Leggende Orientali – OSHIDORI

Leggenda dal Giappone

Tradotta da Dario55

OSHIDORI

Ci fu un tempo un falconiere e cacciatore che si chiamava Sonjo. Viveva nel distretto chiamato Tamura-no-Go, della provincia di Mutsu.
Un giorno uscì a caccia, ma non riuscì a prendere niente. Ma tornando a casa, nel luogo chiamato Akanuma, notò una coppia di oshidori (anatre mandarine) che nuotavano una accanto all’altra in un fiume.

Tamura-no-Go uccide il maschio oshidori

Non è bene uccidere le oshidori, (1) ma Sonjo era molto affamato e tirò su una coppia di esse. La freccia colpì il maschio; la femmina fuggì tra i giunchi della sponda vicina e scomparve.
Sonjo portò a casa l’anatra morta e la cucinò.

Quella notte fece un sogno triste. Gli sembrava che una bella donna entrasse nella stanza e, stando in piedi accanto al suo cuscino, cominciasse a piangere.
Piangeva con tanta amarezza, che Sonjo si sentiva spezzare il cuore mentre la ascoltava.
Infine la donna gli gridò:
«Perché, oh, perché lo hai ucciso? Che aveva fatto di male? Ad Akanuma eravamo così felici insieme… e tu lo hai ucciso! Che male ti aveva mai fatto? Ti rendi conto di cosa hai fatto? di che atto crudele, malvagio hai computo? Hai ucciso anche me, perché non potrò vivere senza il mio sposo! Sono venuta solo per dirti questo».
Poi riprese a piangere e lamentarsi con tanta amarezza che il suo pianto penetrò fino al midollo dell’uomo, e tra i singhiozzi recitò le parole di questa poesia:

Hi kurureba Sasoeshi mono wo
Akanuma no Makomo no kure no Hitori-ne zo uki!
(“Al sopraggiungere del crepuscolo l’ho invitato a far ritorno con me! Ora dormirò da sola tra le ombre dei giunchi di Akanuma – Ah! Quale indicibile sofferenza!”) (2)

E dopo aver pronunciato questi versi, esclamò:
«Ah! Tu non sai, non puoi sapere che cosa hai fatto! Ma domani, quando ti recherai ad Akanuma, lo vedrai… lo vedrai…».
Così dicendo e piangendo in modo compassionevole, se ne andò.
Quando Sonjo si svegliò al mattino, questo sogno era così vivido nella sua mente, che ne era grandemente turbato.
Si ricordava le parole: “Ma domani, quando ti recherai ad Akanuma, lo vedrai… lo vedrai…”.
E decise infine di recarvisi per vedere se quel sogno era qualcosa di più di un sogno.
Andò dunque ad Akanuma e qui, appena giunto sulla riva del fiume, vide la oshidori femmina nuotare da sola. Nello stesso momento l’uccello si accorse di Sonjo, ma anziché tentare di fuggire, nuotò dritto verso di lui, fissandolo in uno strano modo.
Poi con il becco si squarciò improvvisamente il corpo e morì davanti agli occhi del cacciatore.
Sonjo si rasò il capo e diventò sacerdote.

FINE

Note
1 – Fin dall’antichità in Estremo Oriente questi uccelli sono stati considerati simbolo dell’amore coniugale.
2 – In questi versi c’è un commovente doppio senso, perché le sillabe che compongono il nome Akanuma (“Palude Rossa”) possono essere lette anche “akanu-ma”, che significa “il tempo del nostro rapporto indissolubile (o pieno di gioie)”, per cui la poesia può essere tradotta anche: “Al sopraggiungere del crepuscolo l’ho invitato a far ritorno con me! Ora, finito il tempo di questo felice rapporto, quale sofferenza per colei che deve dormire da sola nell’ombra dei giunchi!”. Il makomo è una varietà di grande giunco usato per intrecciare ceste.

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