leggende orientali – GLI OTTANTUN FRATELLI

Leggenda dal Giappone

Tradotta da Dario55

Gli ottantuno fratelli

Vicino a Tajima, sulla costa settentrionale del Giappone, viveva un potente principe che aveva ottantuno figli. Ottanta di loro erano uomini audaci e fieri, e odiavano il fratello più giovane, l’ottantunesimo.
Questo fratello più giovane era gentile e buono con tutti. I fratelli maggiori gli dicevano:
«Non è questo il modo di comportarsi di un principe. Tratti la gente come se fossi il più umile taglialegna, e non un cugino dell’imperatore stesso».
Ma nonostante ciò che dicevano, il giovane principe era sempre gentile con la gente, per cui i fratelli lo odiavano ancora di più.
Ora, a Inaba c’era una bella principessa che tutti volevano vedere. Gli ottanta fratelli dissero:
«Andiamo a vedere questa meravigliosa principessa».
E così partirono in fila per due. Che processione facevano!
Portarono con sé il loro fratello minore, l’ottantunesimo, perché trasportasse i loro fardelli e li servisse, ma doveva camminare dietro di loro.
Viaggiarono sulle colline e attraverso le valli, fino a quando arrivarono a Capo Keta.
Qui trovarono una povera lepre senza più un brandello di pelliccia sul suo corpo. Era stata strappata fino all’ultimo pelo, e il povero animale giaceva a terra senza nulla che lo proteggesse dal calore del sole.
«Oh, amici miei», gridò la povera lepre agli ottanta fratelli, «sto quasi per morire. Potete dirmi cosa fare per far ricrescere la mia pelliccia?»
I fratelli fieri e crudeli si limitarono a ridere della povera lepre e risposero:
«Vuoi che la tua pelliccia ricresca? Ebbene, scendi alla spiaggia e immergiti nell’acqua salata dell’oceano, poi vai a sdraiarti su una roccia alta, dove il sole può splendere su di te, e il vento può soffiare su di te».
Poi ripresero a ridere.
La lepre fece come gli avevano detto di fare. Oh, come l’acqua salata pungeva la sua povera pelle! Oh, come il sole e il vento la bruciavano e la screpolavano!
Giaceva a terra gemendo e piangendo di dolore. Improvvisamente udì qualcuno domandare:
«Che succede? Hai bisogno di aiuto?»
«Ohimè, sto morendo!» rispose la lepre.
Poi udì qualcuno che si arrampicava sulle rocce, e poco dopo l’ottantunesimo fratello era accanto a lei.
Il povero giovane principe trasportava così tanti fardelli che riusciva a camminare a fatica.
«Che ti succede? Perché ti lamenti così», chiese alla lepre.
«È una lunga storia», disse la lepre, «e quando avrò finito, forse penserai che mi meriti ciò che ora soffro, ma ti racconterò tutto.
«Ero sull’isola di Oki e volevo arrivare in questo paese, ma non avevo una barca. Alla fine ho messo a punto un piano. Sono scesa in riva al mare e ho aspettato fino a quando ho visto un coccodrillo alzare la testa sopra l’acqua.
«Allora ho chiamato: “Coccodrillo, vieni qui, voglio parlare con te”. Lui si è avvicinato, e io gli ho chiesto: “Quanti coccodrilli ci sono nel mare?”
«”Ci sono più coccodrilli nel mare che scaglie sulla mia schiena”, ha risposto il coccodrillo.
«”Ma non tanti quante siamo noi lepri”, dissi io. “Ci sono più lepri sulla terra che peli sulla mia schiena”.
«”Contiamo”, ha detto il coccodrillo.
«”D’accordo”, ho risposto io. “Voi coccodrilli stendetevi in fila da questa terra fino a Capo Keta e io vi correrò sui dorsi e vi conterò. Poi conteremo le lepri e vedremo se sono più numerose”.
«Così sono arrivati tutti i coccodrilli e si sono messi in fila, e il più lontano arrivava fino a Capo Keta.
«Sono saltata sui loro dorsi e ho corso il più velocemente possibile fino a Capo Keta, contando mentre correvo.
«Che stupida sono stata! Appena arrivata all’ultimo coccodrillo ho detto: “Che sciocchezze! Pensate proprio che m’importi di quanti siete? Avete fatto per me un buon ponte: questo è tutto ciò che desideravo. Grazie e addio”.
«Mentre lo dicevo, l’ultimo coccodrillo mi afferrata e mi ha strappato tutti i peli dal corpo.
«”Vogliamo proprio sapere quante siete voi lepri”, ha detto, “quindi conteremo questi peli e lo scopriremo”. A quel punto l’intera fila di coccodrilli ha spalancato la bocca e ha riso».
«Beh, ti è servito di lezione per aver voluto essere troppo furba, ma continua con la tua storia», disse l’ottantunesimo principe.
«Sì, lo so che mi è servito di lezione per quello che ho fatto e non lo farò mai più», disse la povera lepre. «Dopo che tutta la mia pelliccia era sparita, mi sono sdraiata qui a piangere, fino a quando sono arrivati ottanta principi.
«Hanno riso di me per la mia calvizie e mi hanno detto di fare il bagno nell’acqua salata dell’oceano e poi sdraiarmi al sole e al vento. L’ho fatto e sto soffrendo».
L’ottantunesimo principe fu molto dispiaciuto per la povera lepre, così la portò a una sorgente di acqua limpida.
«Fai il bagno in questa», disse, «così tutto il sale sarà lavato via. Pesterò delle foglie e il loro succo ti farà crescere di nuovo la pelliccia».
Dopo aver fatto questo la lepre si sentì meglio, e la pelliccia ricominciò a crescere.
Allora il principe raccolse i fardelli e si avviò per raggiungere i fratelli.
Quando finalmente il povero ragazzo stanco giunse a Inaba, trovò i fratelli già lì, e molto arrabbiati.
La bella principessa non desiderava vederli, ed essi se la presero con l’ottantunesimo principe, come se fosse colpa sua.
Stavano per tornare a casa quando arrivò un messaggero dalla principessa.
«Ah» disse il primo principe, «vuole vedermi, mi sta mandando a chiamare, lo so».
«O no!» esclamò il secondo principe. «È me che vuole. So che sta mandando a chiamare me».
Il terzo principe gridò:
«Sciocchezze! Non sapete che sono io quello che vuole? Sono molto più bello di chiunque di voi. È ovvio che vuole me».
E così tutti gli altri.
Il messaggero attese fino a quando smisero, e poi disse:
«Sua altezza, la principessa di Inaba, desidera che il portatore dei fardelli degli ottanta principi si rechi da lei».
L’ottantunesimo principe depose i fardelli e seguì il messaggero.
Questi lo condusse a palazzo in una stanza dove sedeva la donna più bella che avesse mai visto. Accanto a lei c’era una lepre la cui pelliccia stava appena cominciando a crescere.
La principessa gli disse:
«Amico mio, ti ho fatto venire per ringraziarti per quello che hai fatto per la mia lepre. È appena venuta a raccontarmelo. Come è possibile che un uomo gentile come te sia solo un servo?»
Allora l’ottantunesimo principe rispose:
«Non sono un servo, o bellissima principessa! I miei ottanta fratelli venivano a trovarti e mi hanno fatto portare i loro fardelli, ma io sono un principe quanto loro».
«Come posso ripagarti per tutto quello che hai fatto per la mia povera lepre? Chiedi ciò che desideri, e te lo darò».
«Ciò che desidero sopra ogni cosa è vivere qui con te», disse il principe.
Così furono il principe e la principessa di quella terra, e la lepre fu la loro compagna.
E per quanto riguarda gli ottanta fratelli, vennero a sapere che potevano tornarsene a casa, e questa volta portando da soli i propri fardelli.

FINE


NOTE

Testo originale e illustrazione in:
http://www.sacred-texts.com/shi/jft2/jft207.htm

Online da: Settembre 2019

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