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IL SAIYUKI E IL BUDDISMO
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| Spulciando tra i libroni di cultura orientale della biblioteca che, a giudicare dalla quantità di polvere che li ricopre, non sono molto consultati, la baka-saru ha trovato alcune nozioni interessanti sulle sue origini. ^_^ Chibi Goku, infatti, adora marinare la scuola per andarsene in biblioteca tranquilla tranquilla! Cosa assai insolita per una ragazza diciannovenne, che molti considerano del tutto fuori di melone! In effetti, passare tutta la mattinata, dalle 9,00 alle 13,00 chiusa nella biblioteca civica, non è una cosa del tutto normale! (gocciolina) Comunque, eccoti qui tutte le belle notiziole che la baka-saru ha raccolto in una fredda e piovosa mattina d’inverno del “lontano” Ottobre 2003. ^_^ Buona lettura! ^_^ |
| Titolo originale del Saiyuki: Hsi Yuu Chi = Storia di un viaggio in Occidente Lo Scimmiotto di Wu Ch’en-eng: la combinazione degli elementi buddisti e taoisti risalta nella Leggenda della Scimmia, che riflette il viaggio storico compiuto in India dal grande studioso buddhista Hsuan Tsang (morto nel 664) per conoscere le origini del Buddhismo e tradurne gli insegnamenti in cinese. Scritta nel sedicesimo secolo, quest’opera narra di uno scimmiotto (Sun Wu-Kung in cinese, Son Goku in giapponese) nato da un uovo di pietra fertilizzato dal vento, generatosi sulla sommità di un’alta montagna (Ao-Lai in cinese, Monte Kaka in giapponese). Esperto di kung-fu, beffardo e dotato di un’inesauribile vitalità, quest’essere presto si elesse Re delle Scimmie. Assetato di potere, Son Goku intraprese, in seguito, una forsennata ricerca dell’immortalità scatenando scompiglio per tutto il mondo e…non solo! Le sue eccessive trovate sconvolsero persino il Paradiso (Tenkai in giapponese)! Il Dio Dragone del Mari dell’Ovest si vide rubare dalla scimmietta addirittura il suo preziosissimo bastone magico, capace di allungarsi a piacimento (Nyoibou in giapponese). Divenuto fortissimo, Son Goku non abbassò la cresta e, pieno di sé, chiese all’Imperatore di Giada (o Imperatore Celeste: il Dio supremo, creatore d’ogni cosa) di nominarlo dio. Questi gli donò una prestigiosa carica che, però, presto si rivelò fittizia. Son Goku, furibondo, rubò la pesca dell’immortalità dai giardini celesti e fuggì nel mondo terrestre (Genkai in giapponese). Dopo numerose battaglie, un dio cercò addirittura di bruciarlo vivo, la scimmia fu catturata e l’Imperatore di Giada la rinchiuse in una cella di roccia sulla cima di un monte (Monte Gogyo in giapponese). Dopo cinquecento anni di prigionia, giunse un monaco, Hsuan Tsang per l’appunto, a liberarla. Questi, dovendo intraprendere un lungo viaggio verso l’India, fece di Son Goku la sua guardia del corpo. Siccome, però, non si fidava molto della scimmia disubbidiente, il monaco la costrinse ad indossare un diadema d’oro (Youryoku in giapponese) che, ad ogni segno di ribellione, le si stringeva attorno alla fronte, procurandole forti dolori. Così Son Goku fu costretto ad accompagnare Hsuan Tsang che, durante il viaggio, l’istruì sui principi buddisti. Al loro pellegrinaggio si unirono, in seguito, due bizzarri personaggi: Sabbioso (Sha Ho-Shang in cinese, Sha Gojyo in giapponese) un folletto d’acqua, e Porcellino (Cho Pa-Chieh in cinese, Cho Hakkai in giapponese) un personaggio con il corpo da uomo e la testa da maiale (un generale celeste tramutato così per punizione), capace di trasformarsi in qualsiasi cosa. Il quartetto così composto, dopo aver affrontato molti demoni e difficoltà, alla fine raggiunse la tanto agonista India. Hsuan Tsang recuperò gli scritti perduti e, accortosi della maturità acquisita dai tre compagni, chiese all’Imperatore di Giada di ripagarli. Così, finalmente, Son Goku, divenuto più saggio e giudizioso, fu investito di una prestigiosa carica divina. Anche i suoi due compagni si guadagnarono un posto d’onore nel Paradiso, mentre Hsuan Tsang raggiunse l’illuminazione. Questa è una fiaba molto cara a cinesi e giapponesi, che ben si adatta anche alla società moderna. Il Paradiso è visto come un prolungamento del mondo terreno, con gli stessi pregi e difetti. |