anime – FLO, LA PICCOLA ROBINSON (L’isola della piccola Flo – Kazoku Robinson Hyouryuuki: Fushigi na Shima no Flone) – di Yoshio Kuroda

A cura di Alice Gaglio

SCHEDA

Titolo originale: Kazoku Robinson Hyouryuuki: Fushigi na Shima no Flone
Titolo internazionale: Swiss Family Robinson – The Swiss Family Robinson: Flone of the Mysterious Island
Genere: serie tv – kodomo, avventura, storico
Rating: adatto a tutti
Numero episodi: 50 (concluso)
Anno di uscita in Giappone: 1981
Tratto: dal romanzo: “Swiss Family Robinson” di Johann Wyss
Director: Yoshio Kuroda

Titolo in Italia: Flo, la piccola Robinson (1° edizione) – L’isola della piccola Flo (2° edizione)
Anno di pubblicazione in Italia: 1982
Trasmissione in tv: rete 4 (1° edizione) – italia uno (2° edizione)
Edizione italiana italiana: L’intera serie è uscita in dvd grazie alla Dolmen Home Video, in due cofanetti, contenenti ognuno cinque dischi.

Sigle:

Sigla iniziale originale:
“Hadashi no Flone” di Keiko Han
Sigla finale originale:
“Flone no Yume” di Keiko Han

Sigle italiane:
prima edizione “L’isola dei Robinson” di R. Zara cantata da I Cavalieri del Re
seconda edizione “L’isola della piccola Flo” di V.Draghi cantata da Cristina D’Avena

TRAMA

L’anime racconta la storia della famiglia Robinson che parte da Berna con l’intento di raggiungere l’Australia, affinché il padre Ernest possa esercitare la professione di medico.
Durante il viaggio, però,una tempesta fa naufragare la nave, così la famiglia Robinson, non riuscendo a salire sulle scialuppe di salvataggio approda su un’isola deserta.
Su quest’isola affronteranno mille avventure e difficoltà, conosceranno il signor Morton e Tomtom, naufraghi di un altro incidente, e cercheranno in tutti i modi di giungere in Australia.

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APPROFONDIMENTO

Critica: Il Meisaku e Flo, la piccola Robinson: i cartoon diventano educativi
L’animazione in Giappone ha da sempre avuto molta importanza, tanto da avere una produzione di gran lunga maggiore rispetto al cinema tradizionale, esprimendosi non solo attraverso il mercato cinematografico, ma anche con quello televisivo e home-video. Non c’è da meravigliarsi, quindi, se già negli anni ’70 si sia presa coscienza del potere comunicativo di questo genere: l’animazione, infatti, attraverso le sue componenti ( immagini-movimento e suoni) e la sua duttilità è in grado di trattare ogni genere d’argomento in modo universale. La Nippon Animation, nel 1975, decide di sfruttare al massimo queste capacità utilizzando i cartoni animati con intento educativo e producendo il World Masterpiece Teatre (Sekai meisaku gekijō o più brevemente Meisaku “Teatro dei capolavori mondiali”). Il programma, trasmesso la domenica sera, contiene serie ispirate a romanzi per ragazzi, nello specifico di origine occidentale: il cartone animato diventava lo strumento perfetto per poter insegnare e invogliare i ragazzi ad avvicinarsi alla letteratura, divertendosi. I cartoni animati prodotti per questo progetto, che dura fino al 1997 concludendosi con Dolce Remì, erano di un’eccellente livello. Probabilmente questa perfezione è dovuta al massimo rispetto che i giapponesi hanno verso l’opera letteraria, infatti, ogni romanzo veniva studiato fin nei più piccoli particolari per poter rendere la serie totalmente fedele all’opera. Si studiavano le scenografie, la vita quotidiana, l’ambiente in cui si svolgeva l’azione, i vestiti dell’epoca, il contesto socio-culturale e la psicologia di ogni personaggio. Tutto questo contribuisce ad allargare la fascia di pubblico, le serie non attirano solo i bambini, ma anche gli adulti che si ritrovano ad apprezzare la trasposizione delle opere letterarie in anime. Il World Masterpiece Teatre arriva in Italia tra i primi anni ’80 e la fine degli anni ’90 , trasmesso inizialmente dalla Rai in seguito da Mediaset, ha subito un enorme successo. Anche oggi queste serie vengono continuamente riproposte nel nostro palinsesto televisivo proprio perche i programmatori italiani accettano e comprendono meglio i temi trattati, rispetto agli altri anime, limitandone così la censura. Tra i cartoni animati appartenente a quel programma possiamo ricordare Heidi, Anna dai capelli rossi, La sui monti con Annette, Pollyanna, Una per tutte tutte per una, Il libro della giungla, L’ape Maja e Flo la piccola Robinson. Tra tutte queste serie quella più educativa era senza dubbio Flo, la piccola Robinson, questo perché il romanzo da cui è tratta Swiss Family Robinson, del 1812 di Johann Wyss , era a sua volta uno strumento educativo : ogni vicenda dei naufraghi era, infatti, permeata da una serie di lezioni di storia, geografia, fisica e storia naturale. Il cartone viene mandato in onda, per la prima volta, in Giappone nel 1981 dalla Fuji tv ed arriva in Italia solo un anno più tardi su Rete 4.
Le prime tre puntate hanno la funzione di prologo., infatti, oltre a introdurre la storia vengono presentati i personaggi, le loro abitudini e il loro carattere. Da queste prime puntate (La lettera, La partenza, Flo ci ripensa) sappiamo che la famiglia Robinson, composta dal padre Ernest, la madre Anna e da tre figli Franz ,Flo e Jack, vive a Berna. Il capofamiglia è un medico molto gentile che si offre di curare non solo i pazienti ricchi, ma anche quelli più poveri, ed è proprio per questa sua indole che sente il bisogno di andare dove ci sia realmente bisogno della sua competenza. L’occasione gli si presenta quando riceve una lettera dal dott. Eliot, un amico che vive in Australia, che lo invita a recarsi in quella terra lontana per esercitare là la sua professione. Dopo un consulto con la famiglia, Ernest decide di accettare e di partire immediatamente per l’Australia con la famiglia al seguito ed è durante questo viaggio che avviene il naufragio. A causa di una forte tempesta la nave su cui erano imbarcati i Robinson si scontra con un enorme scoglio che ne provoca l’affondamento. I passeggeri riescono a salire sulle scialuppe di salvataggio,ma la famiglia svizzera non vi trova posto e rimane sulla nave. Da questo momento in poi, inizieranno mille sfide da affrontare: dalla costruzione di una zattera, a procurarsi il cibo, ma dovranno, anche, difendersi dagli animali feroci e continuare a vivere una vita, il più possibile, normale.
Il personaggio chiave per l’intento educativo dell’opera è, senza dubbio, il padre Ernest. La sua figura incarna la coppia sempai-kōhai, tipica della società giapponese, dove il primo termine indica”colui che ha iniziato prima”, ed il secondo “colui che ha iniziato dopo”. Il padre diviene,quindi, maestro della sua famiglia e grazie al suo ingegno e al suo sapere riesce a costruire una casa e una zattera, ma anche a produrre tutto il necessario per la sussistenza, come il sale e lo zucchero. In questo modo il giovane spettatore avrà lezioni di vita mai pedanti o fuori luogo e impara, assieme ai protagonisti, come fronteggiare le difficoltà. Il regista Yoshio Kuroda decide di dedicare interi episodi alle scoperte e alle invenzioni del padre, questo perché l’attenzione dello spettatore deve concentrarsi proprio sulla spiegazione (basti pensare che per la costruzione dell’orto sono serviti ben 2 episodi).Ernest svolge il suo ruolo di sempai in duplice chiave: all’interno dell’anime si presenta come insegnante, nel senso comune del termine, al tempo stesso però, svolge lo stesso ruolo, in senso metaforico, per il suo nucleo familiare. La famiglia, infatti, si trova su un’isola deserta. Ernest ,per evitare che regrediscano allo stato primitivo e che perdano la propria identità di esseri umani, organizza le loro giornate in maniera tale che rimangano a contatto con la civiltà, con la realtà e con ciò che sono. Così la mattina i bambini sono costretti a studiare, come se fossero a scuola, Anna si dedica all’orto e il padre alla caccia.
Il personaggio chiave per il moto dell’azione, invece, è la figlia Flo. La ragazzina un po’ maschiaccio, sempre allegra e combina guai non era presente nella storia originale, che invece parla di una famiglia di naufraghi composta da padre, madre e quattro figli maschi. Non è chiaro il motivo dell’inserimento di questo personaggio, alcuni ritengono che il regista si sia ispirato al telefilm americano The swiss family Robinson del 1975; dove la famiglia era composta da padre, madre, due figli e una bambina naufragata con loro; c’è chi dice, invece, che il personaggio sia stato inserito per far avvicinare all’anime anche il pubblico femminile. Al di là di questo, Flo diviene la protagonista del cartone animato, è lei la voce narrante ed è sempre lei, con i suoi guai o le sue idee, a dare inizio all’avventura in ogni puntata. Se poi Ernest incarna il maestro saggio, Flo diviene la portavoce dei sentimenti. La bambina, infatti, si dimostrerà la più forte della famiglia tanto da consolarli e fargli forza nei momenti più difficili,e sarà l’unica a superare il muro di indisponenza del marinaio Morton, naufragato nell’isola un anno dopo di loro. Inoltre la piccola Robinson ha un forte rispetto per la natura tanto da insegnarci che non dovrebbe mai essere defraudata, bensì coltivata solo ai fini della sopravvivenza; non solo, Flo ci insegna anche che gli animali sono creature da amare e rispettare e che attività come la caccia sono strettamente finalizzata alla sopravvivenza.
Gli altri personaggi sono psicologicamente molto caratterizzati: la madre Anna è molto paurosa, ma riesce a diventare coraggiosa nel momento del pericolo; il fratello più grande, Franz, è il classico adolescente che non sa ancora cosa vuole dalla vita, con il sogno della musica e un amore appena sbocciato; ed il fratellino più piccolo Jack che piange se lontano dalla mamma, ma pronto a giocare con tutti soprattutto con il suo animaletto Mercr.
All’interno della storia c’è però anche un altro personaggio sempre in primo piano, ma meno individuabile rispetto agli altri: la natura. Per tradizione animista la natura ha per i giapponesi un valore sacro, tanto da essere rappresentata in quasi tutti gli anime; quando non è la protagonista viene contrapposta alla tecnologia. In questa serie la natura ha doppia valenza: sia negativa che positiva. L’isola, infatti, è per la famiglia Robinson un paradiso terreste, con la sua natura vulcanica è molto fertile e permette la crescita di piante da frutto e di piccoli orticelli. Al tempo stesso i lupi, le tempeste ed il vulcano minacciano i naufraghi, che saranno costretti poi a lasciare l’isola con una zattera sperando di raggiungere l’Australia. Eppure non è per questa parte violenta che Flo e gli altri arrivano ad odiare l’isola che li ha salvati. L’insofferenza infatti nasce per la mancanza della civiltà, per la solitudine e per tutte quelle piccole cose che facilitano la vita, testimoniando così l’allontanamento dell’essere umano verso colei che da sempre dona la vita.
Dal punto di vista prettamente tecnico la serie Flo, la piccola Robinson è stata realizzata in animazione limitata, ovvero un’animazione di tipo più economico, con meno disegni e meno dettagli, in cui le pose intermedie del movimento dei personaggi sono limitate. C’è da dire che nonostante questo i fondali,selvaggi e naturali, e il chara dei personaggi sono molto ben curati, a differenza di altri studi d’animazione come la Hanna & Barbera famosa proprio per i fondali approssimativi e la loro becera ripetizione.

DOPPIATORI

PERSONAGGI – DOPPIATORI GIAPPONESI – DOPPIATORI ITALIANI
Flo – Yoshiko Matsuo – Antonella Baldini
Jack – Makoto Kousaka – Rossella Acerbo
Anna – Michiko Hirai – Silvia Pepitoni
Ernest – Osamu Kobayashi – Giancarlo Padoan
Franz – Tohru Furuya – Oreste Baldini
Morton – Ichirô Nagai – Mario Milita
Tom Tom – Yoku Shioya – Fabrizio Manfredi

LINK inerenti alla serie

Materiale su “Flo, la piccola Robinson” presente sul sito:

Altre opere di Yoshio Kuroda presenti sul sito:

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