVA UNA MAESTRA

Leggenda dalla Cina

Tradotta da Dario55

LA TIGRE TROVA UNA MAESTRA

Tanto tempo fa, nelle profondità di una catena di montagne, viveva una tigre. Era una tigre molto feroce, ma visto che era goffa come poche, aveva molte difficoltà a catturare una preda.
Un giorno uscì dalla sua caverna in cerca cibo. Appena uscita, vide una gatta che correva verso di lei, scendendo dal fianco della montagna. La velocità della gatta e la sua facilità nei movimenti suscitarono l’invidia della tigre, che pensò tra sé: “Sarebbe bello se fossi in gamba come quella gatta!”
Si avvicinò alla gatta e le disse con voce supplichevole:
«Mia onorevole maestra gatta, puoi insegnarmi il modo per arrampicarmi sulla montagna come fai tu?»
Sapendo che la tigre aveva un cuore crudele, la gatta si rese conto che se le avesse rivelato tutto quello che sapeva, la sua vita sarebbe stata in pericolo. Perciò scosse la testa e disse con una certa esitazione:
«Credo che non sarebbe una buona cosa. Se te lo insegno, come faccio a sapere che non userai la tua conoscenza contro di me?»
La tigre assunse allora un comportamento servile e si inchinò profondamente di fronte alla gatta.
«Onorevole maestra gatta», disse, «sono un animale di parola. Se sarai così gentile da farmi da maestra, non tradirò la tua bontà. E in futuro, se mai qualcuno facesse il prepotente con te, lo ucciderò».
Ingannata da queste parole mielose, la gatta cominciò a provare simpatia per la tigre. Piegò la testa di lato e disse:
«D’accordo. Se veramente mi prometti tutto questo e mi garantisci che non sarai ingrata, ti farò da maestra».
La tigre fu contentissima. Dimenò la coda e s’inginocchiò di fronte alla gatta dicendo:
«In futuro, quando avrò imparato i trucchi per arrampicarmi e catturare le prede, non ti dimenticherò mai, maestra mia. Possa precipitare nel più profondo dei burroni ed essere uccisa, se mai sarò crudele verso di te!»
Per un certo tempo la tigre mantenne la sua parola e si comportò con la gatta come ci si deve comportare con una maestra. Ogni giorno dall’alba al tramonto la gatta s’impegnò al meglio per insegnare alla sua allieva. Ben presto le aveva insegnato tutti i trucchi che conosceva, tranne uno. La tigre era molto soddisfatta di se stessa e contenta degli insegnamenti della gatta.
Fu così che un giorno, quando si reco da lei per ricevere altri insegnamenti, osservò il corpo grassottello della gatta e le venne l’acquolina in bocca. Che bel pranzetto si sarebbe fatta! Ma la gatta era perfettamente consapevole delle cattive intenzioni della tigre e decise di metterla alla prova.
«Ti ho insegnato tutto quello che so», disse. «Ormai non ti servono altre lezioni».
La tigre pensò che la sua occasione fosse arrivata. “Ah!” disse tra sé. “Adesso questa gattina grassottella non potrà sfuggire ai miei artigli!” Ma poi pensò che sarebbe stato meglio assicurarsi di non aver capito male, per cui chiese ancora:
«Onorevole maestra gatta, sei sicura di avermi insegnato tutto?»
«Sì, tutto!» rispose l’astuta gatta.
Un’idea illuminò la mente della tigre e le brillarono gli occhi.
«Maestra», disse, «cos’è quella cosa là su quell’albero?»
Non appena la gatta girò la testa per guardare, la tigre, con le fauci spalancate e gli artigli sguainati, si gettò su di lei. Ma con la stessa velocità la gatta si arrampicò sull’albero..
Si sedette su un ramo e disse indignata:
«Bene! Tu, ingrata creatura! La tua parola non vale niente. Buon per me che sono stata abbastanza prudente da non insegnarti il modo di arrampicarti sugli alberi. Se te lo avessi insegnato, a quanto pare adesso mi avresti mangiata».
La tigre montò su tutte le furie e si gettò più e più volte contro l’albero. Ma non era capace di arrampicarsi. Cercò di buttarlo giù rosicchiandolo, ma il tronco era così grosso che riuscì appena a scalfirlo. La gatta saltava da un ramo all’altro, si sedeva e si lavava provocando la tigre e osservandola. La tigre diventava sempre più furiosa e ruggiva contro la gatta, ma non poteva fare niente. Alla fine la gatta saltò senza difficoltà su un altro albero e su un altro ancora, fino a quando scomparve.
Tutti i piani malvagi della tigre risultarono inutili e non poté far altro che riprendere la strada delle montagne.

FINE

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