leggende orientali – SAVITRI E SATYAVAN

Racconto dell’antica India

Tradotta da Dario55

Savitri e Satyavan

In India, in tempi leggendari, viveva un re con molte mogli ma nessun figlio. Mattino e sera per diciotto anni s’inginocchiò di fronte al sacro altare pregando per avere il dono dei figli.
Infine una dea raggiante sorse dal sacro fuoco.
«Sono Savitri, figlia del Sole. Con le tue preghiere hai ottenuto di avere una figlia».
Entro un anno una figlia arrivò al re e alla sua moglie preferita. La chiamarono Savitri in onore della dea.
Bellezza e intelligenza erano nella principessa Savitri, e occhi che brillavano come il sole. Era così splendida, che la gente pensava fosse lei stessa una dea. Eppure, quando venne il momento di sposarsi, nessun uomo la chiese in moglie.
Il padre le disse:
«Gli uomini deboli distolgono gli occhi da uno splendore come te. Esci e trova un uomo degno di te. Poi io penserò al matrimonio».
Insieme a servitori e consiglieri Savitri viaggiò di luogo in luogo. Dopo molti giorni arrivò a un eremo presso il guado di un fiume. Qui vivevano molte persone che avevano abbandonato città e paesi per dedicarsi a una vita di preghiera e di studio.
Savitri entrò nella sala delle preghiere e s’inchinò al maestro più anziano. Mentre stavano parlando, un giovane con occhi raggianti entrò nella sala. Faceva da guida a un altro uomo, vecchio e cieco.
«Chi è quel giovane?» chiese Savitri a bassa voce.
«È il principe Satyavan», rispose il maestro con un sorriso. «Conduce suo padre, un re il cui regno è stato conquistato. Ed è bene che il nome Satyavan significhi ‘Figlio della Verità’, poiché non esiste uomo più ricco di virtù».
Quando Savitri tornò a casa, trovò il padre seduto con il santo veggente di nome Narada.
«Figlia», disse il re, «hai trovato un uomo che desideri sposare?»
«Sì, padre. Il suo nome è Satyavan».
Narada rimase senza respiro.
«Non Satyavan! Principessa, nessun uomo sarebbe più degno di questo, ma non devi sposarlo! Io vedo nel futuro. Satyavan morirà tra un anno a partire da oggi».
Il re disse:
«Hai sentito, figlia? Scegli un altro marito!»
Savitri tremò, ma disse:
«Ho scelto Satyavan e non sceglierò nessun altro. Lunga o corta che sia la sua vita, voglio farne parte».
Allora il re cavalcò con Savitri per organizzare il matrimonio.
Satyavan fu felicissimo che gli fosse offerta una sposa così. Ma il padre, il re cieco, chiese a Savitri:
«Riuscirai a sopportare la vita dura da eremita? Accetterai di indossare i nostri abiti semplici e dormire sul nostro giaciglio di paglia? Mangerai solo frutti ed erbe selvatiche?»
Savitri rispose:
«Non m’importa nulla di comodità o privazioni. A palazzo o in una capanna sono felice lo stesso».
Quel giorno stesso Savitri e Satyavan camminarono mano nella mano intorno al sacro fuoco nella sala delle preghiere. Alla presenza di tutti i sacerdoti e gli eremiti diventarono marito e moglie.
* * *
Per un anno vissero felici. Ma Savitri non riusciva mai a dimenticare che la morte di Satyavan si avvicinava.
Infine rimasero solo tre giorni. Savitri entrò nella sala della preghiera e si mise davanti al sacro fuoco. Qui pregò per tre giorni e tre notti, senza mangiare né dormire.
«Amore mio», le diceva Satyavan, «preghiera e digiuno sono cose buone. Ma perché sei così dura con te stessa?»
Savitri non rispondeva.
Il sole stava sorgendo quando finalmente Savitri lasciò la sala. Vide Satyavan dirigersi verso la foresta con un’ascia sulla spalla.
Savitri corse al suo fianco:
«Voglio venire con te».
«Rimani qui, amore mio», disse Satyavan. «Hai bisogno di mangiare e riposarti».
Ma Savitri disse:
«Il mio cuore è pronto a partire».
Mano nella mano, Savitri e Satyavan attraversarono le colline boscose. Odoravano il profumo dei fiori sugli alberi e si fermavano a riposare sulla riva di limpidi torrenti. I richiami dei pavoni echeggiavano attraverso gli alberi.
Mentre Savitri si riposava, Satyavan tagliava legna da ardere da un albero caduto. Improvvisamente lasciò cadere l’ascia.
«La testa mi fa un male terribile».
Savitri corse da lui. Si stese all’ombra dell’albero, la testa sul suo grembo.
«Il mio corpo sta bruciando! Cos’è questa cosa terribile che mi sta accadendo?»
Gli occhi di Satyavan si chiusero. Il suo respiro si fece più lento.
Savitri guardò in su. Attraverso il bosco avanzava verso di lei un uomo di splendido aspetto. Irraggiava luce, malgrado la sua pelle fosse più scura della notte più buia. Gli occhi e gli abiti erano color rosso sangue.
Tremante, Savitri chiese:
«Chi sei?»
Una voce profonda e delicata rispose:
«Principessa, puoi vedermi solo in virtù del potere delle tue preghiere e del tuo digiuno. Sono Yama, dio della morte. È giunto il momento in cui devo portare con me lo spirito di Satyavan».

Raffigurazione di Yama proveniente dal Tibet, XVII-XVIII secolo

– Raffigurazione di Yama proveniente dal Tibet, XVII-XVIII secolo –

Yama estrasse un piccolo cappio e lo passò attraverso il petto di Satyavan come attraverso l’aria. Ne tirò fuori un minuscolo ritratto di Satyavan, non più grande di un pollice. Satyavan smise di respirare.
Yama mise l’immagine dentro il proprio vestito.
«La felicità attende il tuo sposo nel mio regno. Satyavan è un uomo di grande virtù».
Poi Yama si girò e si diresse verso sud, per tornare nel suo regno.
Savitri si alzò e si avviò dietro di lui.
Yama camminava facilmente e speditamente attraverso gli alberi, mentre Savitri faceva grandi sforzi per seguirlo. Alla fine Yama si fermò a guardarla.
«Savitri! Non puoi seguirmi alla terra dei morti!»
«Signore Yama, so che hai il dovere di portare via mio marito. Ma il mio dovere di moglie è di rimanere al suo fianco».
«Principessa, questo dovere è giunto al termine. Tuttavia, ammiro la tua fedeltà. Esaudirò un tuo desiderio, qualunque cosa tranne la vita di tuo marito».
Savitri disse:
«Ti prego, restituisci a mio suocero il regno e la vista».
«La vista e il regno gli saranno restituiti».
Yama si diresse nuovamente verso sud. Savitri lo seguì.
Lungo la riva di un fiume, spine ed erba alta e tagliente lasciavano passare Yama senza toccarlo. Ma graffiavano la pelle e strappavano i vestiti di Savitri.
«Savitri! Sei arrivata abbastanza lontano!»
«Signore Yama, so che mio marito troverà la felicità nel tuo regno. Ma tu stai portando via una felicità che mi appartiene!»
«Principessa, ogni amore deve inchinarsi al destino. Tuttavia, ammiro la tua devozione. Esaudirò un altro tuo desiderio, qualunque cosa tranne la vita di tuo marito».
Savitri disse:
«Concedi molti altri figli a mio padre».
«Tuo padre avrà molti altri figli».
Ancora una volta Yama si avviò verso sud. Ancora una volta Savitri lo seguì.
Yama avanzava scivolando su per una ripida collina, mentre Savitri si arrampicava dietro di lui. Arrivati sulla cima. Yama si fermò.
«Savitri! Ti proibisco di proseguire!»
«Signore Yama, sei rispettato e venerato da tutti. Ma non c’è ragione che tenga: resterò presso Satyavan!»
«Principessa, te lo dico per l’ultima volta, non puoi! Tuttavia, non posso che ammirare il tuo coraggio e la tua risolutezza. Esaudirò ancora un tuo desiderio, l’ultimo, qualunque cosa tranne la vita di tuo marito».
«Allora concedimi di avere molti figli e che siano figli di Satyavan!»
Yama guardò Savitri con gli occhi spalancati.
«Non puoi chiedere la vita di tuo marito, ma non posso esaudire il tuo desiderio senza lasciarlo andare. Principessa! Il tuo spirito è forte quanto la tua volontà».
Yama tirò fuori dal vestito lo spirito di Satyavan e tolse il cappio. Lo spirito volò verso nord, scomparendo velocemente alla vista.
«Torna indietro, Savitri! Hai conquistato la vita di tuo marito».

- Yama s’impadronisce dello spirito di Satyavan -

– Yama s’impadronisce dello spirito di Satyavan –

Il sole stava appena tramontando, quando Savitri prese di nuovo in grembo il capo di Satyavan. Il suo petto si sollevava e abbassava. Gli occhi si aprirono.
«Si è già fatta notte? Ho dormito molto. Ma che c’è che non va, amore mio? Ridi e piangi nello stesso tempo!»
«Amore mio», disse Savitri, «torniamo a casa».
* * *
Yama mantenne tutto ciò che aveva promesso. Il padre di Savitri ebbe ancora molti figli. Il padre di Satyavan ebbe nuovamente la vista e il regno.
Quando fu giunto il momento, Satyavan diventò re e Savitri la sua regina. Vissero una vita lunga e felice, allietata da molti bambini. E non ci furono paura né lacrime quando Yama ritornò per portarli nel suo regno.


NOTE

Nota sulla storia
La storia della principessa Savitri è uno dei racconti più famosi e amati dell’India. Compare nel Mahabharata, il più importante poema epico indiano, quasi un Antico Testamento indù.
Questo poema, scritto intorno all’inizio dell’epoca cristiana, è stato tramandato oralmente per secoli. Risale a un epoca in cui le donne erano molto più indipendenti di quanto lo consente l’attuale cultura indiana.

Testo in: http://www.aaronshep.com/stories/006.html
Immagini in: http://www.esopedia.it/index.php?title=Yama e http://www.arunachala-ramana.org/forum/index.php?topic=7150.645

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