A cura di Sophitia

SCHEDA

Titolo originale: Paris no Isabel (Pari no Isaberu) – (巴里のイザベル)
Titolo internazionale: Isabelle of Paris
Genere: serie tv – avventura, storico, drammatico, sentimentale
Rating: consigliato ad un pubblico maturo
Numero episodi: 13 (concluso)
Anno di uscita in Giappone: 1979
Rete tv giapponese: TV Tokyo
Tratto: storia originale

Director: Keiji Hayakawa
Studios: Dax International

Titolo in Italia: Isabelle de Paris
Anno di pubblicazione in Italia: sconosciuto, probabilmente la prima trasmissione è stata attorno al 1982
Trasmissione in tv: reti locali, Telemontecarlo
Censura nella trasmissione televisiva: no
Edizione italiana: mai uscito da noi in Dvd

Sigle
sigla iniziale originale:
“Fantasie Impromptu (Op. 66 in do diesis minore)” di Fryderyk Chopin
sigla italiana:
“Isabelle de Paris” dei Rocking Horse
in Italia è stato trasmesso sia con la sigla originale giapponese (che è un famoso brano strumentale di Chopin), sia con il brano dei Rocking Horse.

TRAMA

Parigi, 1870. Siano in piena guerra franco-prussiana, e al potere c’è l’imperatore Napoleone III.
La protagonista della storia è Isabelle, di 15 anni, ultima nata della famiglia nobile Lausten. Il fratello, Andrea, è al fronte, dato che ha fatto carriera nel ramo militare.
La sorella maggiore, Genevieve, è stata promessa al migliore amico di Andrea, il capitano Victor, che è realmente innamorato della ragazza. Ma lei invece non lo ama, infatti vorrebbe sposare il suo maestro di pianoforte, Jules. La differenza di rango però tra i due è troppa grande, e la famiglia non approverebbe mai, infatti la coppia si frequenta di nascosto.
Isabelle è invece molto attratta da Victor, tanto che non si accorge che il suo amico di infanzia Jean la ama da sempre.
Insomma, la situazione sentimentale è parecchio complicata.
Nonostante questo, Isabelle pensa che la vita da nobile sia troppo noiosa, e sogna l’avventura e l’azione.
Sarà la guerra contro la Prussia ha smuovere la sua vita; infatti tutta la famiglia verrà coinvolta in un drammatico destino per colpa del conflitto.

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Wizard09
Wizard09
26/03/2020 16:08

ATTENZIONE SPOILER!
Ricordo di aver visto questo anime da bambino, ma avevo solo vaghi ricordi della protagonista che si faceva la doccia (da allora divenne per me la scena dei capezzoli rosa fluo, poi capirete), dei giustizieri della notte e della sigla basata su una famosa composizione di Chopin.
Decisi quindi di rivedermela tutta in un colpo solo non sapendo che mi sarei trovato davanti ad un capolavoro del trash assoluto, così pieno di cliché da risultare oro colato e tenerti incollato allo schermo.

Innanzitutto prendete il libro “I Miserabili” e buttatelo in un calderone, aggiungeteci qualche pagina di “Notre Dame de Paris”, qualche pagina di “Versailles no Bara” e poi unite colori assurdi a piacere.
Mescolate il tutto per 13 volte ed ecco la trama di Isabelle de Paris.
La vicenda in breve è la seguente: I prussiani stanno per invadere Parigi, i nobili scappano a Versailles mentre il popolo soffre la fame in attesa dell’imminente massacro. Il malvagio primo ministro francese Thiers (con la pelle verde lime e i capelli giallo polenta), pur di non perdere i propri possedimenti in questo conflitto, decide di lasciare Parigi ai prussiani a patto che le proprietà di lui e pochi altri privilegiati non siano toccate. Le conseguenze di questo tradimento faranno insorgere i parigini, innescando una guerra civile che porterà Thiers a scagliare l’esercito francese e quello prussiano contro il suo stesso popolo.
E Isabelle? Nella sigla iniziale la si vede vestita da uomo che spara ai soldati da dietro le barricate dei parigini, ma nella serie non fa nulla di tutto questo, risultando un personaggio quasi marginale.
Solamente quando si reca con Jean in Inghilterra a consegnare una lettera ad un alleato dei rivoltosi ha una parte attiva nella storia, dove, durante la traversata, avranno a che fare con gli scagnozzi di Thiers: dei ninja comandati dal vile Panter e un Frankenstein con un nome vagamente sovietico…no, non sto scherzano!
Un compito difficile direte voi? Bé, diciamo che a seconda delle esigenze di trama si possano raggiungere luoghi, uno dopo l’altro, senza incappare nei nemici o grazie ad eventi del tutto fortuiti.
Alla fine della fiera il travestimento da uomo di Isabelle servirà a lei solo per mantenere un basso profilo, anche se in realtà andrà in giro facendosi chiamare tranquillamente Isabelle de Paris…
Il personaggio non manca comunque di coraggio e d’intraprendenza, come quando si è arrampicata sulla mongolfiera in volo per ricucire lo strappo nel pallone (scena comunque poco credibile per una damigella dell’800 vestita a sera), ma tuttavia la sua imprudenza e la testardaggine la portano spesso nei guai, come quando ha causato involontariamente la morte dell’uomo che ama.
Oltre la guerra e gli intrighi, un altro elemento presente in questo anime sono le storie d’amore, travagliate quanto le vite dei personaggi in causa. Isabelle segretamente è innamorata di Victor, un ufficiale amico di suo fratello maggiore Andrea. Victor però è fidanzato ufficialmente con Geneviève (da me ribattezzata “susina” per via del suo amore per il viola: dagli abiti alla tinta per capelli) sorella maggiore di Isabelle, che lei però non ama in quanto innamorata di Jules, il suo maestro di pianoforte. Questo classico ed intramontabile triangolo fra sorelle si risolverà nei primi episodi , ma le conseguenze saranno drammatiche.
Isabelle inoltre ha uno spasimante (stalker) di nome Jean, un giovane nobile con i capelli giallo polenta e pettinati come un personaggio della Tatsunoko, tanto inutile quanto affidabile a seconda della esigenze di trama. Vediamo infatti un personaggio goffo e imbranato, tanto da non riuscire a montare un cavallo, che da solo riesce a far evadere Victor dalla cella di una fortezza e solo l’ausilio di qualche candelotto di dinamite. Comunque lo trovo un personaggio insopportabile che ammorba la protagonista e tutti noi con le sue continue proposte di matrimonio, tanto che senza vergogna ammette che continuerà finché lei non cederà (quello io che chiamo “assedio”). Arriverà persino ad ammettere candidamente che se Victor fosse morto lui sarebbe stato felice perché avrebbe avuto un rivale in meno. Ho letto che alcuni ritengono Jean la versione sfigata di Andrè Grandier, personalmente mi dissocio da questo pensiero.
Nel frattempo a Versailles, al sicuro dalla guerra civile, i nobili hanno organizzato una sontuosa festa da ballo, ma tutto ad un tratto le luci si spengono e le dame vengono derubate dei loro pacchiani gioielli da dei ladri vestiti di nero. Fa un tantino Lady Oscar dite? Infatti i “Giustizieri della Notte” (Charles Bronson levati), un gruppo di rivoltosi mascherati che ruba ai ricchi per dare ai poveri, altri non sono che la versione pezzente del Cavaliere Nero e del Tulipano Nero. Ma la cosa più trash di questi giustizieri è che attaccano i nemici con delle carte in stile “Occhi di Gatto” ma con sopra il logo di un pipistrello rosso – “Sono i batarang dei francesi!”-, pensai mentre mi contorcevo dal ridere. I giustizieri alla fine non servono a molto, senza contare che appariranno effettivamente si e no in uno o due episodi.
Invece una menzione onorevole va al mitico Gaston, servitore gobbo (dalla pelle cinerea e con capelli e baffi color arancione acceso) dei Lausten e in seguito di Geneviève, per il quale prova un affetto paterno. Gaston è una specie di agente segreto: sa sempre tutto, si intrufola dappertutto, consegna documenti segreti importanti, porta due pistole che usa magistralmente e compie salti di diversi metri a piè pari fra tetti e balconi, un po’come Donkey Kong.

Parliamo ora delle morti perché gli ultimi episodi sono un susseguirsi di dipartite che neanche il “Trono di Spade” e, manco dirlo, alcune di esse sono davvero trash. Queste morti sono in qualche modo collegate fra loro e in un certo senso mandano avanti la trama fino al finale, chiudendo tutte le faccende in sospeso.
Rimanendo sempre in tema, i presagi di sventura di Isabelle prendono la forma gli incubi che vedono famigliari ed amici nudi, avvolti e stretti da rovi magenta con spine verdi (gli accostamenti di colori di questo anime sono allucinanti), oltre ad essere una chiara anticipazione di certi eventi, sembra un po’ la sigla di Lady Oscar.
1- M.sier e M.dame Lausten: i genitori di Isabelle vengono accusati da Thiers di essere dei traditori e la loro casa viene presa a cannonate (entrare e fucilarli no?). Il lampadario cade in testa alla signora uccidendola in stile “Erede Misterioso”, dopo questo fatto il marito (capelli e baffi verde scuro) impazzisce dal dolore e si lascia morire fra le fiamme dell’edificio maledicendo i tre figli.
2- Irma: è la moglie di Andrea, viene presa in ostaggio da Panter allo scopo di farsi consegnare i piani strategici dei ribelli in suo possesso, ma la donna si suicida per la causa evitando così lo scambio. Questo atto di coraggio però risulta alquanto ridicolo per i seguenti motivi: per prima cosa, Irma era riuscita a divincolarsi allontanando da se il braccio armato di Panter! Quindi poteva benissimo ricongiungersi con Andrea distante pochissimi metri, invece ha preferito pugnalarsi la petto rivolgendo la mano del suo aggressore contro di se. Il secondo motivo è che i parigini si rifiuteranno di seguire quei piani, rendendo di fatto inutile il sacrificio della donna.
3- Victor: i parigini, essendo dei deficienti che non volevano arretrare per rimanere a proteggere degli edifici vuoti, si fanno ammazzare tutti. Victor, rimasto da solo, si trova a dover proteggere quella cretina di Isabelle che pascolava in mezzo a cadaveri e proiettili vaganti in cerca di lui. Crivellato alla schiena e prossimo alla morte, Victor scambia Isabelle per Geneviève e le confessa il suo amore, “uccidendola” più di quanto avrebbero potuto fare gli eserciti prussiani e francesi.
4- Jules: viene arrestato come capo dei rivoltosi e fucilato. Muore da eroe e martire.
5- Geneviève: Isabelle le chiede di fuggire da Parigi visto oltretutto che aspetta un bambino, ma lei decide di rimanere perché non può abbandonare i cittadini feriti che sta curando. Quella sera i soldati faranno una retata uccidendo tutti. La donna, colpita la petto, viene soccorsa dal fedele Gaston ma è troppo tardi e muore insieme al suo bimbo.
6- Gaston: ferito mortalmente, porta Geneviève nella sua stanza e dopo averla accompagnata nella morte, si lascia morire su di lei proteggendo il suo cadavere da fiamme e macerie. La scena mi ha ricordato il finale di Notre Dame de Paris, con Quasimodo e il cadavere di Esmeralda.
7- Andrea: Addolorato per la morte della moglie è deciso a uccidere Thiers, ma più che un attentato si tratta di un piano suicida destinato a fallire, difatti si presenta allo scoperto armato con una pistola. Niente agguati, niente strategia, sbaglia a prendere la mira e finisce fucilato dalla scorta del primo ministro.
8- Jean: arrivati al cimitero, zona che dovrebbe essere sicura, Isabelle e Jean pensano bene di nascondersi dietro una lapide, peccato che fossero sul lato che dava di fronte ai nemici.
Nonostante fossero in fuga, nonostante Isabelle abbia perso famigliari e amici in questa guerra, Jean pensa sia il momento opportuno per discutere del loro futuro insieme.
Mentre il ragazzo gioisce perché la ragazza che ama ha finalmente detto qualcosa riconducibile ad un “si” (non tenendo conto che Isabelle non ha più nulla da perdere), arrivano i soldati e il ragazzo si becca un proiettile morendo felice. Quel che si dice il karma.
Il finale vede gli eserciti vittoriosi sui ribelli parigini e Isabelle unica sopravvissuta grazie al comandante all’ufficiale francese che l’ha risparmiata. I Militare le chiede quindi il suo nome, ma lei prima gli tira un ceffone, poi con grande baldanza gli risponde -” Perché no? È un nome che ricorderai! Io mi chiamo Isabelle de Paris!”-. La nostra storia si conclude con la nostra protagonista che, vede l’incendio di Parigi lasciare posto a una città rinata e… Fine!
Ma come? Questo non avrebbe dovuto essere il momento in cui Isabelle prendeva il suo posto fra i parigini oppressi? Insomma, fino ad ora non aveva mai avuto un vero motivo per appoggiare la causa del popolo se per non Victor e sua sorella. Non puoi fare quella presentazione spocchiosa sul finale e poi far finire tutto li! E Thiers? Il cattivo in effetti la fa franca in tutti i sensi, inoltre ha bollato come traditori i Lausten, privando Isabelle delle sue ricchezze, delle sue proprietà e del suo buon nome! Di carne al fuoco ce n’era abbastanza per continuare, ma vedendo nel complesso la storia, direi che posso comprendere i motivi per cui non si è dato un seguito.

In conclusione, si tratta di una serie vecchia di 41 anni, con una grafica mediocre, colori assurdi e una trama che a mio avviso non è nulla di speciale. Mi è mancato vedere uno sviluppo della protagonista simile a come ci viene presentata nella sigla, non so cosa avessero in mente i produttori allora, ma per me il finale doveva essere il punto di svolta e maturazione di Isabelle e l’inizio di un nuovo arco narrativo. Travestirsi da uomo a cosa può essere servito se non a cavalcare l’onda di “Versailles no bara”? Peccato perché tutto il contesto storico era interessante e il primo ministro Thiers è un personaggio realmente esistito.
Personalmente devo dire che ho comunque gradito questo anime nonostante i suoi difetti, anche se credo sia dovuto più ad un effetto nostalgia. Se anche a voi piacciono quei vecchi anime con storie un po’ trash da non prendere seriamente, sicuramente Isabelle de Paris è adatto a voi.

Sophitia
Sophitia
25/02/2015 14:09

Ricordo che questo anime, quando ero bambina (anni ’80) lo davano di continuo su TMC, finiva e lo ridavano subito di seguito a nastro (tenendo conto che sono soli 13 episodi e che davano una puntata al giorno, non è poi così strano dato che finiva subito).
E purtroppo ricordo molto bene che fosse una delle serie più drammatiche esistenti! Sì che da bambina vedevo altri anime che aveano la loro dosi di sfighe (Candy Candy, Georgie, Remì, Lady Oscar…..) ma le vicende di Isabelle le batte tutte!!! Non voglio dare spoiler, ma diciamo che anche il finale lascia a dir poco di stucco!
L’anime riprende molte cose da Lady Oscar. Sul lato tecnico, la serie è nella media, design che si salva ma nemmeno eccezionale, con qualche caduta nelle animazioni (e ancora oggi non riesco a capire perchè il cattivo della storia ha la pelle verde).
Molto bella la sigla, un brano di Chopin.
Alla fine niente di irrinunciabile, consigliato solo agli amanti degli anime storici o/e strappalacrime.

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