leggende orientali – LE QUATTRO MARIONETTE

Leggenda dalla Birmania

Tradotta da Dario55

LE QUATTRO MARIONETTE

Ci fu un tempo un fabbricante di marionette che aveva un figlio di nome Aung. Il padre sperava sempre che il figlio, una volta cresciuto, diventasse anche lui un fabbricante di marionette. Ma per Aung una vita così non era per nulla attraente.
«Padre», disse un giorno, «ho deciso di andarmene da casa in cerca di fortuna».
Il fabbricante di marionette alzò uno sguardo triste dal suo lavoro.
«Ti auguro buona fortuna, figlio mio. La vita di un fabbricante di marionette è una vita onorevole. Ma se devi andartene, permettimi di darti dei compagni di viaggio».
Mostrò al figlio quattro marionette che aveva scolpito, colorato e vestito.
«Ciascuna di queste marionette», disse «ha una propria virtù e valore».
La prima marionetta era il re degli dei. Il fabbricante di marionette disse:
«La virtù di un dio è la saggezza».
La seconda marionetta era un orco con la faccia verde:
«La virtù dell’orco è la forza».
La terza era un mago:
«La virtù del mago è la conoscenza».
La quarta era un santo eremita:
«La virtù dell’eremita è la bontà».
Egli disse al figlio:
«Ciascuna di queste virtù potrà aiutarti nel tuo cammino. Ma ricorda: forza e conoscenza devono sempre essere al servizio di saggezza e bontà».
Aung partì il giorno dopo. Prese sulle spalle una canna di bambù con cibo e abiti a un’estremità e le marionette appese per i loro fili all’altra.
Quando fu sera, Aung si trovò nel profondo del bosco. Si fermò sotto un baniano.
“Sembra un buon posto per dormire”, si disse. “Ma vorrei sapere se è sicuro”.
Allora Aung ebbe un’idea bizzarra.
“Lo chiederò a una delle marionette!”
Si rivolse con un sorriso al re degli dei:
«Dimmi, questo è un posto sicuro?»
Con sua meraviglia, la marionetta prese vita. Scese dalla canna e crebbe fino alle dimensioni di una persona.
«Aung», disse il dio, «apri gli occhi e guardati intorno. È il primo passo verso la saggezza. Se non guardi ciò che sta proprio davanti a te, per gli altri sarà facilissimo fuorviarti!»
Un attimo dopo la marionetta era di nuovo appesa alla canna.
Quando Aung ebbe superato lo sbalordimento, guardò con cura tutto intorno all’albero. Nella terra morbida c’erano le tracce di una tigre! Quella notte non dormì ai piedi dell’albero, ma in alto sui rami. E fu ben contento di averlo fatto, perché nel mezzo della notte, vide una tigre muoversi furtiva sotto di lui in cerca di preda.
Il giorno dopo Aung si diresse verso le montagne e al tramonto lasciò la strada e si accampò a poca distanza sul fianco di una montagna. Quando si svegliò il giorno dopo, vide una carovana scendere lungo la strada. In una dozzina di carri trainati da tori erano ammassate merci preziose.
“Questa carovana deve appartenere a un ricco mercante”, disse Aung tra sé. “Mi auguro di diventare ricco come lui”.
Allora gli venne un’idea. Si rivolse all’orco con la faccia verde.
«Dimmi, come posso guadagnare tante ricchezze?»
Aung, sbalordito, vide la marionetta scendere dalla canna e crescere fino alle dimensioni di una persona.
«Se hai forza» tuonò l’orco, «potrai prendere tutto quello che vuoi. Guarda!»
Batté il piede, e la terra si scosse.
«Aspetta!» disse Aung.
Ma era troppo tardi. Poco sotto di lui polvere e rocce rovinarono in una frana che corse giù dalla montagna e bloccò la strada.
I conducenti terrorizzati saltarono giù dai carri e fuggirono.
«Hai visto?» disse l’orco.
«È davvero così facile?» disse Aung stupefatto.
Si precipitò verso i carri e corse da uno all’altro, restando a bocca aperta davanti ai cumuli di ricchi tessuti e ai mucchi di metalli preziosi.
«E adesso è tutto mio!» esclamò.
Proprio in quel momento Aung udì un singhiozzo. Distesa rannicchiata in uno dei carri c’era una graziosa ragazza della sua stessa età. Piangeva e tremava di paura.
«Non voglio farti del male», disse gentilmente Aung. «Chi sei?»
«Mi chiamo Mala», disse con un filo di voce. «Mio padre è il padrone di questa carovana. Stavamo andando a incontrarlo».
Improvvisamente Aung si accorse di essere innamorato. Desiderava tenere Mala con lui per sempre.
«Non temere», disse. «Ti prenderò con me e avrò cura di te».
Mala si mise a sedere infuriata.
«Allontanati! Prendimi, come stai prendendo ogni cosa! Ma sei solo un ladro, e mai e poi mai parlerò con te!»
Aung fu colpito. Davvero era solo un ladro? Non sapeva che cosa dire.
Allora l’orco si portò al suo fianco.
«Non darle ascolto. Cambierà idea, e in ogni caso la cosa importante è che hai ottenuto quello che volevi. E adesso vai».
L’orco liberò la strada, poi aiutò Aung a condurre la carovana. Quel pomeriggio uscirono dalle montagne, non lontano dalla capitale.
Aung chiese all’orco:
«Cosa devo fare ora che ho tutte queste ricchezze?»
«Non chiederlo a me!» disse l’orco. «Chiedilo al mago!»
Aung si rivolse al mago.
«Puoi dirmelo?»
La marionetta prese vita e fluttuò davanti a lui, mentre Mala guardava a occhi spalancati.
«Se vuoi che la tua saggezza cresca», disse il mago, «devi imparare i segreti della natura».
Toccò Aung con la sua bacchetta rossa, e insieme a lui si sollevò alto nel cielo.
Guardando in basso, Aung vide ogni cosa con occhi nuovi. Poteva capire che la campagna era ottima per la coltivazione e che le montagne contenevano oro e argento.
«Tutto questo è meraviglioso!» disse Aung. «Ora penso di poter aiutare la gente con quello che ho imparato!»
«Sicuramente puoi», disse il mago. «Ma la conoscenza è potere. Perché invece non tenere tutto per te? Non è forse quello che fa l’altra gente?»
«Credo che sia così», disse Aung.
E così arrivarono alla capitale. Aung divenne un mercante e con l’aiuto dell’orco e del mago diventò molto più ricco di prima. Costruì un palazzo per sé e Mala e tenne le marionette in una stanza speciale solo per loro.
Ma Aung non era felice, perché Mala continuava a non voler parlare con lui.
Un giorno mise davanti a lei un pettine degno di una regina. L’oro massiccio era cosparso di dozzine di grandi rubini, zaffiri e smeraldi. Quello splendido oggetto era costato ad Aung un terzo delle sue ricchezze.
Mala gli gettò uno sguardo e lo spinse via.
Aung era disperato. Disse:
«Non sai che ti amo?»
Ma lei si limitò a guardarlo torva e non pronunciò una sola parola.

- Uno spettacolo di marionette in Birmania (Myanmar) -

– Uno spettacolo di marionette in Birmania (Myanmar) –

Il mattino dopo Aung andò nella stanza delle marionette e parlò all’orco e al mago.
«Il padre di Mala adesso dev’essere molto povero, mentre io ho più di quello che mi serve. Voglio aiutare Mala a trovarlo per risarcirlo di quello che gli ho preso. Forse poi lei parlerà con me, e forse imparerà ad amarmi».
«Orribile idea!» disse l’orco. «Non devi mai dar via quello che è tuo. Stai proprio diventando debole!»
«Inoltre», aggiunse il mago, «è troppo tardi. Mala è fuggita questa notte».
«Cosa?» esclamò Aung. Corse per tutto il palazzo, ma non riuscì a trovare Mala da nessuna parte.
Aung tornò disperato nella stanza delle marionette.
«A che mi serve tutta la mia ricchezza, se ho perso ciò a cui tengo di più?»
Per una volta, l’orco e il mago se ne stettero calmi e silenziosi.
Allora Aung si ricordò che c’era una marionetta che non aveva mai consultato. Si rivolse al santo eremita.
«Dimmi, perché tutto è andato storto?»
La marionetta prese vita.
«Aung, tu hai creduto che la ricchezza renda felici. Ma la vera felicità deriva solo dalla bontà. La cosa importante non è ciò che possiedi, ma quello che fai con ciò che possiedi».
Allora il re degli dei prese vita e si mise accanto all’eremita.
«Tu dimentichi cosa ti ha detto tuo padre, Aung. Forza e conoscenza sono utili, ma devono sempre essere al servizio di saggezza e bontà».
«Non lo dimenticherò un’altra volta», disse Aung.
Da quel giorno Aung usò la sua ricchezza e le sue capacità per fare del bene. Costruì una splendida pagoda santa e offrì cibo e ospitalità a coloro che visitavano il tempio.
Un giorno tra i visitatori Aung vide una giovane donna che conosceva bene. Vicino a lei c’era un vecchio, entrambi indossavano abiti dimessi.
«Mala!» esclamò Aung. Corse verso la giovane spaventata e s’inginocchiò davanti a suo padre imbarazzato.
«Mio signore, sono io la causa del tuo grande male. Ora imploro il tuo perdono. Tutto quello che possiedo è tuo, e sarò felice di restituirtelo. Sarò contento di tornare al mio villaggio e fabbricare marionette».
«Padre», disse Mala sottovoce, «questo è Aung. Ma è cambiato!»
«Così sembrerebbe!» disse il padre. «E se è così, sarebbe un peccato lasciare andar via un giovane con tanta capacità. Forse gli piacerebbe lavorare per me e vivere con noi nel palazzo».
E così Aung diventò l’assistente del mercante e non molto tempo dopo il suo socio, e, quando finalmente il cuore di Mala fu conquistato, il suo genero.
Quanto alle marionette, Aung le consultava ancora in caso di bisogno. Ma benché fosse spesso aiutato da forza e conoscenza, era sempre guidato da saggezza e bontà.

Uno spettacolo di marionette in Birmania (Myanmar)


Nota:
In Birmania – oggi Myanmar – gli spettacoli di marionette sono messi in scena almeno dal Quattrocento. Nel Settecento la corte reale cominciò a finanziare e regolamentare il teatro delle marionette, facendone velocemente crescere il prestigio. Nell’Ottocento il teatro delle marionette era considerato l’arte d’intrattenimento più sviluppata ed era anche la più popolare. Pur non essendo attualmente più popolare, la tradizione è ancora tenuta viva da un piccolo numero di troupe.
Una troupe di marionette birmana comprende coloro che muovono le marionette, cantanti e musicisti. Gli spettacoli sono basati su favole buddiste, leggente storiche e racconti popolari insieme ad altre storie. Gli spettacoli sono indirizzati a bambini e adulti e normalmente durano tutta la notte.
Le marionette hanno un altezza che va dai trenta centimetri a un metro. Quasi tutte sono personaggi stereotipi, che cambiano nome, ma mantengono le loro caratteristiche in ogni rappresentazione. Alcuni di questi caratteri sono rimasti uguali per secoli, in particolar modo quelli sviluppati da racconti buddisti, che probabilmente costituivano il primo repertorio dei marionettisti.
Il racconto si richiama a quattro figure familiari. Il re degli dei è Thagyarmin, il nome birmano della divinità chiamata Sakka dal buddismo indiano e Indra dagli induisti. (Gli altri dei celesti indiani – chiamati devas – sono stati sostituiti dai birmani con gli dei autoctoni, chiamati nat.) Per i buddisti un dio è un essere potente, ma di grado inferiore rispetto a uno che diventa un Buddha o un Bodhisattva.
Il personaggio che qui è chiamato “orco” è definito con più precisione “demone” – yaksha – in sanscrito. Ma con la sua grande forza e l’abitudine di mangiare le persone, si avvicina di più all’orco della mitologia fiabesca occidentale.
Il mago – zawgyi in birmano – è una sopravvivenza della Birmania pre-buddista. Lo zawgyi pratica l’alchimia per raggiungere l’immortalità, insieme a obiettivi di minore importanza, come il potere di volare. Un parallelo quasi esatto si trova nel concetto popolare cinese dell’“Immortale” taoista. La “danza dello zawgyi” è una delle parti più popolari dell’introduzione allo spettacolo di marionette.
Infine, l’eremita è un cercatore che vive in solitudine e si sforza di ottenere il progresso spirituale. Pur essendo più caratteristico della tradizione induista, questa marionetta è vestita come un monaco buddista.
Come nel teatro delle marionette, la maggior parte della società e della cultura birmane sono impregnate della fede buddista dominante. In Birmania nessuna azione è considerata più degna della costruzione di una pagoda, un tempio a forma di torre che contiene reliquie o una immagine sacra. Recarsi in pellegrinaggio a questi templi è considerato un meritevole atto religioso.

Testo originale in: http://www.aaronshep.com/stories/043.html
Illustrazione in: http://www.htweoomyanmar.com/

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